pezzo sulla mia liberta
Si dimena storpia come se volesse ballare su una musica non adatta
La mia libert; non porta pi; i fiori ai cimiteri
Li trascura e lo fa quasi di proposito
Incuranza ; il suo manifesto
“Non potete pi; costringermi a volervi bene” - bisbiglia,
come ragazzina di sei anni che ha buttato quel vaso di merda dal tavolo
o come un gatto.
; li che ; nata, ; li che ; cresciuta
ad un cazzo di funerale.
Finalmente sono arrivata ad un eta quando posso dire
che ho visto pi; candele di compleanno che trigesime.
Non vedevo l’ora di invecchiare tanto.
Ora la mia libert; gira un drum
Dice che non esiste n; cancro n; cerosi epatica.
Dice che siamo solo visitatori in quel reparto
Dice lo saremo per sempre, a portarli la frutta
Dice che siamo al sicuro
finch; siamo soli
Dice che non abbiamo un corpo
Ed io le credo.
Mi disinfetto le mani prima di scrivere
Rigiro le viscere come cubo di rubic,
Centri, angoli, spigoli, traiettorie.
Io non ho mai letto istruzioni
Vengo dal terzo mondo io, sono analfabeta.
Io mi opero da sola, nel buio, mi anestetizz; con risate della gente
a quale voglio bene.
Io non sono un poeta, sono una cicatrice infetta.
Ho bisogno di sentirvi ridere per campare.
Ha detto Giulia che io d’estate non ci devo uscire proprio di casa. E c’ha ragione.
Agosto mi ha sempre detto male, dal 2012.
La mia libert; stacca l’odio per un vecchio amore bugiardo dal mio involucro pallido come crosta si stacca dal ginocchio di un ragazzino dieci giorni dopo la caduta dalla bici.
Io non sanguino, da mai, io leggo, evidenzio, rimugino, digerisco, lascio fermentare e poi dimentico. Io scavo e trovo niente, ordino un altro libro. Cos; pu; andare avanti per sempre e quindi nulla pi; mi disturba. Quando parli cinque lingue non hai bisogno di un amante, semmai di un indice, una bibliotecaria, un catalizzatore, un vecchio portiere che alza il pantalone per farmi vedere che allergia che gli ha fatto la mortadella del Conad.
“Io manco la mangio, la mortadella” - penso, e la mia libert; sorride a mezza bocca, gobba, goffa e mi cammina affianco, come un cane vecchio ma fedele, senza guinzaglio.
Mia libert; non ricorda come si ama qualcuno. Mia libert; raccoglie i punti. Tigota, Mondadori, Conad, Italo, Booking, Pevex, Feltrinelli, Glovo. Rizzla, Bic, OCB, American Spirit. Studia adesivi sui caschi del motociclisti, cambia la benda sul piede destro e non aspetta nessuno. Oggi riordina libreria, meticolosa, lenta, ascolta Jazz e non capisce di Jazz un cazzo, ma le sembra la musica adatta per buttare tutti i voucher scaduti. Adelfi, Bompiani, Laterza, i piccoli mammut. “Un giorno metteremo in cornice i certificati” - dice “per ricordarci che avevamo fatto qualcosa fuori da queste quattro mura storte”. I dieci giorni pi; lunghi della mia vita.
Io sono tanto curiosa di tutto ci; che sforn; I genio di Nietzsche, prima che la follia venisse a prenderlo. Poi penso, e se il sapere porta il uomo ad impazzire? E se il infinito cercar di comprendere ci; che ci circonda e ci abita porta lontani da essere lucidi e comprensibili? E mi fa un po paura la mia fame letteraria in questo esilio forzato, lontano dal mare e piscine. Io di solito leggevo con piedi a mollo, ora con piedi nel voltaren. E mi faccio un po ridere, un po pena, e un po inizio a volermi bene.
“Fatti un tatuaggio” - dice la mia libert; - “RESILIENZA” - seeee, sulla fronte, in corsivo.
Quante cazzate dice, vero?
La libert;, la paura, il trauma, la disillusione
diversi versi dello stesso cubo di rubic. I cento metri da casa ai cassonetti del Ama sarebbero molto pi; facili da percorrere se ci fosse un braccio a quale reggersi. Mica non lo so, mica fingo di non saperlo.
Quando avevo 14 anni zio Korci (Carlo nel mio dialetto) diceva che con carattere di merda che c’ho non mi sposer; mai, non mi si piglia nessuno, morir; sola. Ecco di giorno diceva questo e di sera scroccava da me le sigarette Winston ultra slim al mentolo e rubava dal mio salvadanaio un paio di griven per la birra pi; scadente, perch; io a quattordici anni gestivo i soldi della paghetta meglio di lui a 40.
Io per; ho sempre sospettato che la paghetta nonna a lui la dava pi; alta, nonostante unici soldi che fossero a casa erano quelli che guadagnava mia madre in Italia pulendo i culi o facendo gli orli alle persone che nei primi duemila sapevano gi; il significato della parola “shopping”. Io l’ho scoperto quando ne avevo 27, ed ero gi; forse pure sposata.
Zio mor; nel 2012 a marzo, nel sonno, dopo aver sputato il polmone nel lavandino. Io la birra pi; scadente Ucraina mai assaggiata, quella italiana forse nei primi anni da immigrata, ma ho sempre pensato, che se fossi io al posto suo, quel lavandino lo avrei pulito prima di coricarsi. Chi li capisce, gli uomini.
Vidi sua ombra un infinita di volte quella primavera, attraversava il nostro corridoio bianco e triste, verso la cucina, cercava l’accendino e non trovandolo bussava alla mia porta. Forse quella ombra mi gir; intorno cos; a ungo perch; non c’eravamo detti tutto.
Io in realt; ho sempre detto su di me la stessa cosa che disse zio, ma non perch; ero consapevole di avere un carattere di merda, ma perch; mi inquietava la possibilit; di ritrovarmi a casa un ebete che gli assomiglia. Sterile nel corpo e nella mente, ma con la panza piena di rutti.
Io ti ho sempre voluto tanto bene, Carlo. Tanto. Ma non come ad un zio, semmai come al figlio dei vicini del piano di sotto, come ad un nipote adolescente, che devi abbracciare per forza anche se sudaticcio e ti fa un po senso. Ora l’abbiamo finalmente detto, quindi vai dalle tue puttane che nascondevi dalla nonna nella mia camera. Vai, ora siamo liberi.
Mia libert; non esiste, per questo non sta mai zitta. “Da ci; che ostentano capirai di cosa sono privi” cit.
A me non ; mai stato concesso di parlare, per questo continuo a citare “stai zitta” di Murgia, per questo non riesco a chiudere la bocca, io devo riprendermi I vent’anni. Vi rendete conto di quanti sono i vent’anni di bocca tappata, d’invisibilit;, d’indifferenza per un individuo nel percorso di sviluppo?
Sono 7 305 giorni
Sono 175 320 ore
Ecco perch; mi rode sempre il culo.
Perch; so fare i conti.
Pensavate che era il ciclo?
Io non sono qui per piangere, ma per attraversare il buio. Per raccontarvi i spigoli che si becca il mio mignolo.
Non si guarisce ignorando le cause del malanno. Io ho piede infiammato da 10 giorni, l’anima da sempre. Non si pu; ignorare un infiammazione per 34 anni. Anche se molti in giro, se guardate bene, so pi; zoppi di me.
Io un altro passo nel buio lo devo fare, uno oggi, uno domani. Arnica, brufen, Voltaren, diclofenac, Tachipirina - io c’ho tutto, io non zoppicher; per sempre, io se ci vado a palma di Maiorca sar; per lo snorkelling, non per ricovero a son espases, anche se una parte di me ; rimasta per sempre seduta sul quel letto ospedaliero a cercare di capire che cazzo c’e in me che non va.
Io non sono qui per piangere, semmai per farvi sorridere un po, perch; gran parte di quello che trovate qui ; frutto del ironia, non della frustrazione. Ecco con questo, a coloro che sono sopravvissuti fino a questa pagina un abbraccio caldo caldo, visto che fuori si gela.
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