La Trappola di Sogni. 2. 12. Albero dei desideri
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI
2.12. L’ALBERO DEI DESIDERI
Gennaio 1989, Mosca
Ero seduta alla scrivania vicino alla finestra. Diedi un’occhiata all’orologio. Il mattino era alle porte. In un mese avevo imparato bene tutti i modi per uscirmene. Sotto il placido russare dei nonni nella stanza di fronte, uscii silenziosamente dalla mia stanza e mi diressi in bagno. Cercai un rasoio per estrarre la lama, ma per qualche motivo non riuscii a trovarlo. Forse mia nonna aveva prudentemente nascosto l’oggetto pericoloso dalla mia vista. Pensai al coltello da cucina, quando all’improvviso notai nello specchio il riflesso di un gancio solitario che spuntava sopra la porta. Mi ricordai che c’era un intero sacco di corde varie sul ripiano inferiore dell’armadio. Ma prima dovevo controllare se il gancio avrebbe resistito al peso. Balzai in piedi e lo afferrai con la mano, aggrappandomici. Il gancio si stacco` dal muro e mi rimase in mano. Tornai nella stanza e mi sedetti alla scrivania vicino alla finestra. La finestra era il modo piu` accessibile. Scrissi qualcosa nel quaderno per salutarli e notai la Nebbia che mi avvolgeva lentamente nel suo velo. Chiusi gli occhi e mi avvicinai, ma... non scomparvi. Camminai a lungo e molto lontano. Finalmente mi ritrovai sulla soglia di una casa a me sconosciuta. Sapevo che la Nebbia viveva li`. Era la sua casa, come, in effetti, tutte le altre case della citta`, la Citta` della Nebbia.
Entrai, salii le scale fino all’ultimo piano e suonai il campanello, senza nemmeno distinguere il numero dell’appartamento a causa della foschia. Si udirono delle voci fuori dalla porta:
– Alice e` arrivata!
Papa` apri` la porta:
– Entra, ti stavamo aspettando!
Mi condusse in una stanza nebbiosa, ad un tavolo con una tovaglia bianca come la neve. Mi fece sedere al centro, di fronte a mio nonno. Accanto a me, c’era mia madre. Papa` era a capotavola, con le spalle alla porta d’ingresso. Riuscivo a malapena a distinguere le persone radunate, perche` erano cosi` tante e tutte avvolte in una foschia.
Esaminai la tavola: piatti puliti per l’insalata, per la zuppa, per la carne; bicchieri da vino e bicchieri per il succo; forchette, coltelli, cucchiai – ce n’erano persino quelli da dessert! Il campanello suono` di nuovo. Papa` apri` la porta, e sua madre, la mia nonna francese, apparve sulla soglia. Saluto` i presenti, mi diede una pacca sulla spalla, mentre girava intorno al tavolo, e si sedette al posto che le era stato assegnato vicino alla finestra.
Riuniti tutti, iniziarono a festeggiare qualcosa. Vidi insalatiere vuote, da cui mia madre metteva cibo invisibile sui piatti. Il nonno versava vino invisibile nei bicchieri. Qualcuno espresse un augurio a tutti, ma non riuscivo a distinguere le parole. E fecero tintinnare i bicchieri vuoti, poi presero le forchette in mano e cominciarono a mangiare. Mi voltai verso mia madre, che stava mangiando qualcosa dal suo piatto vuoto, e chiesi sorpresa:
– Mamma, non c’e` cibo! Cosa mangiate e bevete?
La mamma sorrise. I presenti risero gentilmente alle mie domande.
– E` diverso nel Mondo della Nebbia, Alice. Non siamo ancora abituati a non mangiare e non bere. Facciamo finta di mangiare e bere. Ma non ce n’e` bisogno, perche` non abbiamo piu` corpi.
Continuavano a parlare di qualcosa. Quelli che erano ancora vivi raccontavano ai morti le ultime notizie. Mi annoiai presto.
– Alice, torna a casa, – sussurro` mia madre, abbracciandomi. – Puoi venire da noi quando vuoi. Conosci gia` la strada. Papa` ed io siamo sempre felici di vederti venire a trovarci. E` ora che tu vada.
…Il telefono squillo`. Rispose la nonna. Poi lei entro` nella mia stanza e mi chiese di venire al telefono. Sentii la voce eccitata della mia nonna francese, madre di mio padre, al telefono:
– Sei viva? Grazie a Dio! Ho fatto un brutto sogno...
– Ti ho vista anche’io li`, nonna!
– Dove?
– A tavola, dai miei genitori, seduta con le spalle alla finestra, a capotavola di un lungo tavolo rettangolare, di fronte a mio padre, seduto con le spalle alla porta.
– Mio Dio, Alice! Eri al centro, di fronte a tuo nonno, accanto a tua madre, vero?
– Sei arrivata piu` tardi di me. Papa` ti ha aperto la porta.
– Ricordi cosa c’era sul tavolo?
– Certo che si`. Era coperto da una tovaglia bianca. Era servito, ma non c’era niente cibo.
– E poi hai chiesto cosa loro stavano mangiando, vero? Mi piacerebbe andare da qualche parte con te, se non ti dispiace.
Ci incontrammo in metropolitana e, uscite alla stazione di Lubianka, camminammo lentamente in silenzio dritto, svoltammo a destra e ci fermammo all’ingresso di una chiesa cattolica.
– Perche` mi hai portato qui? – chiesi.
– Alice, quello che ti sta succedendo ti distruggera` prima o poi. Non sei battezzata, anche i tuoi genitori non erano battezzati. Io sono cattolica e questa e` la principale chiesa cattolica di Mosca. Forse se ti battezzi, qualcosa cambiera`. Smetterai di fare sogni del genere e quello che sta succedendo nel tuo appartamento cessera`. Parla con il prete e poi decidi tu.
Cantine cupe. Musica d’organo. I nostri passi ronzanti. Tutto cio` mi immerse ancora di piu` nel Mondo della Nebbia. I fantasmi vivevano li`, proprio come nel nostro appartamento. Niente sarebbe cambiato. Era tutto uguale.
Mia nonna si avvicino` al prete e gli disse qualcosa in francese. Lui annui` e si volto` verso di me:
– Ciao, Alice! Quanti anni hai? Credi in Dio?
Il Padre con la lunga tunica nera mi ricordava in qualche modo l’Uomo in Nero che avevo visto alla finestra della mia stanza e che mi aveva spaventata. Di cosa aveva bisogno da me? Perche` era venuto?
Rimasi in silenzio. Anche se Dio esisteva, era malvagio e non gli importava di me. Aveva preso mia madre e mio padre. Il Padre, senza aspettare risposta, chiese di nuovo qualcosa. Risposi a malapena alle sue domande. Perche` dirgli la verita`? Avrebbe capito? Concordammo che avrei riflesso per una o due settimane se accettare o meno il cattolicesimo, ma non mi importava molto, dato che non sarebbe cambiato nulla.
La sera fui chiamata dalla moglie di Andrey, cugino di mio padre. Era un prete di una chiesa ortodossa a Maryina Roshcha.
– Alice, tua nonna ci ha detto che oggi sei stata in chiesa cattolica con lei. Andrey puo` portarti con lui ad una liturgia nella chiesa ortodossa. Parlerai col parroco. Ma se non vuoi...
– Va bene, – dissi con voce distaccata, ma aggiunsi tra me e me: “Dio ha preso i miei genitori e prendera` tutti gli altri. Non salvera` nemmeno me, perche` non c’e` piu` Lui qui.”
Aprii la finestra e sentii della musica. Rimasi sul davanzale, pensando: “Sarei dovuta morire allora. Perche` mi hanno riportata indietro?” La musica si faceva piu` forte. Guardai il cielo. Tra un paio di minuti ci sarei andata, da mia madre.
All’improvviso, sentii la porta della stanza aprirsi alle mie spalle. Girandomi, scivolai sul davanzale coperto di neve, e la mia mano destra scese rapidamente lungo il telaio. C’era un termometro appeso li` per misurare la temperatura esterna. Per un attimo, arresto` la mia caduta, come se mi stesse spingendo indietro nella stanza, e cadde al posto mio. La nonna arrivo` da dietro di me:
– Il sesto piano e` troppo basso, Alice.
***
Ottobre 2013,
Mosca – Elabuga – Mosca
“Guarda la fiamma! – cancellando la tristezza e il ricordo delle abitudini passate, ti danzero` un saluto dal Paradiso, volteggiando sul bordo di pagine vive!” – di cosa stavo scrivendo? Qualcuno mi detto` di nuovo i versi di una poesia che non capivo. A chi la stavo scrivendo? Per cosa? Era gia` mezzanotte. Dovevo raccogliere le cose per il mio viaggio a Elabuga. Il giorno dopo, per il compleanno di mia madre, avevo un volo da Marina Tsvetaeva. Avrei portato una delegazione dei poeti dell’Unione degli Scrittori all’XI Falo` di Tsvetaeva. Quando ero stata a Elabuga per il mio compleanno, sei mesi prima, avevo concordato con la direttrice del complesso commemorativo l’arrivo della nostra delegazione in ottobre. Pubblicai la mia nuova poesia sulla mia pagina su Internet e, per qualche motivo, la stampai e aggiunsi alle opere dedicate a Marina per recitarle alla festa del Falo`.
Dovevo anche portare qualcosa da appendere all’Albero dei Desideri a Elabuga. Avevo promesso di portarci il nostro gruppo dopo la sistemazione in albergo. Il mio desiderio era piuttosto primitivo. Volevo che l’Uomo in Bianco riapparisse nella mia vita. Ero stanca di ricomporre il mosaico di frammenti, di decifrare i segni. Per tre anni avevo cercato di tornare al mio sogno veneziano per vedere il volto dell’Uomo in Nero. Invano. Non avevo accesso. Non potevo riscrivere quel sogno, ma era giunto il momento di donare l’icona di San Giorgio all’Uomo in Bianco. Forse avrebbe cambiato qualcosa e la catena incompiuta d’eventi si sarebbe conclusa, lo scenario prescritto dall’Alto, che la mia paura non permetteva di realizzare, si sarebbe svolto, o almeno mi sarei liberata dalla paura completamente inspiegabile di quella persona. Non sapevo perche` avessi bisogno della sua materializzazione, ma ero sicura che la sua apparizione avrebbe cambiato qualcosa.
Andai agli scaffali con le icone del Monte Athos, cercando San Giorgio, ma mi resi conto che l’icona era scomparsa! “Come e` possibile? Dov’e` finita?” – pensai, girando invano per l’appartamento alla ricerca dell’icona. Beh, avevo poco tempo. Dunque tirai fuori dalla scatola un anello di legno e una sottile catena per l’Albero dei Desideri, impacchettai i libri degli scrittori che non potevano essere presenti al festival per presentarli al concorso di M. Tsvetaeva, cosi` come il mio “Angelo Custode”, poiche parte degli eventi descritti in esso era direttamente correlata a Elabuga.
In aeroporto, mi imbattei due volte in un anello ortodosso d’argento con la scritta “Angelo Custode”, con un libro aperto fuso sopra, e lo comprai. A Nizhnekamsk, il direttore del complesso commemorativo ci accolse con le parole:
– Abbiamo deciso che quest’anno sara` uno di voi ad aprire il festival e ad accendere il fuoco, e sara` Alice, se non vi dispiace!
Tutti mi applaudirono. Rimasi senza parole.
Durante la cena, mandai un messaggio ai miei amici per l’onore di accendere il Falo`. L’uomo che aveva letto la mia poesia fresca su Internet rispose:
– Ecco qui, la materializzazione della tua poesia di ieri!
Mi ricordai della poesia, davvero, ecco di cosa si trattava! Tirai fuori la stampa dei versi e la diedi a Nina Popova, che era seduta accanto a me al tavolo. Lesse la mia poesia intitolata “Un fiammifero” ed esclamo`:
– Mi e` venuta la pelle d’oca!
Dopo cena, portai il gruppo alla Fiamma Eterna, raccontai della Collina del Diavolo, visibile in lontananza, il Luogo del Potere, oggetto della nostra escursione il giorno dopo. Suggerii di ringraziare il nostro Passato, bruciando virtualmente tutto il male nella fiamma, e andammo all’Albero dei Desideri per programmare il nostro luminoso Futuro.
Camminammo lungo una piccola strada illuminata, come la Vecchia Arbat, in lontananza. Finalmente arrivammo al ponte coll’Albero. L’Albero dei Desideri si trovava nel posto giusto. Il corridoio del fiume lo collegava alla chiesa, le cui cupole erano visibili anche di notte. Non c’era anima viva in giro, tranne noi, come se la citta` fosse disabitata. Noi, adulti, salimmo sulla panchina come bambini, appendevamo i nostri talismani, facendo rumore, gioendo, scattando molte foto da soli e insieme ad altri, da ogni lato. Tutti erano felici fino al grido di maiale. Chiesi mentalmente a Marina di materializzare l’Uomo in Bianco e mi sedetti sulla panchina. Un gatto si materializzo` dal nulla e inizio` a fare le fusa tra le mie braccia.
Nina ci si avvicino`:
– Guarda li`, dietro le tue spalle, Alice! Ho scattato una foto a te e al gatto sulla panchina, e proprio nell’inquadratura c’e` un enorme lucchetto dietro. Guarda cosa c’e` scritto!
– Alex + Marina, – lessi, senza piu` alcuna sorpresa.
Nina ed io fummo le ultime a lasciare l’Albero. Nina mi invito` a guardare il nome maschile che avrebbe attirato la mia attenzione per primo. Le capitava sempre di vedere “Maxim”. Ma non c’era il nome di cui avessi bisogno!
La mattina presto, ci portarono a fare un giro tra i luoghi di Tsvetaeva. Dopo pranzo, ci fermammo al Cimitero di Pietro e Paolo, deponemmo dei fiori al monumento di Marina Tsvetaeva e andammo al Falo`. C’era un pandemonio nel cortile, la regista corse da me, disse che la TV mi aspettava da tempo per un’intervista, ma bisognava rimandarla per poter aprire il festival. La regista mi presento` al pubblico. Raccontai loro del mio destino, che mi aveva portato a Elabuga ad aprile, del mio libro “Angelo Custode” e recitai la mia poesia dedicata a Marina. E poi... mi diedero un fiammifero enorme! Lo accesi con una candela, girai intorno al camino in senso orario, dando fuoco alla carta. L’atto magico era compiuto. Il falo` ardeva e la sua fiamma ballava freneticamente una danza a me sconosciuta. Una bambina di quattro anni recito` le poesie di Tsvetaeva. La TV mi porto` alla intervista tra i cespugli di sorbo. Nina mi segui` silenziosamente, scattando le foto.
Risposi alle domande, pensando contemporaneamente al filo invisibile che mi legava a Marina. Le nostre madri ci avevano lasciate qui presto. Avrei potuto emigrare a Praga, dove lei visse per un po’. Ci eravamo incontrate piu` volte nella Biblioteca dell’Universo durante le mie meditazioni ai seminari di R.A. Mansurova. L’editore aveva elencato lei, Achmatova e me separate da virgole nel titolo del mio primo libro. Ero diventata la Regina dei Poeti, recitando la poesia, che mi aveva fatto vincere il concorso di Tsvetaeva. Per sopravvivere a quell’estate, l’Astrologa mi aveva mandato a festeggiare il mio compleanno a Elabuga, dopodiche` avevo scritto il mio “Angelo Custode”. La formula per la partenza anticipata dalla Terra nei nostri passaporti celesti. L’icona di Santa Marina sull’Athos col Diavolo in una mano e un’ascia nell’altra. Alla fine dell’intervista, recitai il mio “Fiammifero”, scritto alla vigilia della partenza, quando non sapevo ancora chi avrebbe acceso il Falo`.
La sera, io e la mia compagna di stanza andammo in una caffetteria e ci scambiavamo delle storie mistiche della vita. Ricordai il mio sogno veneziano.
– E` karma, Alice! Credo che lui ti abbia sepolta in una vita passata. Ma puoi provare un semplice rituale per fare quell’Uomo apparire quando torni a casa. E` elementare e non richiede magia, ma funziona! Quindi...
A colazione, Nina mi informo` che il mio anello era scomparso dall’Albero dei Desideri, cosi` come l’amuleto di un altro dei nostri colleghi di penna. Qualcuno esclamo`:
– Il tuo ordine e` stato accettato! L’anello si e` dissolto nel corridoio degli spazi, e` passato in un’altra dimensione!
Dopo un altro giro, pranzammo alla taverna del Museo di Storia della citta`. La guida ci firmo` il suo libro di racconti. Chiesi a Natasha Osipova di farmi la divinazione col libro:
– Leggimi la pagina 111, riga 11 dall’inizio.
– Alice, questo e` il titolo del racconto, “Linea Diretta”!
Mi venne subito in mente un’associazione coll’arresto cardiaco: “La linea diretta appare sul monitor, quando il cuore smette di battere”. Chiesi agli altri, ma avevano solo pensieri brillanti al riguardo.
La sera, prima di partire per l’aeroporto, mi ritirai in una cafeteria per scrivere una lettera a Marina. Sapevo che poteva sentirmi.
L’aereo era in ritardo, ma arrivammo a Mosca quasi in tempo. Avevo un terribile mal di testa. Entrata in casa, accesi la luce, andai in cucina e... No, non poteva essere vero! Trovai l’icona di San Giorgio sul tavolo accanto al portatile! Quella che avevo comprato in Grecia per regalarla all’Uomo in Bianco, ma era scomparsa alla vigilia della mia partenza per Elabuga. Beh, stavo dormendo, si`, solo dormendo!
Accesi il portatile, completamente esausta, e controllai la posta, dando di tanto in tanto un’occhiata all’icona di San Giorgio. Improvvisamente, trovai una notifica automatica da una rete sociale – una richiesta d’amicizia con... “Il Signor Woland”.
Essendomi registrata li` un giorno, non avevo pubblicato nulla sulla mia pagina. Comunque, perche` quel semplice messaggio, assolutamente insignificante, inviato da un sistema automatico – un robot! – non dall’Uomo in Bianco, mi faceva provare un panico e un orrore inspiegabile? Allo stesso tempo, mi attraeva, essendo magicamente affascinante, ipnotizzandomi a tal punto che non riuscivo a staccarmi dalla sua foto e dal suo nome. Quello che mi stava succedendo sembrava un deja vu, era gia` successo una volta! Ma, se tutti mi assicuravano che il funerale a Venezia aveva a che fare con la mia vita passata, forse ero gia` morta. Si`! Potevo essere gia` morta! Stavo ricordando cosa mi era successo; a quanto pare, una parte della mia memoria era stata cancellata, e ne estraevo frammenti separati, a partire quasi dalla nascita, per ricordare come ero morta, perche`, dove, quando... per ricordare lui, l’Uomo in Nero...
“Chi sei?”
Agrappata all’atomo – l’ultima ora! –
crocifissa coll’anima – vedi bilanci! –
giuro: m’infiammero`! – per bruciare – tramonto! –
volero` – un biglietto ce l’ho – per il Lete!
Ma la Luna rimanda il gioco a notte,
sta scambiando la croce coll’asso di fiori,
tu cammini da Dio, ma sembra invano,
come correre sempre sul posto a cerchio!
Ecco, guarda la fiamma! – cancella a zero
la tristezza di sforzi – ricordi passati,
danzero` un saluto dal Regno Celeste,
volteggiando sul bordo di pagine vive!
L’alba sveglia le ceneri… – Dormi, fachiro! –
piena d’etere fresco, la stella sorride:
– Chiunque stanco del mondo si trovi nel Cielo,
non vorebbe di nuovo toccare la Terra!
Ñâèäåòåëüñòâî î ïóáëèêàöèè ¹126071204635