La Trappola di Sogni. 2. 14. Un passo avanti

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI

2.14. Un PASSO AVANTI

Mezzanotte tra il 13 e il 14 ottobre, Mosca

La musica mi fece lentamente sprofondare in uno stato di dormiveglia, e mi ritrovai gia` qui e li` contemporaneamente. Camminai con cautela su un filo sottile e spettrale teso sopra l’abisso. Alla mia sinistra e alla mia destra, si ergevano imponenti montagne nere. Un tramonto sanguinoso. Il Sole, non piu` visibile, scomparve dietro le montagne da qualche parte sulla sinistra. Camminai verso il monastero situato sulla montagna piu` alta. L’unico modo per arrivarci era camminare sopra l’abisso lungo il filo sottile. Alzai la testa e vidi un uomo che camminava verso di me. Era tutto vestito di bianco. Io indossavo un lungo abito nero. Ci incontrammo proprio al centro dell’abisso senza fondo. Mi tese la mano. Posai delicatamente il palmo su di essa. E cominciammo a ballare una danza bellissima, ma a me sconosciuta, sul filo sottile sopra l’abisso. Quando la musica fini`, mi prese tra le braccia e mi porto` lontano, oltre le montagne, verso il tramonto. Non vidi il suo volto.

***

Mattina. Eravamo sdraiati in una radura tra le montagne. Io ero vestita di nero. Lui di bianco. E guardavamo il cielo. Ero calma e felice accanto a lui. C’erano monaci intorno a noi che cantavano mantra.

– Andiamo. Ti mostrero` il monastero, dove ho vissuto mentre scrivevo il Libro della Conoscenza.

Entrammo nel giardino del monastero. Ci ero arrivata per la prima volta durante una meditazione al seminario di Mansurova. E da allora ci tornavo sempre, ascoltando la musica del seminario. Girammo a sinistra nella biblioteca e gli mostrai il mio libro su un’Altra Realta` nello scaffale tra gli altri. Entrammo nella stanza segreta, dietro una tenda scura, dove una luce argentea si riversava da sopra, dal centro dell’Universo. Ci fermammo sotto. Io indossavo gia` un abito bianco. Dodici monaci ci girarono intorno in senso orario, cantando il canto, e scomparvero.

– Vuoi che ti mostri come funziona questo mondo?

Risalimmo lungo il Flusso argenteo e ci ritrovammo nell’Universo con stelle scintillanti e pianeti che sembravano minuscoli. Ci allontanammo, parlai del Libro, che conteneva tutto di tutto e di tutti.

– Non lo vedo, – sorrise. – Dov’e`?

– Ovunque! – gli risposi. – E puoi leggerlo!

– Come leggerlo?

– Scrivi mentalmente la tua domanda nel cielo e la risposta apparira` immediatamente. Oppure poni una domanda silenziosamente e sentirai la risposta dentro di te.

Proseguimmo. Gli mostrai quegli enormi monaci, i Custodi della Terra, e l’Orologio Zodiacale, dipinto con una foschia nebbiosa, in cui i pianeti ruotavano lentamente.

In lontananza, apparvero i contorni della mia casa celeste, il Tempio dell’Anima. Entrammo. Si guardo` intorno. Lo condussi alla Biblioteca dell’Universo. In uno degli scaffali, trovai e gli mostrai i miei libri, poi gli offrii di scegliere a caso un libro qualsiasi dalla Biblioteca. Ando` nell’angolo piu` lontano della sala, dove una volta, dopo essere salita sulla scala, avevo tirato fuori dallo scaffale piu` in alto il libro intitolato “La PAROLA”. Ne prese un altro e me lo porse. Era intitolato “NOI”, e cominciammo a sfogliarlo, ma non riuscivamo a leggere il testo: la luce abbagliante del Sole ci illuminava dalle pagine. Mi prese la mano, facemmo un passo dentro il libro e ci perdemmo. Peccato, non riuscivo a vedere il suo volto.

Sera. Tornammo al monastero sulla montagna. I monaci stavano apparecchiando una tavola spettrale. E proprio in quel momento, delle figure spettrali apparvero da lontano. Vidi i miei genitori e molte persone, a me sconosciuti. I miei genitori si avvicinarono e ci salutarono. Improvvisamente notai Marina e mi avvicinai a lei. “Hai bisogno di lui!” – mi disse e si sedette al tavolo, dove tutti gli ospiti si erano gia` riuniti. La nostra cena continuo` a lungo, a lungo, fino a notte.

I monaci accesero un fuoco. Ce n’erano sempre dodici. Io stavo danzando gia` al centro, indossando l’abito bianco. I monaci mi circondavano in cerchio, cantando qualcosa e suonando i loro tamburi rituali. Invitai quell’uomo a ballare con me e danzammo insieme. Poi si unirono a noi i miei genitori, e gradualmente tutti gli altri. Mi sentii calma e serena dal fatto che lui stava accanto a me, solo che… non riuscivo a vedere il suo volto.

***

La musica cambio`. Divenne pesante. Camminai lungo lo stretto bordo di un pezzo di terra ad un millimetro dall’abisso senza fondo. C’erano le montagne a sinistra e l’abisso a destra. Indossavo un vestito nero. Finalmente, raggiunsi una pianura e toccai terra. L’abisso era alle mie spalle, ma le forze mi abbandonarono. Caddi sulla schiena e guardai il cielo nero sopra di me.

D’improvviso, sentii un cane abbaiare. Riuscii a malapena a sollevare la testa da terra. Vidi un cane enorme. Si precipito` verso di me ad una velocita` vertiginosa, abbaiando cosi` forte che il cielo tremo` e alcune stelle si staccarono e caddero. Ero spaventata. Il cane mi si stava avvicinando rapidamente per balzarmi addosso, per farmi a pezzi! Ma non avevo la forza di alzarmi. Guardai di lato il mio corpo immobile a terra. Il cane mi salto` sopra e... chiusi gli occhi. L’abbaiare cesso`... Ero spaventata, ma dovevo affrontare la verita`. Dunque aprii gli occhi e vidi il cane che mi leccava la faccia e il collo. Il cane uggiolava pietosamente e cercava di sollevarmi la testa con il suo naso, come se implorasse:

– Alzati, Alice, alzati, per favore! Dai, torna indietro!

Feci uno sforzo incredibile e tornai nel corpo. Aprii lentamente gli occhi. Il cane scodinzolava, come se sorridesse, e mi infilava il naso nel collo per sollevarmi la testa. Poi il cane mi spinse da dietro e mi sedetti. Apparve una carrozza spettrale. Salii dentro. Il cane mi segui`. E ci portarono via da qualche parte.

***

Ero completamente sola in quello spazio nero e senza fondo, circondata da lontane stelle spettrali. Indossavo un lungo abito blu scuro con balze nere, del tipo che avevano indossato nell’Epoca d’Argento. Udii un suono profondo e agghiacciante dell’Eternita`. Duro` troppo a lungo, attraversandomi come un flusso assordante d’energia. Ero spaventata. Non c’era nessuno, proprio nessuno intorno a me, tranne le stelle. Improvvisamente, l’Uomo in Nero apparve da sinistra. Mi prese la mano. Doveva essere Plutone, il Padrone del Regno dei Morti. Marina mi si stava avvicinando da lontano. Mi portarono lentamente via nell’abisso nero dell’Eternita`. Per sempre...

***

Aprii gli occhi. Che ore erano? Ero stata assente da circa tre ore! Volevo solo che il mosaico mai ricomposto da me, con qualche pezzo mancante, si incastrasse finalmente, altrimenti sarei impazzita. Cercai di decifrare le immagini che mi venivano mostrate, di collegarle, ma non ci riuscii. La mia testa si stava spaccando. Volevo addormentarmi, non svegliarmi per molto, molto tempo e non fare piu` sogni, sprofondare nell’oblio piu` assoluto. Ma prima di addormentarmi, tirai fuori il mio mazzo di Tarocchi, chiesi mentalmente di mostrarmi il Futuro ed estrai tre carte. Le girai lentamente da sinistra a destra, una alla volta: “La MORTE”, “Il SOLE”, “L’AMORE”. La Morte del Sole a causa dell’Amore? O prima la Morte, e poi il Sole e l’Amore? Beh, ero troppo esausta per decifrare qualsiasi cosa. Ci avrei pensato la mattina dopo...

***

Era mattina presto. Il Sole era appena sorto. La citta` dormiva. La folla di turisti non aveva ancora invaso la piazza del Duomo. C’era un silenzio assoluto. Si sentivano solo lievi fruscii di onde sul molo. Arrivammo all’acqua. C’erano molte barche e un solo barcaiolo, con il quale lui si era accordato il giorno prima. Il barcaiolo ci saluto` in silenzio con un cenno del capo. Salirono sulla barca, che si allontano` lentamente dalla riva. Il mare era di un verde-azzurro chiaro. Amavo il mare. E quella Citta` sull’Acqua era la mia citta` preferita al mondo. In lontananza, nella nebbia, vidi i contorni di un’isola con un campanile e una cattedrale. L’isola di San Giorgio. Non ci ero mai stata, ma sapevo che l’Uomo aveva chiesto al barcaiolo di fermarsi prima li`, e poi avrebbero navigato verso sinistra, verso la destinazione finale. La barca si stava allontanando sempre di piu`. Il barcaiolo silenzioso e cupo, e lui, vestito di nero, dai capelli grigi, quasi bianchi. Come una roccia, mi dava le spalle sul retro della barca, guardando in lontananza, verso quell’isola... Provai una straordinaria leggerezza di liberazione, sebbene quasi nulla fosse cambiato, tranne il fatto che non avevo mai saputo camminare sull’acqua in quel modo prima. Eppure, per qualche ragione, non riuscivo a capire come fossi finita li`. Che data era? Mese? Anno?

Ricordavo bene chi ero e tutto cio` che mi era successo una volta. Ma non riuscivo a ricordare il mio “ieri”, “l’altro ieri”. Cos’era successo? Perche` non c’era nessun altro? E non c’era nient’altro – ne` ghirlande, ne` fiori, solo io e loro. Forse, avevo paura di ricordare tutto questo. San Marco era gia` lontano...

Seguii la barca con loro e il mio corpo. Mi chiedevo se l’avrebbero gettato in acqua, disperso al vento o portato al cimitero. Il mio corpo era in un sacco, o in una bara, o c’erano le mie ceneri in un’urna? Non mi importava, ovviamente, ma ero solo un po’ curiosa. Cercai di guardare dentro la barca, invano. Forse avevo paura di guardarmi dall’esterno. Guardai lui, quell’Uomo in Nero, dai capelli grigi, quasi bianchi. Volevo cosi` tanto abbracciarlo in modo terrestre, con le mie mani... E gridai con tutte le mie forze:

– Girati! Ti prego! Sono qui!!! Sono viva!!!

Ma non mi senti`... Non mi senti`... Non...

Ci stavamo avvicinando a quell’isola, quando... capii: “Mio Dio, e` proprio lo stesso sogno! Finalmente ci sono rientrata!” Tirai un sospiro di sollievo. Quella volta l’avrei sicuramente guardato fino alla fine per scoprire cosa fosse successo!

– Per favore, – chiesi all’Uomo in Nero, il cui volto avevo paura di guardare, – dimmi, perche` sono morta? Per cosa? Com’e` successo?

Lui rimase in silenzio. Non mi senti`. La barca era vicina all’isola di San Giorgio. Improvvisamente, si udi` il familiare trillo del mio telefono. Lui lo tiro` fuori dalla tasca sinistra e ne scivolo` fuori un piccolo pezzo di carta. C’era scritto in italiano a penna nera: “Socrem Venezia Onlus. Canneregio n. 5289, 30131 Venezia”. Mi chiesi di chi fosse quell’indirizzo.

L’Uomo rispose al telefono con voce d’acciaio:

– E` morta due giorni fa. Nel sonno. Oggi e` il funerale. No, non a Mosca, a Venezia.

Volevo sapere chi mi avesse chiamato, ma l’Uomo in Nero aveva gia` riattaccato. Notai il segno della batteria scaricata lampeggiare nell’angolo in alto a destra del mio telefono. Ma mi sentivo cosi` felice! Nel sonno! Ero morta nel sonno! Mi gettai al suo collo e, abbracciandolo, gridai:

– Non mi hai ucciso! Non sei un assassino!

La barca raggiunse l’isola di San Giorgio. La Nebbia si stava lentamente dissipando. Allora potevo svegliarmi, non c’era piu` nulla di cui aver paura. Avevo saputo abbastanza!


***

Nello stesso momento, dalla traboccante felicita` della mia anima, provai un irresistibile desiderio di condividere con Vadim la verita` rivelata. Proprio in quel momento, immediatamente! Mi immaginai subito nella sua stanza e ci arrivai. Vadim stava dormendo.

– Vadim! Vadim! Dove sei? – gridai nello spazio, chiamando la sua anima, il corpo astrale.

Apparve sulla porta, sorpreso:

– Alice?

– Vadim! So come sono morta!

Vadim si sedette sul letto accanto al suo corpo fisico, visualizzo` una sigaretta spettrale, l’accese e chiese:

– Ti ha uccisa?

– Sono morta nel sonno!

– Ne valeva la pena?

– Cosa intendi?

– Il prezzo di tale conoscenza.

– Di cosa stai parlando? – mi sedetti accanto a Vadim.

– Sei morta, Alice.

– Si`, nel sonno, – concordai. – E ora andra` tutto bene! Ho sconfitto la mia paura!

– Com’e` lassu`, nell’Aldila`?

– Cosa intendi?

– Come ti trovi li`? Come ti senti?

– Come posso sapere come si trova nell’Altro Mondo, se sono ancora in questo, reale?

– Non capisci davvero cosa intendo? – chiese Vadim tristemente, guardandomi a bruciapelo.

– Non ti capisco, – risposi sorridendo.

– Sei morta. Due giorni fa. A Venezia. Oggi e` il tuo funerale.

– Sei pazzo? Sto dormendo. E` un sogno! E anche tu stai dormendo, – dissi, indicando il suo corpo addormentato.

– Sto dormendo, Alice, si`. Ma tu – no.

– Perche` no?

– Perche` sei morta.

– Ti sei ubriacato ieri dopo la nostra conversazione?

– Si`, l’ho fatto, ieri. Ma non dopo la nostra conversazione. Ti abbiamo commemorato nel seminterrato della Casa Centrale degli Scrittori!

– Dai, Vadim! Ieri mi hai incontrato alla caffetteria! Abbiamo parlato del mio sogno veneziano. Mi hai detto di guardare le stelle dell’Uomo in Bianco.

– Alice, che giorno e` oggi? Mese? Anno?

– Oggi e` la notte tra il 13 e il 14 ottobre! – dissi con sicurezza e persino risentimento.

– C’e` un calendario appeso vicino alla porta, nel corridoio.

Mi avvicinai lentamente alla porta d’ingresso e... non potevo credere ai miei occhi.

– Vadim! Stai scherzando?

– Ieri, il giornale “Moscow Writer” mi ha chiesto di scrivere un testo per il tuo necrologio. C’e` il mio portatile sulla scrivania. Ho dimenticato di spegnerlo. Guarda, sullo schermo c’e` un famoso sito web letterario. L’annuncio della tua morte e` gia` stato pubblicato li`!

Andai alla scrivania e lessi... Improvvisamente, mi venne in mente:

– Capito! Oh, mi hai persino spaventata!

– Cosa hai capito?

– Tu ed io stiamo dormendo. Siamo nello stesso sogno del Futuro! Questo evento non e` ancora accaduto nella realta`, ma siamo finiti insieme nel Futuro. In quella data! Ugh! Che notte!

– Saro` d’accordo con te se...

– Se cosa? – ripetei con entusiasmo.

– ... se ti svegli ora e mi chiami. Ho il telefono acceso. Sarei felice di svegliarmi dalla tua chiamata.

– Va bene! – concordai felicemente.

Apparvi nel mio appartamento. Era l’alba. Andai nella camera da letto, guardai il mio letto e... in un istante, mi ritrovai di nuovo nella stanza di Vadim.

– Dove mi sono addormentata stanotte?

– A Venezia, – Vadim riprese a fumare.

– No, no! NO! E` impossibile! Dimmi che non e` vero!

– E` vero, Alice. Pagherei molto perche` fosse una bugia!

Mi sedetti accanto a lui. Forse non potevo tornare al mio 13 ottobre, o meglio, al mio 14. A quanto pare, non avevo ancora scoperto tutto sulla mia potenziale morte nel Futuro, e una volta connessa, mi ci ero bloccata.

– Com’e` successo? – chiesi.

– Sei andata a Venezia. Con un uomo. Onestamente, non so con quale. Forse per mettere il punto, per superare la tua paura, per dimostrare a te stessa che i sogni sono ingannevoli. Mi hai chiesto di chiamarti ogni giorno, mattina e sera, per sapere se eri sana e salva. L’altro ieri, nel pomeriggio, mi ha risposto al telefono quell’uomo.

– Ha detto che ero morta nel sonno, vero?

– Esatto. Mi ha detto che il funerale sarebbe stato stamattina. Ma ho il passaporto estero scaduto. Sei sicura di essere morta nel sonno?

– Perche` me lo chiedi?

– Potrebbe ammettere di averti assassinata? Hai visto il tuo corpo, li`, nella barca? In cosa si trova? In una bara? In un sacco?

– No. Non l’ho mai guardato! – esclamai, e un’ondata di paura mi travolse. – Non svegliarti ancora, aspetta! Torno subito!

Mi ritrovai al mio corpo nella barca. L’Uomo in Nero stava aspettando qualcuno alla porta della Cattedrale di San Giorgio. Avevo paura di guardare il mio corpo, ma dovetti vincere la paura e...

Riapparvi nella stanza di Vadim.

– In una bara sotto il coperchio, non vedo il corpo!

– Alice, non ricordi davvero niente dal 14 ottobre?

– Non ricordo, sinceramente, – confessai, e un pensiero mi baleno` nella mente: a quanto pare, solo Nona era in grado di aiutarmi. Non c’e` da stupirsi che lei avesse vinto la Battaglia dei sensitivi in TV!

Apparvi nel suo appartamento. Nona era gia` sveglia a bere il te`.

– Nona, ciao! Non aver paura di me, per favore, – dissi dolcemente, in piedi dietro di lei.

Si volto`. Non mi vide, ma senti` le mie parole:

– Alice?

– Mi e` successa una strana storia. Mi stanno seppellendo a Venezia. Probabilmente sono stata assassinata li`.

– Tu? Assassinata? A Venezia? – Nona riflette` per un attimo, poi disse sorpresa: – Ti stanno seppellendo a Venezia, ma e` una sciocchezza! Stai dormendo!

– Ne sei sicura?!

– Certo che stai dormendo! Ti sento viva qui. Nessuno ti ha ancora assassinata! Il tuo corpo fisico non e` danneggiato. Ma per qualche ragione, anche il tuo funerale a Venezia e` vero. Com’e` possibile?!

Le raccontai di nuovo i dettagli del mio enigma.

– Ah, ho capito, Alice! In questo caso, stai davvero dormendo! Ma se ora organizzano una messa funebre per te a San Giorgio, non potrai piu` tornare indietro!

Non capivo niente.

– Alice, dimmi il numero di telefono di quell’uomo! Lo chiamero` e gli spieghero` tutto. La cosa piu` importante e` contattarlo prima della messa!

– Non conosco a memoria il suo numero! Chiama il mio, lo risponde lui!

– Pronto, – sentimmo una voce maschile, che... fu seguita da: – Spiacenti, la connessione e` fallita. L’abbonato e` temporaneamente non disponibile.

– Il mio telefono e` scaricato! – sussurrai disperatamente e mi ritrovai all’istante alla Cattedrale di San Giorgio.

Qualcuno si avvicino` all’Uomo in Nero e disse che avrebbero aperto la Cattedrale, ma dopo essersi consultati, decisero di non celebrare una messa funebre, dato che non ero cattolica. Comunque, avrebbe potuto pregare San Giorgio per me. Sospirai di sollievo e ringraziai mentalmente la Provvidenza. Che benedizione non aver scelto il cattolicesimo durante la mia infanzia!
Tornai da Nona:

– Evviva! Mi hanno rifiutato una messa funebre!

– Grazie a Dio! – Nona sospiro` di sollievo. – Ora svegliati!

Mi ritrovai accanto al mio corpo. La barca ondeggiava lentamente sull’acqua. Cercai di immaginarmi gia` dentro il mio corpo, ma invano. Non ci riuscii. Tornai da Nona, respirando affannosamente dietro le sue spalle.

– Alice, sei di nuovo tu?

– Nona, non posso.

– Cosa intendi, “non posso”? – esclamo`, saltando su dalla sedia e girandosi verso di me. – Ci sei riuscita per cosi` tante notti prima! E` la prima volta che torni dal tuo sogno?

Sospirai profondamente. Non capivo perche` non potessi tornare indietro.

– A proposito, dove ti stanno portando? – chiese Nona. – Al cimitero? Quanto tempo ci mettono ad arrivare?

Mi ricordai di quel piccolo pezzo di carta scivolato fuori dalla tasca dell’Uomo in Nero e chiesi a Nona:

– Cerca su Internet, Socrem Venezia Onlus, Canneregio n.5289, 30131 Venezia. Cos’e`?

Nona digito` l’indirizzo e fini` su un sito web italiano:

– Sei tu che parli l’italiano, quindi leggilo!

Diedi un’occhiata al testo:

– E` il crematorio...

– Ti brucera` viva! – grido` Nona. – Svegliati subito!

Mi ritrovai subito a Venezia. L’Uomo in Nero lascio` la Cattedrale di San Giorgio e sali` sulla barca. La barca si allontano` a sinistra. Cercai invano di ritornare dentro il mio corpo. Era come se qualcosa non mi lasciasse entrare. Mi avvicinai all’Uomo e gridai:

– Per favore!!! Ascoltami!!! Non uccidermi! Per favore! Sono viva! Fermati! Per favore! Non sei un assassino!

Ma lui non mi senti`. Non mi senti`.

Sprofondai sul bordo della barca, impotente. Raggiungemmo la destinazione finale. Un uomo usci` dal crematorio. Parlavano inglese. La bara fu posta su una panca e il coperchio fu rimosso.

– E` ora di salutarsi, – disse l’impiegato del crematorio all’Uomo in Nero e se ne ando`.

Ero li` in piedi. L’Uomo in Nero guardo` silenziosamente il mio corpo, mentre odiavo credere che tutto cio` non fosse solo un sogno ordinario.

Qualcuno mi tocco` la mano. Mi voltai e vidi...

– Mamma! – mi gettai tra le sue braccia. Per cosi` tanti anni, non l’avevo vista nemmeno nel Mondo dei Sogni! Ero cosi` felice di vederla in quel momento! Finalmente, ci incontrammo per non separarci mai piu`! Mai piu`!

La Nebbia, gia` scomparsa, stava lentamente tornando. Avvolgeva ogni cosa intorno. Capii che quella volta sarei rimasta nel suo mondo, nel Mondo della Nebbia.

– Alice, – disse mia madre tristemente. – Hai il diritto di scegliere.

– No, mamma! No!

– Puoi tornare.

– Ma... non voglio tornare! NON VOGLIO! NON VOGLIO! – gridai all’improvviso e capii che era la mia stessa, subconscia riluttanza a tornare, che non mi permetteva di farlo. – Mamma, ho lasciato la mia traccia sulla Terra, ora posso andarmene! Per liberarmi! Questa morte nel sonno e` cos; facile! E lui... non lo conosco. Chi e`? Ho paura! Ho paura di cosa succedera` se torno. Cosa succedera` dopo? Non lo conosco! Lui... Mi uccidera`!

– Alice, finche` una persona ha il diritto di scegliere, la sua vita sulla Terra non e` finita. Se decidi di non tornare ora, ti uccidera` davvero, o meglio, non te, il tuo corpo ancora vivo, perche` lo renderai un assassino, trasformando te stessa in una suicida. Volevo vivere moltissimo, Alice, ma me ne sono andata perche` potessi vivere tu. Bisogna seguire il proprio Cammino fino alla fine per non essere costretti a rinascere sulla Terra per affrontare le stesse sofferenze non superate e gli esami falliti. Questo si ripetera` all’infinito, come un incubo, finche` un giorno, nella stessa identica situazione, non prenderai l’unica decisione giusta! Devi riscrivere lo scenario, una volta per tutte, qui e ora. L’Uomo in Nero e` la tua paura della Vita! Ma la vita non e` solo il dolore delle perdite. Non temere il Futuro, lascia che ti compiaccia!

La Nebbia ci si stava avvicinando sempre di piu`. Tutta la mia vita stava scorrendo velocemente davanti ai miei occhi, come un film, a partire dalla nascita. Stavo rivivendo tutto quello che avevo vissuto, e all’improvviso mi resi conto, che quello che stava succedendo, mi era gia` successo prima. Ero gia` stata sepolta a Venezia! Si`, lo ero stata! Mi avevano detto che nei sogni ci venivano mostrati i nostri funerali precedenti! Tutto si ripeteva in un cerchio, nascita – morte – nascita – morte. Ricordai: “In 8 casi su 10, tali persone finiscono la loro vita da sole prima del previsto”. Quante volte di fila avevo vissuto sulla Terra secondo quello scenario? Era la mia seconda vita o l’ottava, o gia` la nona?

Dio, che lunga notte! Ero cosi` stanca del sogno veneziano e completamente intrappolata in esso! Mi confondevo nel Tempo e nello Spazio. Che data era? Mese? Anno? Dove mi trovavo veramente? I miei pensieri furono interrotti da una voce d’acciaio:

– Chiudila.

Stavo tra mia madre e l’Uomo in Nero. Tuttavia, mia madre mi amava, e lui... non vedevo il suo volto! Tra un istante, il Signor Plutone, Padrone del Regno dei Morti, e Marina sarebbero emersi dalla Nebbia. Mi avrebbero preso per mano e condotto nell’Eternita`.

All’improvviso, sentii un abbaio assordante. Un enorme cane balzo` fuori dalla Nebbia e si lancio` verso di noi ad una velocita` vertiginosa. Guardai sconcertata mia madre, che stava a sinistra, e l’Uomo in Nero, a destra. Il cane si avvento` sul mio corpo immobile per farlo a pezzi!

– Alice, non hai piu` tempo per pensare, – disse mia madre. – Devi prendere una decisione subito.

L’abbaiare cesso`. Mi guardai dall’esterno. Il cane mi leccava la faccia e il collo, cercando di sollevarmi la testa con il suo naso, e uggiolava pietosamente, come se implorasse: “Alice, svegliati! Forza, dai! Alzati!”

L’Uomo in Nero, ipnotizzato da cio` che stava accadendo, osservava il cane e il mio corpo, ma non faceva nulla, come se aspettasse qualcosa.

Per un attimo, mi sembro` che il tempo si fosse fermato.

Ero spaventata. Cosa mi sarebbe successo se fossi tornata? Sentii la voce di mia madre, che si stava allontanando lentamente nella Nebbia, le sue parole dalla mia infanzia, che risuonavano per sempre nella mia anima come un ritornello:

“Alice, il modo migliore per scacciare la paura e` avvicinarsi ad essa e assicurarsi che sia solo frutto della tua immaginazione. Devi sconfiggere la tua paura, altrimenti un giorno sara` essa a sconfiggerti”.

Chiusi gli occhi, me la avvicinai e...
mi svegliai...
a casa...

***

La primavera e` il motivo
   per far la caccia di chintz-tessuto.
Top 10 ora, della stagione,
   include chiaro e a colori!
Ma il Demonio sta dipingendo,
   gli zoccolini battendo forte,
un buco nero nel nostro Cosmo,
   il piu` oscuro del piu` famoso.

Il campanaro nel cielo suona
   una tremenda Costellazione,
Il vino rosso dai nuvoletti
   e` comunione, ma della Terra!
La Luna-strega si sorge come
   la punizione di quelli pazzi,
gia` incantati dal Mago Sole
   per la fortuna di Dolce Vita!

E in diretta televesiva,
   votando sempre pro Re, un topo,
godranno gatti il cupo bardo –
   sta ululando dal freddo marzo,
in cui noi siamo… scomparsi tutti
   in cambio degno di un romanzo,
e solo Mosca nel suo sogno
   ha visto forse me qui con Woland.

30 ottobre 2013


Ðåöåíçèè