Sette secondi. 3. 7. La Luna di cartone

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 3. SETTE SECONDI

3.7. La LUNA di CARTONE

19:32:07
Biblioteca dell’Universo

– Bene, ora manca poco, – disse la Suora con un sorriso amaro, volata dal Mondo alla Biblioteca, – bisogna trasferire il suo corpo con la macchina nello spazio originale, dove tutto e` iniziato 6 secondi fa. Non posso farlo senza il vostro aiuto, amici! E` molto piu` facile e sicuro tirare una macchina fuori dal flusso in uno spazio vuoto senza nessuno intorno, che riportarla nel flusso denso che si muove alla velocita` di 120 chilometri all’ora, dove nemmeno una mela ha spazio per cadere. Ma ho inventato il modo, che nessuno, per giunta, la urti da dietro. Andiamo, amici!

La Donna dagli Occhi Verdi si avvicino` a me, seduta su una poltrona in un angolo della sala.

– Alice, devi tornare li` tra un secondo.

– Non tornero` se non vengo a sapere la verita`.

Mi alzai e andai allo scaffale per cercare tra i libri spettrali che non avevo scritto ancora, almeno uno, scritto dopo la “Trappola”, ma il testo di quello trovato era illeggibile! L’Uomo in nero con colletto bianco si rivolse alla Donna dagli Occhi Verdi, osservando tristemente i miei inutili sforzi:

– Dille a quale piano vive la sua verita`.

– Alice, vai alla Casa della Vita, – disse la Donna dagli Occhi Verdi con un sospiro. – Tra due anni, dopo l’incidente di oggi, prima di prendere una decisione importante, cercherai nelle Tavole Astrali lo scenario piu` probabile per il futuro, ma formulerai la domanda in modo sbagliato, quindi vedrai molto di piu`. In realta`, non hai bisogno ora di guardare cosi` lontano. I primi sei frammenti sono piu` che sufficienti per decidere se tornare a casa o no. Non credo che dovremo convincerti! Basta che non resti piu` a lungo del sesto frammento. Quando l’ultimo, il settimo secondo dell’incidente d’auto si trasforma nell’ottavo, devi tornare immediatamente sulla Terra per non rimanere qui per sempre.

– Come faccio a sapere dove finisce il sesto frammento? – chiesi, gia` ardente d’impazienza di entrare nella Casa della Vita.

– Alla fine del sesto frammento, scendi dal palco che non hai mai scalato ancora.

– Bene, grazie! – annuii gioiosamente e stavo gia` correndo lungo il corridoio verso l’uscita, quando la Suora mi fermo` e mi sorrise misteriosamente:

– Alice! Se ci riusciamo, ti permettero` di festeggiare il tuo secondo compleanno il giorno del mio. Anche se dimenticherai all’istante, al tuo ritorno, quanto abbiamo fatto del nostro meglio per te!

– Non lo dimentichero`, grazie!

– Quando tornerai nel tuo corpo, – disse l’Uomo, – sentirai un dolore fortissimo, ma ti passera` prima del tuo matrimonio e sarai la sposa piu` bella!

Volarono alla Finestra sul Mondo, ci salutammo e, in un istante, mi ritrovai alla Casa della Vita.


***
La Casa della Vita


Guardai l’edificio dal basso verso l’alto, contando i piani. In tutte le finestre, fino al piano che indicava la mia eta` attuale, la luce era accesa, ma al di sopra, tutto era nebbioso e buio. Sospirai ed entrai. In ascensore, scelsi il piano due anni piu` avanti di quello attuale e mi ritrovai subito li`. Davvero, era buio e nebbioso allo stesso tempo. Cercai di allontanarmi con cautela, ma mi fermai improvvisamente per curiosita`. Era improbabile che accadesse qualcosa di terribile se avessi guardato attraverso i buchi delle serrature delle porte prima della data di cui avevo bisogno.


***
in Futuro, la citta` di Vysotsk

La porta del mio compleanno. "Io nel Futuro" ero ancora sdraiata a letto, nella soffitta del cottage in cui ero apparsa per cambiare le stelle sopra la mia testa, quando squillo` il telefono e, a giudicare dalla conversazione, era l’Astrologa. Mi auguro` buon compleanno e una buona Venere, cioe` amore reciproco.

Stavo per procedere lungo il corridoio, ma "Io nel Futuro" ricevetti un’altra chiamata e sorrisi scherzosamente:

– Ti congratulo per il fatto che sono nata! Chi altro scriverebbe poesie simili per te?

Ero interessata alla loro conversazione, ma non c’era tempo per riflettere e me ne andai.


***
in Futuro, al ristorante “Petrovich”

La sala in penombra era piena di ospiti della serata letteraria “Russia-Spagna”, a cui partecipava Svetlana Dion, presidente dell’Associazione Internazionale dei Cittadini delle Arti, arrivata da Madrid. Mentre salivano sul palco, "Io nel Futuro", improvvisamente tirata per mano, mi voltai e vidi Elena Voronova, una chiaroveggente e conoscente di Svetlana. L’ultima volta ci eravamo incontrati nella Casa-Museo di Marina Tsvetaeva a Mosca. "Io nel Futuro" saluto` Elena con gioia e chiese:

– Dov’e` il mio principe? Ma non dirmi "tra qualche anno"!

– Quest’estate, ma non all’inizio. A fine luglio o agosto. Beh, forse a settembre!


***
in Futuro, l’Unione degli Scrittori

Larisa Kuzminskaya mi invito` ad un tour letterario nei luoghi di Brodsky a Venezia, ma il mio passaporto era scaduto. Inviai le mie poesie a Venezia per la mia partecipazione in absentia e in cambio ottenni i contatti di una certa Susanna, guida turistica e residente locale. Le inviai una lettera ufficiale dell’Unione degli Scrittori con la richiesta di organizzare un festival letterario “Russia-Italia”. Mi richiamo`.

– Alice! Che ci credi o no, ho visitato il tuo sito web e trovato me stessa nelle tue foto!

– Tu? Nelle mie foto? – esclamai stupita "Io nel Futuro".

– Si`! E sai dove? Al cimitero! A Venezia! Alla tomba di Brodsky! Eri li` con Evgeny Rein! Ero la vostra guida turistica! Organizzeremo il festival, ma ti piacerebbe avere uno sposo da Venezia?


***
in Futuro, la cucina di Alice

Entrai nella mia cucina in attesa del lieto fine tanto atteso. "Io nel Futuro" ero seduta al portatile e scrivevo con un sorriso una lettera allo Spazio delle Opzioni. Uno strano desiderio di esprimere l’intenzione di trovare un marito (beh, un uomo) con cui avrei incontrato la vecchiaia, mi colpi` all’istante, proprio nel bel mezzo di quella domenica pomeriggio. Non dovevo solo scrivere la lettera, ma anche inviarla a quanti piu` destinatari possibile. Anche se mi avessero considerata pazza, l’avrebbero letta e, ovunque li avesse colpiti, la mia intenzione sarebbe risuonata e registrata. "Io nel Futuro" cliccai sul pulsante “Invia” e attivai la musica meditativa.

Mi fondei con "Me stessa nel Futuro". L’importante era non dimenticare di tornare dopo il sesto frammento.

1

Mi ritrovai in una radura di montagna, gia` familiare. Il Sole splendeva. Si sentiva della musica leggera. Mi diressi verso le 108 sorgenti, mi avvicinai ad uno dei monaci e formulai la mia domanda: “VOGLIO SAPERE COSA CI SARA`”. Il monaco annui` “Va bene”, e mi ritrovai all’istante nell’Universo blu-nero.

2

D’improvviso, proprio di fronte a me, come a bloccarmi la strada, apparve mia madre. Potevo aspettarmi di vedere li` chiunque e qualsiasi cosa, ma non lei! Per qualche ragione, era tutta scura. Aveva un viso molto cupo, non l’avevo mai vista cosi`. Era silenziosa, profondamente silenziosa. C’era un dolore inespresso nel suo tragico silenzio, che mi mise a disagio. Mia madre sapeva qualcosa che non voleva per me o non voleva che lo sapessi?

– Mamma! – le dissi in tono di rimprovero, e lei si ritiro`.

Guardai nell’Eternita`, e all’istante... l’Uomo Che Non C’era apparve davanti a me. Non credevo ai miei occhi. Lo vedevo chiaramente, non come un fantasma o un punto luminoso di un fantasma. Mi tese silenziosamente la mano destra. Mio padre apparve e porto` mia madre in cielo, lasciandomi sola con l’Uomo Che Non C’era, nell’Universo stellato blu-nero. L’UCNC disse mentalmente: “Vieni da me!”, e ci dirigemmo lentamente verso le montagne, ed ero felice, perche` finalmente era vicino.

3

Le montagne nere e silenziose sotto il cielo giallo-rosso. Risuonava una musica leggera. Camminammo nell’aria sopra l’abisso, dietro il quale si ergeva un monastero. Io indossavo un abito rosso. L’Uomo Che Non C’era indossava una maglietta blu e jeans. Col gesso magico bianco disegnai le ali sulla sua schiena, o meglio, i loro contorni. Immediatamente si riempirono di vernice bianca e si trasformarono in ali, piuttosto piccole, ma belle, come quelle vere. L’UCNC disegno` le ali per me e il contorno di una casa sulla tela del cielo, come disegnano i bambini: un triangolo era il tetto, un quadrato – la base, la porta – un rettangolo. Apri` la porta e mi invito` ad entrare.

4

Ci ritrovammo in una vera casa sulla Terra, dove potevo vedere chiaramente i mobili e tutto che c’era dentro. Andammo in cucina e cucinammo qualcosa, ma in modo veloce e semplice. Stavo per andarmene. Le sue ali lasciarono la sua schiena e volteggiarono silenziosamente sul pavimento. Mi tolse con cura le mie ali e si unirono alle sue. Mi abbraccio` e mentalmente disse: “Vieni da me”. “Ho paura di te,” – risposi mentalmente e sentii il mio cuore saltare un battito. Mi rassicuro` dolcemente: “Non aver paura”.

5

Alba in montagna. Un VIP apparve, mi si avvicino` e ci salutammo. Il VIP e l’Uomo Che Non C’era mi presero per mani e mi condussero lontano, verso il Sole nascente. Mi portarono molto vicino, volendo che mi fondessi con il Sole. Indossando l’abito rosso, entrai nel disco solare e non ero piu` la stessa – diventai il Sole.

6

Ecco, il palco su cui non ero mai stata prima! Tutti si radunarono nelle prime file: i miei fantasmi, l’Uomo Che Non C’era e altri VIP. Gli organizzatori dell’evento mi chiamarono sul palco, mi premiarono e congratularono per la vittoria, mi scattarono delle foto. Sorrisi e scesi dal palco verso l’Uomo Che Non C’era, essendo assolutamente felice. Ricordai le parole della Donna dagli Occhi Verdi per tornare indietro nel tempo giusto. Essendo felice, feci un passo fuori da "Me nel Futuro", lasciandola meditare in cucina, e tornai alla Biblioteca.


***
Biblioteca dell’Universo


Con lo stesso sorriso mi avvicinai alla Finestra sul Mondo, vidi le auto materializzarsi lentamente sulla strada e aspettai con impazienza che apparisse il quadrante spettrale e che la lancetta dei secondi si mosse rumorosamente a destra...

All’improvviso, mi ricordai di mia madre e un brutto presentimento mi si insinuo` nell’anima: “Mamma, perche` non lo volevi?!” Un pensiero spaventoso mi trafisse. Non avevo visto cosa mi sarebbe successo a Venezia! Forse Venezia non esisteva piu`? Ma cosa sarebbe successo dopo?

Tornai subito alla Casa della Vita e mi precipitai nell’ascensore: “Sbrigati!” Dovevo guardare tutti i frammenti fino alla fine!


7

Mattina in montagna. Risuonava una musica leggera e calma. Ci stavamo riposando coll’UCNC nella radura vicino alle 108 sorgenti. Lui era seduto con la schiena appoggiata alla montagna. Io ero sdraiata sulle sue ginocchia, nel’abito rosso, di fronte al cielo azzurro piu` terso. Mi sentivo calma e bene, dato che eravamo insieme.

Ma presto sentii qualcosa di spaventoso, orribile e inevitabile, che stava arrivando. La musica non cambio`, era ancora calma e leggera, in completa dissonanza col mio presentimento. Mi alzai e mi voltai. L’orrore di realizzare l’immagine mi paralizzo`. Vidi i miei genitori. I miei genitori cupi si stavano avvicinandoci dal cielo, sempre di piu`, inesorabilmente! Sapevo il perche`, e ogni loro passo era una coltellata al cuore! Gridai: “No, mamma! No! Non hai il diritto di fare questo!” Ma loro vennero da noi, presero l’UCNC per mano, e rimasi li` come paralizzata, senza poter cambiare nulla! L’UCNC capi` tutto, ma sorrise: “Ho compiuto il mio ruolo nel tuo destino”. I miei genitori lo portarono in cielo, e vidi sulla sua schiena quelle ali bianche che una volta avevo designato per lui. Guardai le figure che si scioglievano nel cielo. All’improvviso, l’UCNC torno` per un attimo, mi asciugo` le lacrime, sorrise e disse: “Beh, non piangere, ci rivedremo sicuramente”, e scomparve per sempre...

8

Non riuscivo a muovermi. Non volevo piu` vivere. Il mondo era crollato completamente e irrevocabilmente... L’Uomo in Nero apparve. Mi prese la mano e mi condusse lungo il filo teso sull’abisso. Indossavo un abito nero. Camminavo con lui automaticamente, quardando le montagne nere e, come una chiaroveggente mi aveva predetto una volta, il Sole sullo sfondo nero. C’era l’abisso sotto di me, anche se c’erano molte persone intorno. Suonava una musica allegra (!). La gente si agitava, cercando di attirare la mia attenzione, tutti avevano bisogno di qualcosa da me, ma erano falsi. Non volevo vedere nessuno, seguivo silenziosamente l’Uomo in Nero. Divenni muta. L’UCNC mi aveva portato via la voce con se`, e quelle tre carte dei Tarocchi, “La Morte”, “Il Sole” e “L’Amore”, venivano interpretate come la Morte del Sole a causa dell’Amore perso. Alla gente sembrava solo che fossi viva. Non c’ero piu`.

9

Nell’Eternita` blu-nera, l’Olimpo Letterario era una montagna che sembrava la Torre di Babele con una scala a chiocciola dorata all’esterno. Sulla cima della montagna ero in piedi nel mio vestito rosso, tutta sola nello Spazio Vuoto, sordo al mio dolore. Una volta avevo sognato di scalare quella montagna per dimostrare all’Uomo Che Non C’era quanto si fosse sbagliato nel passarmi accanto. Ma a cosa mi serviva quella montagna senza di lui? Scesi al mare. Il cielo e il mare erano blu-neri. Non c’era la Luna, ma una barca nera con me e l’Uomo in Nero dentro. Aveva i capelli grigi, quasi bianchi. Non riuscivo a vedere il suo volto e non sapevo (o non ricordavo?) chi fosse, ma lui voleva aiutarmi. Mi voleva portare lontano, ma non cambierebbe nulla.

10

Attraccammo a San Marco di notte. L’Uomo in Nero mi porto` nella mia preferita Citta` sull’Acqua. Ma mettendo piede nella piazza, la vidi diversamente, come una citta` nera e sinistra, completamente immersa nel buio pesto, e di cartone, come una scenografia su un palcoscenico teatrale!

L’intero Mondo terrestre e` un enorme palcoscenico teatrale, su cui le persone mettono in scena spettacoli per i fantasmi. Nei costumi di corpi terrestri, vivono sul palcoscenico circondati dalle decorazioni di cartone, che possono essere distrutte all’istante da Colui che continua a prescrivere nelle Tavole Astrali i fili della trama dei loro destini. Queste strane creature – esseri umani – sono cosi` incantati dalla magica illusione delle decorazioni mutevoli che solo la Morte e` in grado di strappare le maschere veneziane fuse coi loro volti.

A San Marco, nel buio pesto, cercavo invano di trovare almeno una lanterna. La citta` era priva d’energia. Non vedevo alcuna luce. C’erano solo case nere e morte intorno a me. Tutto li` era irreale. Di cartone! Spaventoso!! Sinistro!!!
Allora corsi via in lontananza, indossando un lungo abito tessuto dalla Nebbia, lungo i ponti, cercando di trovare il Fiume che trasporta le anime in cielo. Correvo, soffocando, lungo il paesaggio di case di cartone nero, senza luce alle finestre, ricordando la mia poesia sul Fiume della Luna, scritta quando avevo incontrato l’Uomo Che Non C’era: “Da una parte del Fiume, mia madre mi aspetta, dall’altra, vivi tu. Sto navigando tra Questo e l’Altro Mondo, tra mia madre e te...” Non volevo piu` navigare tra i Mondi, perche` Lui era nello stesso Mondo, in cui si trovava mia madre.

Finalmente, trovai il punto di transizione! Arrivai in un luogo, dove non c’erano ponti, ma i gradini entravano direttamente nell’acqua, e i gradini simili uscivano dall’acqua sul lato opposto. Non si poteva saltare li`. Era lo Specchio, che rifletteva tutto cio` che c’era nel Mondo terrestre, dove l’UCNC per qualche motivo mi aveva lasciata. Peccato che nessuno potesse vedere cio` che vedevo io, e come vedevo io il Mondo terrestre allora. Era diventato un mostro di cartone, completamente nero e minaccioso!

Mi sedetti sui gradini che portavano all’acqua, in attesa dei miei genitori, che stavano per venire a prendermi. Guardai il cielo nero, dove era sospesa la Luna enorme. Ma anche la Luna era... di cartone! Abbassai lo sguardo sul suo riflesso – mio Dio! – qualcuno aveva ritagliato una copia della Luna di cartone e l’aveva messa sull’acqua dello stesso cartone (!!!). In quel momento, ricordandomi del mio passaporto celeste con la Luna in Gemelli in XII in opposizione a Nettuno in VI, mi resi conto di essere impazzita…

I miei genitori apparvero dallo Specchio e si stavano avvicinando ai gradini dall’altra parte del fiume. Ma all’improvviso, si udirono dei passi rimbombanti dietro le mie spalle. L’Uomo in Nero mi prese delicatamente tra le mani, come una bambina, e mi porto` via.

11

San Marco. Mattina. Il Sole. La piazza si animo` pian piano, inondata di gente. Stavo presso una colonna, vicino al Duomo, da cui vedevo il mare e l’isola di San Giorgio di fronte. Indossavo un abito bianco. Suonava una musica allegra. E poco a poco, cominciai a vedere Venezia come l’avevo vista prima. Ma... come ci ero arrivata? Cosa stavo facendo li`? Ero circondata dai fantasmi, i miei amici dalla Biblioteca dell’Universo e i miei genitori.

L’Uomo in Nero sorrise e mi invito` a ballare con lui proprio sulla piazza. I fantasmi ci circondarono. Nessuno li vedeva tranne me. Peccato! Cominciai a vedere i fantasmi anche di giorno, e molto piu` chiaramente di qualsiasi cosa vedesse la gente ordinaria. I fantasmi sussurravano: “Alice, dai, sorridi! Balla, per favore! E` quello che volevi tanto! Hai bisogno di lui!” E mi resi conto che quel giorno era il mio matrimonio, ecco perche` indossavo un abito bianco. Ma i nostri unici ospiti sarebbero stati solo i miei fantasmi. Allora stavo ballando a San Marco coll’Uomo in Nero, mentre i fantasmi raccolsero i piccioni e li lanciarono contro di noi, facendomi sorridere.

D’improvviso, la mia memoria si ripristino` completamente. Ricordai il mio mondo crollare, quando l’Uomo che amavo se ne era andato, e la disperazione mi sopraffece. Era come se lo stessi tradendo.

La sera, l’Uomo in Nero mi lascio` sola per un po’. E di nuovo, tutto divenne di cartone, finto, inquietante! Quella citta` mi sembrava una prigione! E decisi di uscirne...

12

San Marco. Il molo. Mattina. Il Sole. Una barca e l’Uomo in Nero. C’era una bara nella barca. Una bara di legno nero. La croce sul coperchio era sottile, dipinta d’argento. Il barcaiolo ci porto` all’isola di San Giorgio, poi all’isola-cimitero di San Michele. Qualcuno mi chiamo` al telefono. L’Uomo in Nero rispose che ero morta nel sonno. Non avrebbe mai detto la verita` a nessuno. Mi sentivo a mio agio, perche` mi ero liberata e la mia Coscienza si era finalmente schiarita. Sfogliando la mia vita senza rimpianti, sollevandomi lentamente sopra la Terra verso i miei genitori, mentre nel cielo stavano proiettando un film su di me. Nell’ultima inquadratura, mi fermai nel mio abito rosso, sorridendo. Davvero, me ne stavo andando assolutamente calma. Avevo compiuto il mio destino sulla Terra, quindi non ero tentata di tornare. Vidi i fantasmi sorridenti nella Biblioteca dell’Universo: “Bene, sei con noi ora? Tutte le tue sofferenze sono finite, vero?” E annuii felicemente.


***
19:32:07
il 53° chilometro della tangenziale di Mosca


Nell’auto morta, con le ruote che guardavano in direzioni diverse, con il paraurti anteriore ammaccato e il cofano del bagagliaio spalancato, sotto la nuvola di piombo che comincio` a piovigginare, il vento stava giocando con le tendine e i cuscinetti quasi sgonfi. La testa della ragazza era senza vita sul volante, mentre ai suoi piedi c’era il volume aperto di poesie di Alexander Blok, sulle pagine del quale stava gocciolando il sangue.


***
Biblioteca dell’Universo


La Donna dagli Occhi Verdi mi corse incontro, scuotendomi per le spalle e rompendo il silenzio dell’Aldila` con un grido:

– COSA STAI FACENDO? TORNA INDIETRO!

Mi stavo lentamente avvicinando alla Finestra sul Mondo. Non c’era piu` traccia del filo d’argento connesso al mio corpo terrestre. Era privo d’energia. Il mio corpo etereo stava morendo.

– Alice ha visto piu` del necessario, – affermo` seccamente la Suora, avvicinandosi e sedendosi accanto a me sul davanzale. – Ma abbiamo cercato di fare del nostro meglio!

– Alice, – si udi` improvvisamente una voce familiare alle nostre spalle, e non apparteneva agli abitanti della Biblioteca.

Mi voltai e vidi Raisa Akhmetovna Mansurova... Ma era ancora viva!

– Si`, Alice, sono venuta da te dal Futuro. Ho chiesto al Custode del Tempo di rallentare un po’ di piu` il settimo secondo da poterti parlare. Figurati, so cosa hai visto. Certo, dimenticherai cio` che ti sta accadendo qui e ora non appena tornerai sulla Terra. Ma due anni dopo, nella meditazione a cui hai partecipato oggi, ti verranno mostrati gli stessi 12 frammenti e me ne racconterai cosi` che possiamo riscrivere lo scenario. Credimi, cio` che hai visto nelle Tavole Astrali non e` rigidamente fissato. Ma e` ora di tornare per incontrare l’Uomo che deve compiere il suo ruolo nella tua vita e che dovresti perdonare. Hai il diritto non solo di cambiare il tuo destino in una direzione o nell’altra, ma anche di diventare il custode del tuo Amore sulla Terra. Si`, perche` ti sorprendi? Quando amiamo veramente, non lasciamo i nostri cari per la paura del Futuro, vero? L’Uomo in Nero e` solo la tua paura. Non permettergli di commettere alcun omicidio ne` ora ne` piu` tardi, soprattutto se riguarda non solo te...


***
19:32:08
il 53° chilometro della Tangenziale di Mosca


La gente scese dalle auto fermate li` vicino. Corsero verso l’auto morta, che aveva esalato l’ultimo respiro sulla terza corsia, con le ruote rivolte in direzioni diverse, con il paraurti anteriore ammaccato e il cofano del bagagliaio spalancato, e guardarono silenziosamente dentro attraverso i cuscinetti e le tende sgonfie. La testa della ragazza era senza vita sul volante, mentre ai suoi piedi c’era il volume aperto di poesie di Alexander Blok, sulle pagine del quale stava gocciolando il sangue.

– MORTA!!! – esclamo` qualcuno inorridito tra la folla.

Il dolore stava tornando dentro di me – o forse ero io che stavo tornando al dolore? – e divenne quasi insopportabile! Aprii gli occhi. Attraverso gli zigzag tremolanti sullo sfondo nero, distinsi alcune persone...

– VIVA!!!

Ogni respiro che facevo risuonava in me con un dolore terribile, come se le costole mi trafiggessero. La testa mi si stava spaccando. Mi staccai a fatica dal volante e vidi il mio abito intriso di sangue e il volume aperto di poesie di Alexander Blok ai miei piedi. Mi chinai lentamente, presi il libro e lo messi con cura sul sedile accanto a me.

Qualcuno mi aiuto` ad aprire la portiera e ad uscire. Era l’unica portiera che si poteva aprire. Riuscivo a malapena a stare in piedi, barcollando, e notai che la suola della mia scarpa destra si era staccata a causa di un forte colpo e stava penzolando dalla punta del tallone. Sollevai a fatica la mano destra all’orecchio e lo trovai tutto strappato. Le pietre preziose erano state staccate dagli anelli che portavo alla mano. Qualcuno mi porse una bottiglia d’acqua. Qualcuno mi lavo l’orecchio e me lo bendo`. Stavo piangendo, mentre loro ridevano, dicendo:

– Che stupidaggine! E` un miracolo che sei viva! E il tuo orecchio guarira` prima del tuo matrimonio!

La nuvola di piombo si stava ritirando a malincuore, lasciando spazio al Sole...


Ðåöåíçèè