La Trappola di Sogni. 2. 10. Uomo in Nero

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”

PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI

2.10. L’UOMO IN NERO

Gennaio 1989, Mosca


Di notte, cercai di leggere il piu` a lungo possibile per addormentarmi subito e non sentire cosa stesse succedendo nell’appartamento. Stavo leggendo il libro delle poesie di Alexander Blok. Sapevo che aveva provato le mie stesse sensazioni, e mi sembrava che aveva scritto alcune delle poesie proprio per me.

Sentii i miei nonni russare piano nella stanza di fronte. Spensi la luce e cercai di addormentarmi, ma qualcuno comincio` a camminare in soggiorno. Sentii dei passi avvicinarsi lentamente alla mia porta e fermarsi davanti ad essa. Li`, sulla sinistra, c’erano dei sacchetti di plastica ammucchiati uno sull’altro coi vestiti di mia madre, da buttare via dopo 40 giorni. Udii dei fruscii, come se qualcuno li stesse frugando, cercando qualcosa a lungo.

– Cosa stai cercando li`, mamma?

Un sacchetto cadde rumorosamente a terra, qualcosa di metallico ne cadde fuori, colpendo il parquet. Il fruscio cesso`. Le assi del pavimento scricchiolarono. Lei venne alla mia porta.

– Mamma, no, non entrare! Ho paura!

Quel giorno, mia nonna infilo` un ago nella porta, dicendo che cio` mi avrebbe protetta dai fantasmi, che non sarebbero piu` entrati nella mia stanza. Ma la porta dietro di me, dove dormivo gia` sul letto di mia madre coi piedi verso la finestra, non verso la porta, si apri`. Potevo sentire chiaramente un suono caratteristico, poiche` sulla parte superiore della porta era stato installato un chiavistello magnetico, quindi per aprirla bisognava fare uno sforzo, che, come diceva mia nonna, era al di la` del potere dei fantasmi. Ma mia madre mi si avvicino`. Ero a letto con la faccia al muro e gli occhi chiusi, ma sentii un’improvvisa ondata d’aria fredda.

– Mamma, ho paura! Per favore, non spaventarmi!

Il fantasma ando` alla finestra, alla scrivania col mio quaderno di poesie sopra, e si sedette sulla poltrona. Il quaderno comincio` a frusciare lentamente, come se lo sfogliasse.

– Mamma, mi dispiace. Vorrei tanto che tu fossi qui, ma ho paura!

Mi sforzai di superare la paura, mi girai sulla schiena e... aprii gli occhi. Abituandomi all’oscurita`, guardai la scrivania alla finestra e vidi una mano spettrale che reggeva il quaderno con le mie poesie! Chiusi gli occhi per la paura. Il cuore mi batteva all’impazzata.

– Scusami, mamma! Non posso sconfiggere la paura per affrontare la verita`!

Ma dopo un po’ mi sforzai di girarmi verso il muro e mi addormentai.

…Stavo davanti alla piramide egizia nel deserto, anche se in realta` non ero ancora stata in Egitto e non mi interessava affatto delle piramide. Davanti a me c’era l’ingresso. Un’enorme lastra di pietra. Accanto c’era uno specchio. Mi guardai dentro e vidi mia madre dietro di me. Mi voltai, ma lei era assente. Nello specchio, era ancora presente.

– Mamma! – esclamai.

– Devi entrare.

– Ho paura! C’e` il Mondo dei Morti li` dentro!

– Ma se non sconfiggi la tua paura, non potrai rimanere nel Mondo dei Vivi.

Chiusi gli occhi, feci un passo verso la mia paura e mi ritrovai in un edificio nebbioso a piu` piani, ad uno dei piani inferiori. C’erano fantasmi di cera grigia, simili a zombie, che vagavano ovunque, senza accorgersi di me.

– Mamma, chi sono queste persone?

– Una volta si sono addormentati, essendo morti sulla Terra, ma non si sono svegliati qui, quindi non possono andare piu` in alto.

Camminai lentamente sul pavimento. Non volevo tornare indietro. In ogni caso, era meglio li` che sulla Terra. Mi voltai e vidi la Nebbia che si insinuava nello spazio. Era venuta li` per me.

– Alice, torna! Non andare cosi` lontano, e` pericoloso, – sentii la voce di mia madre, ma non avevo voglia di tornare a casa, e la Nebbia mi si avvicino` lentamente.

D’improvviso, udii un terribile brontolio nelle orecchie e mi svegliai nel buio, nel cuore della notte. Cercando di capire che tipo di suono fosse stato, accesi la luce e guardai il muro. A capo del letto c’era un’icona della Vergine Maria appesa il giorno prima. La nonna aveva detto che con quell’icona sarei stata piu` tranquilla. Trovai il chiodo nel muro ancora al suo posto, ma non c’era nessuna icona. L’icona era gia` sul pavimento, nello spazio tra l’armadio e il letto. La porta della stanza si apri`. Entro` mia nonna. Prese l’icona, la riappese al chiodo e mi guardo` in silenzio.

– La mamma stava cercando qualcosa tra le sue cose, – le dissi con voce distaccata.

La nonna usci` dalla mia stanza, accese la luce in corridoio e raccolse nei sacchetti di plastica i vestiti di mia madre sparsi sul pavimento. La sentii esclamare:

– Eccolo!

La nonna torno` da me e mi sussurro`:

– Dormi tranquilla, Alice, non cerchera` piu` niente!

Guardai mia nonna con una domanda silenziosa.

– Lo saprai piu` tardi, nel momento giusto. Dormi!

Mi coprii con la coperta, testa compresa, e mi girai verso il muro. La nonna spense la luce e mi ritrovai in cima alle montagne, all’ingresso di una grotta buia. Sapevo che dentro c’era un labirinto gigante.

– Devi entrarci, Alice, – udii la voce di mia madre, ma non la vedevo, come se mi stesse osservando da dietro le tende.

Sapevo che dovevo farlo, ma per quale motivo? Comunque, feci un passo verso la mia paura e camminai a lungo, a lungo, nel buio piu` completo, lungo i tortuosi corridoi del labirinto sotterraneo. Sembrava che non sarei mai riuscita a trovare la via d’uscita. L’aria stava finendo. Non avevo niente da respirare.

– Mamma! Sto soffocando! Aiutami!

– Devi trovare l’uscita da sola, Alice. E farlo in tempo. Per tornare indietro.

Corsi via piu` veloce possibile. D’improvviso, il corridoio si allargo`. Mi ritrovai in un’enorme grotta con volte altissime e rimasi paralizzata dal cio` che vidi li`. Sulle lastre di pietra c’erano molte persone non comuni – giganti! – e sembravano tutte morte. Sapevo che erano vive, che solo dormivano da molto, molto tempo, piu` di una notte, nemmeno due. Le loro anime stavano vagando da qualche parte, proprio come la mia, ma li`, nella grotta, i loro corpi riposavano, in attesa che le loro anime tornassero dal viaggio. Ipnotizzata, mi infilai lentamente tra di loro, temendo di svegliarli.

– Alice! Devi trovare l’uscita, altrimenti non tornerai mai piu`! – udii la voce di mia madre.

Ma non volevo tornare indietro! Ipnotizzata dal potere straordinario della grotta magica, continuai a camminare intorno ai corpi addormentati e a guardare i loro volti. Dopo aver trovato una pietra piatta libera, mi sdraiai su di essa, perche` volevo dormire come loro.

La Nebbia si insinuo` lentamente nella grotta. Riempiva lo spazio, avvolgendo tutti i dormienti, avvicinandosi dolcemente a me. Sbadigliai. Si stava avvicinando sempre di piu`. Volevo dormire. Ero stanca.

– Alice, – disse mia madre in tono di rimprovero.

All’improvviso, udii un boato assordante. Mi svegliai di notte, mi abituai all’oscurita` e guardai lentamente il chiodo che spuntava dal muro con l’icona. No, gia` senza l’icona. Il chiodo era ancora al suo posto! E capii che c’era qualcuno nella stanza! Quel qualcuno era in piedi alla finestra, a fissarmi intensamente. Non era ne` mia madre, ne` mia nonna, ne` mio nonno. Per sconfingere la paura, mi sforzai di guardare la persona alla finestra e vidi... un’Uomo in Nero! Ma non sembrava un fantasma, il suo corpo sembrava denso, come se fosse vivo. Mi stava guardando in silenzio.

“Chi e`? – pensai inorridita, incapace di distogliere lo sguardo o chiudere gli occhi, mentre l’Uomo in Nero continuava a fissarmi in silenzio. – Mamma, chi e`? Cosa vuole da me? Non lo conosco! Perche` e` venuto?”

Tuttavia, ero sveglia, quindi non udii la voce di mia madre e non trovai una risposta.

La sveglia comincio` a suonare. La nonna si sveglio` e ando` in cucina. La figura dell’Uomo in Nero si dissolse lentamente nell’aria. Perche` i dottori mi avevano riportato indietro allora? Se avessi saputo cosa sarebbe successo dopo, non sarei tornata...

Da allora ogni mattina per me cominciava con la domanda di mia nonna: “Cosa hai sognato, Alice?” E ogni sera finiva con la paura della notte, perche` apriva la porta ai miei sogni, in cui vagavo in spazi sconosciuti, dove la Nebbia mi seguiva sempre. Al mattino, assorbiva gradualmente tutto e tutti intorno e mi raggiungeva. Sapevo che un giorno mi avrebbe raggiunta. E quella notte non sarebbe mai finita. Sarebbe durata per sempre, perche` non mi sarei piu` svegliata sulla Terra.


***
Estate 2012, Mosca


Per diversi anni, da quando avevo incontrato R.A. Mansurova, mi era piu` facile arrivare La` meditando (in uno stato di dormiveglia, quando la Coscienza sonnecchiava e la porta del Subconscio era leggermente aperta). Era piu` difficile per me entrare nel sogno desiderato.

Quel giorno mi ritrovai nel cielo blu-nero, come in un planetario. La Terra era una piccola palla da qualche parte sulla destra, in basso. Improvvisamente, caddi in un Buco Nero. Non potei resistere e mi ritrovai in una stretta gola. Alte montagne nere mi nascondevano il cielo. Ero in piedi su una piccola barca che sembrava un guscio di noce. Non avevo remi, ma anche se li avessi avuti, non sarei stata in grado di usarli, poiche` le mie spalle quasi toccavano le rocce che mi circondavano da entrambi i lati. La barca navigava in lontananza lungo la gola. Il suono profondo dell’Eternita` riempiva lo spazio e mi resi conto che dovevo affrontare qualcosa di terribile che non potevo influenzare. Certo, l’Astrologa mi aveva consigliata di andare lontano per il mio compleanno per cambiare l’allineamento sfavorevole dei pianeti, ma non credevo ancora nell’Astrologia. Importava davvero molto che Saturno, il Padrone della mia Morte, entrasse nella Casa della Morte?

Ma il 6 giugno, dopo un’altra esibizione in TV, la brutta sensazione si intensifico` e, per dissiparla, tirai fuori il “Libro dei Cambiamenti” cinese. Non mi trasse mai in inganno, indicando accuratamente la situazione attuale, secondo una delle 64 Opzioni dello Spazio da esso descritte. Ottenni l’esagramma numero 29, “Attraversare il doppio abisso”, che diceva: “Perdite e sconfitte ti attendono. L’unica cosa che puoi fare e` ridurre il numero di colpi del destino. Doppio abisso. Entri in una caverna nell’abisso. Sventura. Che tu entri o te ne vada, ci saranno abissi su abissi. E` pericoloso, ma c’e` il sostegno dall’Alto. Dentro la caverna nell’abisso, non agire.”

Il 22 giugno fui invitata come rappresentante dell’Unione degli Scrittori ad una conferenza presso il Centro di Parlamentarismo. La sera mi chiamo` Ray, un mago, che non communicava con me ogni tanto, apparendo solo nei momenti difficili. Rimasi sorpresa dalla sua chiamata, perche` non c’era motivo di preoccuparsi nella realta` terrestre. Alle 23:30 ricevei una strana lettera da uno sconosciuto della citta` di Ghelendgik. Non conteneva altro che date. Scrisse che il suo compleanno era il 4 aprile e che sua moglie era morta il 22 giugno. Non riuscivo a capire chi fosse, perche` mi avesse scritto e perche` proprio quel testo, ma risposi con una frase neutra, senza cancellare la firma automatica, incluso il mio numero di telefono. Alle 23:45 arrivo` una rassegna stampa elettronica coll’oroscopo del giorno dopo. Di solito l’avevo buttata via senza leggerla. Ma quel giorno, guardai le previsioni e mi salto` all’occhio: “Fate attenzione alle presunte coincidenze casuali di numeri e date!”

A mezzanotte, ricevei una chiamata da quello sconosciuto di Ghelendgik. Continuava a ripetermi la stessa cosa come uno zombie: sua moglie era morta il 22 giugno e il suo compleanno era il 4 aprile. Non riuscivo a capire niente. Lui era pazzo. Il 22 giugno era gia` passato, mentre ero viva. Dopo aver ascoltato lo sconosciuto dieci volte di seguito, mi scusai, dicendo che era ora di dormire. Ricordavo che il mio compleanno era un giorno dopo, il 5 aprile. Ma non avevo capito che il 22 giugno dovesse essere spostato di un giorno, cosi` che l’equazione matematica elementare si sarebbe risolta all’istante: il 4 aprile era correlato al 22 giugno nello stesso modo in cui il 5 aprile era correlato a...

Ripresi in mano il “Libro dei Cambiamenti”, dato che erano passate due settimane dalla mia precedente consultazione, ma comunque ottenni lo stesso esagramma. Andai su un sito web dove si leggevano citazioni divinatorie: “A volte e` meglio non conoscere il proprio Futuro”.

Il 23 giugno, invece di andare con metropolitana a visitare la mia madrina, decisi di andare in macchina alla Collina di S. Nicola, il mio Luogo di Potere, dove avevamo avuto la nostra casetta estiva, per nuotare. Accesi il portatile per controllare il traffico, ma non si avviava ed emise il suono di una sirena ululante. Una premonizione di qualcosa d’inevitabile e destinato ad accadere, familiare fin dall’infanzia, mi pervase dalla testa ai piedi. Ma la paura doveva essere sconfitta, e mi feci avanti per incontrarla, ignara della parola magica “Transiti” e delle interpretazioni delle combinazioni fatali dei pianeti, oltre a Saturno in VIII. L’ultimo segno arrivo` da Svetlana, che aveva ricevuto da me un messaggio composto da caratteri illeggibili, che in realta` non avevo inviato ne` a lei ne` a nessun altro. Nuotai, godendomi la vita, e partii per la Tangenziale di Mosca verso le 19:20. La sensazione dell’inevitabilita` di qualcosa di terribile, insieme alla nuvola di piombo del sorpasso, mi fecero guidare l’auto nella corsia centrale del flusso invece che nella solita estrema sinistra. Credevo ingenuamente che molti anni della mia esperienza di guida fossero un talismano contro ogni sorta di avventure sulla strada, senza pensare che qualcuno potesse improvvisamente sbattermi a velocita` infernale, ad un angolo di 90 gradi da destra. Dopo l’incidente d’auto alle 19:30 al 53° chilometro della Tangenziale di Mosca, tornai a casa solo verso le 3 del mattino. Con una commozione cerebrale, danni al nervo ottico, un orecchio destro mezzo cucito e mezzo rammendato, una grave contusione al torace, un rene sinistro contuso, tutta con lividi e abrasioni, zoppicando e completamente ignara di come fossi sopravvissuta. Nel pomeriggio, a malapena in grado di alzarmi dal letto, come mi avevano consigliato i testimoni il giorno prima, mi trascinai fino alla chiesa. Accesi la candela piu` grande a San Nicola, ordinai una preghiera in suo onore ed entrai nel negozio della chiesa. Raccontai loro del mio miracolo. Uno dei venditori, vedendo il mio anello d’argento ortodosso con le preghiere, disse: “Vorrei vedere l’anello di San Giorgio il Vittorioso? Ne abbiamo uno unico!”

Lunedi`, il 25 giugno, ricevei una notifica automatica dal sito di ricerca di lavoro. L’Uomo in Bianco aveva guardato il mio CV il giorno prima, il 24 giugno. Non potevo credere ai miei occhi! Non avevo ancora raccontato a nessuno dell’incidente e avrei pubblicato i miei ricordi su Internet molto piu` tardi. Lui aveva davvero sentito tremare il ponte energetico tra di noi, invisibile all’occhio umano, appeso ad un filo? O una parte del suo Subconscio, di cui era completamente ignaro a livello di Coscienza, temeva che l’Uomo in Bianco non avrebbe piu` avuto il tempo di interpretare il suo ruolo prescrittogli dall’Alto nel mio destino? “Chi sei? A quale evento significativo della mia vita ti identifichi? Cosa c’e` di cosi` spaventoso in quello scenario che non mi lasciano indagare in anticipo e non mi danno l’opportunita` di rientrare nel piu` misterioso dei sogni veneziani per farmi capire se sei l’Uomo in Nero che mi seppellisce o no?” – riflettei, ma non trovai la risposta.

– Ciao, Alice! – lui mi chiamo` dopo un mese.

Cancellai il suo numero dalla memoria del mio telefono, ma la sua voce non poteva essere cancellata, distrutta, dimenticata. Rimasi in silenzio, pensando: “Perche` mi chiami? Hai letto dell’incidente su Internet?”

Supponendo che non lo riconoscessi, aggiunse:

– Sono Woland.

Sorrisi e risposi mentalmente: “Sono felice di sentirti! Mi sei mancato. Voglio vederti, condividere i frammenti che cerco di mettere insieme da diversi anni, darti – finalmente! – l’icona di San Giorgio. Puoi dirmi al nostro incontro cosa ti lega a quel Santo?”

Uscii dall’edificio dell’Unione degli Scrittori e mi diressi a destra verso la Casa Centrale degli Scrittori per non essere disturbati nella nostra conversazione.

All’improvviso, mi chiese con la stessa asprezza, lo stesso cinismo, destreggiandosi rapidamente con le parole come coltelli, pronti a scagliarsi dalle sue mani per trafiggermi il cuore – tutti in una volta, in un istante:
 
– Alice, ho urgente bisogno della ricetta per le vernici nitrouretaniche bicomponenti!

Mi fermai senza parole in mezzo alla strada: “Sei cosi` debole da chiamarmi senza queste cazzate?!”

– Non te lo ricordi? – mi chiese.

“Pensi che dopo la commozione cerebrale io abbia perso la memoria? Non sperare! Ricordo tutto benissimo. Soprattutto quello che ti riguarda!”

– Me lo ricordo, perche` no? Prendi una soluzione di colloxilina per vernici, una resina in una miscela di solventi organici e diisocianati monomerici a base di poliisocianato di struttura alifatica. In proporzione di cento a cinque. La vitalita` della miscela e` di 8 ore a 20 gradi Celsius.

– Capito. Hai un lavoro adesso?

– Non posso vivere senza lavoro. Ho bisogno di mangiare.

“Vuoi sapere se sono rimasta in grado di lavorare dopo l’incidente? Sono tornata al lavoro lunedi`, subito dopo quel fine settimana orribile. Certo, sembravo un...”

– Sempre li`?

“Mi offrirai di nuovo di lavorare con te? Accetto in anticipo!”

– Vista la mancanza di altre offerte di lavoro, si`.

– Ed io… sto sempre qui, – intendeva, in quell’altra citta`, lontano da me.

– Beh, – non sapevo cosa dirgli, o meglio, avrei voluto chiedergli: “Non vuoi invitarmi nella citta` in cui vivi ora? Soprattutto dopo quello che ho passato... E` il posto giusto per rimettersi in salute!”

– Va bene allora... Chiamami caso mai, – abbaio`.

“Cosa significa il tuo caso mai?” – mi baleno` in mente, ma per qualche motivo lo salutai.

Di nuovo, non gli avevo detto niente, e lo zaino del karma sulle mie spalle accumulo` altri chili. Lanciai un’occhiata al mio anello d’argento con San Giorgio che sconfigge il drago. Chi era?


I miei saluti piu` solari
ai tuoi terreni e ai mari!
La Luna tiepida non dorme –
il globo va scrutato sempre:
i venti forti – invernali! –
si sono gia` precipitati
ad abbracciarmi sulla strada
del nostro unico incontro,
considerando una sfida
la mia triste poesia.

Ma quella casa sta sognando
un’altra scritta su di essa...
Ci hai lasciate qui entrambe
con la lanterna fuori porte,
il tuo spirito, comunque,
mi ha danzata, vorticoso
nella bufera della neve.

Aspetto l’ultima chiamata
da idoli – ma sono muti! –
l’amore mica serve loro,
destino mio e` tristezza
che piange sopra il bicchiere
di vuote stupide speranze 
per i fantasmi dell’inverno.

La Luna tiepida non dorme,
perche` febbraio e` feroce.
La notte tenera mi calma
nella bufera della neve,
faccendo danza per dispetto
ai venti – soffiano da pazzi
con forza degli assassini
su quella povera lanterna,
che sta ancora tremolando,
lasciata fuori dalle porte.


Ðåöåíçèè