La Trappola di Sogni. 2. 8. Il Punto di non ritorn

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”

PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI

2.8. Alla RICERCA del PUNTO di NON RITORNO

Dicembre 1988, Mosca

Entrai in soggiorno. La mamma sorrise, si alzo` dal divano e mi si avvicino`.

– Sono cosi` felice di vederti, Alice! E` bello che tu sia venuta! – disse la mamma e mi trafisse coi suoi occhi neri senza fondo, pieni d’orrore per la consapevolezza: – Sono morta?

– Si`, mamma, – non potevo mentirle.

Scosse freneticamente la testa, non credendoci, o meglio, odiando crederci, e la sua voce si spezzo` in un grido:

– No, no! No! Sono viva! Non sono morta! Le persone non muoiono mai! Me l’hai detto tu stessa!

– Tre giorni fa, – mi vennero le lacrime agli occhi, ma non potevo mentire, – alle 8:20 del mattino. Oggi e` il funerale. Non vedi niente li`, sul tavolo?

La mamma si volto` verso il tavolo, sul quale c’era il suo corpo immobile, si lascio` cadere impotente sul divano e poi all’improvviso disse:

– Devo tornare, prima che sia troppo tardi! Alice, dobbiamo riscrivere questo incubo! Non sono morta! Vedi, sono qui, viva! Abbiamo ancora questa notte. Dobbiamo cambiare qualcosa cosi` che io possa tornare prima che seppelliscano il mio corpo. Non voglio andarmene. Non voglio! Voglio vivere! – la mamma mi si avvicino` e mi guardo` supplichevole: – Per favore! Aiutami a riscrivere questo sogno! Alice, puoi farcela! Lo so che puoi! Ci riuscirai sicuramente!

Scossi la testa:

– Non posso riscrivere i sogni.

– Puoi farcela! Solo che non lo sai ancora! Proviamo insieme! Nessuno mi vede ne` sente, tranne te! Alice, faro` tutto che mi dici!

– Va bene, proviamo a tornare al giorno prima della tua morte. Cosa possiamo cambiare per farti restare?

Ci immergemmo in quel giorno e i suoi eventi ci passarono davanti come se fossero reali. Vedevamo tutto cio` che era accaduto dall’esterno. La mamma stava cercando di fare qualcosa di diverso. Non prendeva pillole la sera, ma poi arrivo` il mattino fatale. Da qualche parte sulla destra, l’orologio stava ticchettando. E non appena le lancette raggiunsero le 8:20, il suo cuore si fermo`. La mamma mi guardo` con aria sconsolata.

– Alice, dobbiamo tornare ancora prima!

Cosi` tornavamo, giorno dopo giorno, passo dopo passo, rifugiandoci nel Passato, cercando di cambiare qualcosa. Ogni volta che la mamma apportava qualche cambiamento, riportavamo il calendario al 21 dicembre 1988. Ma ogni volta, alle 8:20, il suo cuore si fermava.

– No! No, non voglio cosi`! Voglio vivere! Alice, aiutami! Pensa a qualcosa!

Il mio cuore si spezzava dal dolore. Non potevo cambiare nulla. Riuscimmo a tornare indietro nel calendario fino al dicembre 1987, ma il risultato per il 21 dicembre 1988 fu lo stesso.

– Quanto tempo ci resta? – chiese la mamma.

– Cinque minuti. Tua sorella ha la sveglia per le 7:30. E mi svegliera` subito per arrivare qui, da te, per le 9.

– Non ce la faremo in cinque minuti.

All’improvviso, mi ricordai! Si`! Capii di quale data avevamo bisogno! Quello era il suo Punto di Non Ritorno! Con uno sforzo di volonta`, avevo causato gli eventi di quel giorno, e ci aveva trascinate nel suo spazio. Una volta avevo raccontato a mia madre cosa era successo quella notte, ma ovviamente non mi aveva creduto.

Ci ritrovammo nel reparto di terapia intensiva vicino al corpo senza vita di una ragazza sotto il contagocce. La mamma mi guardo` con una domanda silenziosa. Io rimasi in silenzio. Sapevo cosa sarebbe successo dopo, ma volevo che si ricordasse da sola e che facesse la sua scelta qui e ora, di nuovo. Mancavano ancora 5 minuti, no, ne mancavano gia` 3.

All’improvviso, la mamma si accorse di se stessa – un fantasma alla porta del reparto. Il fantasma della bambina si allontano` dal corpo senza vita e si avvicino` alla porta:

– Mamma! Tirami fuori di qui!

– Non posso, Alice, – disse. – Devi restare, mentre io devo andarmene.

Osservando quella storia di lato, mia madre si ricordo` improvvisamente di quel giorno e sposto` lo sguardo, pieno di orrore, su di me. Voleva che confutassi la sua ipotesi. Ma le dissi a bassa voce:

– Si`, mamma, si`, questa e` la notte tra il 3 e il 4 settembre 1987, la data della mia morte. L’unica data che puoi modificare per svegliarti oggi, cambiando la tua decisione di morire invece di me.

– Alice, ma in questo caso...

– Si`, in questo caso, non tornero` oggi dal mio sonno.

– No, Alice! Dimmi, non e` vero!

– Sono stata io che dovrei morire, non tu. Cambia la tua decisione e non mi offendero`. Come posso vivere da sola ora, mamma?

Tornammo a casa. Lei si avvicino` al suo corpo immobile sul tavolo. Voleva tornare dentro di esso, ma si volto` verso di me e scosse la testa in segno di diniego. Non le avevo mai detto di amarla, e stavo gia` per dire quelle parole, quando d'improvviso sentii la sveglia nella stanza accanto. Anche mia madre la senti`. La Nebbia comincio` ad avvolgere il nostro sogno. Tutto si dissolse in essa, ma le ultime parole della mamma mi raggiunsero:

– Mi dispiace di non aver creduto ai tuoi sogni, ma un giorno...

Non sentii cosa lei mi disse dopo. Mia zia mi spingeva insistentemente:

– Alice, svegliati! Svegliati, tesoro! E` ora di partire.


***
Marzo 2012

A marzo, in occasione della vittoria del concorso internazionale “Nuove Pleiadi” 2012 nel campo della letteratura, il mio libro di poesie “Questo e` Amore!”, tradotto in ungherese, fu pubblicato gratuitamente a Budapest. Poco prima, avevo registrato due CD, con le mie canzoni e le mie poesie, poiche` in Ungheria mi avevano chiesto un CD in russo come appendice al libro.

Fui invitata alla “Scuola dei Laureati di Booker” e al convegno internazionale “La Nuova Rivoluzione Russa in Letteratura”, entrambi a Milano, e alla Fiera dei Libri a Parigi come membro della delegazione ufficiale dell’Unione degli Scrittori Russi. Nello stesso tempo, appresi che i miei datori di lavoro tedeschi non avevano piu` lavoro, perche` il cliente piu` importante era passato ad un altro fornitore. Incontrai alcune persone dell’Unione degli Scrittori e chiesi se ci fosse la possibilita` di trovare un lavoro da loro. Mi promisero di pensarci.

Nel frattempo, cercando annunci di lavoro su Internet, ne trovai uno aggiornato dell’Uomo in Bianco. Riflettevo a lungo se valesse la pena di calpestare di nuovo la stessa trappola inviandogli il mio curriculum. Perche` e cosa mi aveva condotto di nuovo da quell’uomo? Non avevamo davvero portato il nostro scenario alla fine? Cosa era rimasto? Forse sarebbe bastato incontrarci per consegnargli l’icona di San Giorgio. “Ha bisogno di quest’icona come il diavolo ha bisogno dell’incenso!” – interruppi il flusso dei miei pensieri. Ma se l’Uomo in Bianco fosse stato l’Uomo in Nero che doveva seppellirmi a Venezia?

“Alice, i sogni sono ingannevoli. Prima o poi ti inganneranno sicuramente,” – le parole di mia madre risuonavano nella mia mente. Chi, infatti, aveva detto che il mio sogno veneziano si sarebbe avverato? Al contrario, molti mi assicuravano che si riferisse esclusivamente alla mia vita passata. Ma era possibile confermarlo? Perche` l’Uomo in Bianco mi faceva paura? Avevo provato a dirgli che desideravo tanto stare con lui, ma durante la nostra improbabile, ma non inventata, comunicazione, non avevo osato pronunciare quelle parole. Perche`? Perche`, nonostante la mia paura, mi ero sentita cosi` attratta da lui fin dalla prima volta che mi aveva chiamata? Per quanti uomini nella mia vita avevo provato un’attrazione cosi` magica? Non sapevo assolutamente nulla di lui, a parte il suo nome, cognome e il nome della sua azienda. Ma volevo davvero saperne di piu`?

“Devi sconfiggere la tua paura, altrimenti sara` essa a sconfiggerti,” – sentii di nuovo la voce di mia madre e... mi ricordai che, come in tutti i precedenti casi dei nostri incontri, sarei dovuta partire tra una settimana, prima a Parigi e poi a Milano. Era realistico iniziare un nuovo lavoro solo il 1° aprile. Aggiunsi un commento e cliccai sul pulsante “Invia CV al datore di lavoro”.

A mezzanotte, ricevetti due lettere. La prima era stata inviata dall’Uomo in Bianco tramite il sito web di lavoro: “Ok. Chiamami martedi` alle 19:00!” La seconda era dall’Unione degli Scrittori, tre mesi dopo la mia richiesta per il lavoro: “Ti aspettiamo per parlarne martedi` alle 17:00”.

Mi presi le mani e chiusi gli occhi. L’Unione degli Scrittori era diventata quasi la mia seconda casa, dove ero conosciuta e rispettata come persona e apprezzata come scrittrice. Partecipavo a vari progetti e, per la vittoria in Ungheria, mi era appena stata conferita la medaglia di Dergiavin. Avevo chiesto loro un lavoro io stessa. E l’Uomo in Bianco, chi era?

Arrivai alle 17:00 all’Unione degli Scrittori, dove, dopo una riunione sul viaggio a Parigi, discutemmo di cosa mi sarebbe piaciuto in termini di lavoro.

– Alice, verrai con noi a Parigi e Milano! Comunque, non potrai iniziare il lavoro prima di aprile. Discutiamone all’estero e troviamo un accordo li`.

Non potevo credere alle mie orecchie! Mi avevano dato una scelta alle 19:00 meno cinque, l’ora in cui avrei dovuto chiamare l’Uomo in Bianco?

Uscii dall’Unione degli Scrittori e camminai lentamente verso la metropolitana sotto la pioggia battente, senza ombrello. Cercai di costringermi a premere il pulsante di chiamata. Tremavo di panico, temevo di sentire la sua voce come un coltello che mi faceva a pezzi. Lui, ovviamente, avrebbe tuonato di nuovo: “Chi sei?” Se avesse risposto alla mia chiamata. Ma dovevo superare la mia paura, sconfiggerla.

– Chi sei?

– Alice. Lei mi ha detto di chiamarLa alle 19:00.

– Non ho molto tempo ora. Tra mezz’ora?

– Tra mezz’ora saro` in metropolitana. Tra un’ora?

– Tra un’ora saro` alle trattative. Allora adesso.

Mi fermai all’angolo di via Bolshaya Nikitskaya, sotto la pioggia battente, senza ombrello.

– E` tutto lo stesso, – disse cinicamente e velocemente. – Solo che il mio ufficio si e` trasferito in un’altra stazione della metropolitana. E un’altra cosa, devi lavorare sette giorni su sette. Mi senti?

– Si`.

– Cerchiamo urgentemente il dipendente.

– Parto per Parigi, poi per Milano.

– Quando parti?

– Tra una settimana, entro la fine di marzo.

– Parto domani. Tornero` tra una settimana e mezza, poi ripartiro`. Beh, volevo anche dirti che... ora vivo in un’altra citta`. Vengo qui a volte.

Mi nomino` la citta`. Ero in piedi sotto la pioggia battente senza ombrello. Mi sedetti lentamente sul davanzale della finestra del piano interrato della casa d’angolo.

– Mi senti? – era infastidito dal mio silenzio. – Non posso piu` parlare. Parto per le trattative. Oggi vendo un business grosso. Ne riparliamo piu` tardi. E un’altra cosa, il dipendente deve essere esperto d’idraulica. Per fare le tubature e cose del genere. Come te la cavi con l’idraulica?

– Non me la cavo affatto, – ammisi, cercando di accendere una sigaretta con dita tremanti, che la pioggia battente stava spegnendo.

– Non posso piu` parlare. Ti richiamo. Ciao.

***

A Parigi, incontrai il Ministro della Cultura francese e gli regalai i miei libri. Ci esibivamo molto, anche allo stend di Rossotrudnichestvo (l’organizzazione di collaborazione russa con gli altri paesi). Un giorno, un famoso scrittore, Victor Erofeev, venne al nostro stand con la TV e chiese subito:

– Alice dovrebbe essere qui, dov’e` lei?

Tutti si misero a parte. Ci salutammo e lui esclamo`:

– Mi hanno parlato molto di te con ammirazione! Firmami i tuoi libri!

Avevamo conoscenti in comune, oltre a quelli che gli avevano parlato di me. Conoscevo abbastanza bene il suo traduttore personale in italiano, Marco Dinelli. La TV stava filmando la nostra conversazione.

– Ci vediamo a Milano, Alice. Anche tu vai a Milano, vero?

La sera, da sola, vagavo per Parigi, la citta` dove aveva vissuto la madre di mio padre, mia nonna francese. Cercai di entrare a Notre Dame, ma a quel tempo era gia` chiusa. L’Uomo in Bianco era tornato a Mosca. Dicevano che li` stava nevicando. E al mio ritorno, lui avrebbe volato via di nuovo.

A Milano, incontrai Evgeny Borisovich Rein. Gli diedi il mio libro dal titolo sfacciato, coi nomi di Tsvetaeva, Achmatova e il mio, separati da virgole, ma non sapevo ancora chi fosse e mi vergognai. Sua moglie Nadezda (si traduce come Speranza), che aveva alti standard poetici, sfoglio` il mio libro e disse:

– Evgeny, c’e` qualcosa di speciale nella sua poesia.

Avremmo comunicato qualche volta in seguito. Nadezda, conoscendo la mia introversione, diceva: “Scrivici, Alice!” Ma dopo le parole dell’Uomo in Bianco, anche scrivere per me era difficile.

La sera, Victor Erofeev, l’insegnante del nostro seminario di prosa, ed io eravamo soliti sederci al bar della villa (praticamente un palazzo) del milionario che ci aveva invitati, e discutere di letteratura contemporanea. Erofeev mi chiese del mio romanzo su un’Altra Realta`, si offri` di mandargliene un capitolo da leggere. Pensai al capitolo dedicato a Woland, ma sarebbe stato troppo onore per l’Uomo in Bianco.

Rein era l’insegnante del nostro seminario di poesia, alla fine del quale mi avrebbe dichiarato vincitrice, mi avrebbero conferito la medaglia “Autunno d’oro” di S. Esenin e pubblicato gratuitamente il mio libro “Le mie poesie preferite” in autunno. Vincere a Milano sarebbe stato un regalo inestimabile per me. Ma sarebbe successo il giorno dopo.

Quel giorno andammo a Venezia per l’intera giornata coi Rein. Prima di tutto, la guida suggeri` di visitare il cimitero dove era sepolto Brodsky, un amico di Evgeny Rein. Il cimitero si trovava su un’isola non lontano da San Marco.

Salimmo sulla barca e navigammo verso sinistra. Improvvisamente, rabbrividii, ricordando il mio sogno con la barca che salpava da San Marco verso l’isola di fronte. Tuttavia, nel sogno avevo saputo che avrebbe navigato dopo a sinistra. Qualcuno aveva deciso di mostrarmi il luogo in cui sarei stata sepolta o ero gia` nella mia vita precedente?

Arrivammo all’isola del cimitero. Silenzio. Il Sole splendeva. Primavera. Proprio come in quel sogno! Seguii lentamente il gruppo fino alla tomba di Brodsky, cercando di sentire la mia. Il cimitero era diviso in tre parti: ortodossa, cattolica, protestante. Ero circondata da numerose mura con celle per le ceneri e monumenti funebri ordinari a terra. “E c’e` abbastanza spazio libero qui,” – mi baleno` in mente per qualche motivo.

Tornammo a San Marco. Il gruppo continuo` il giro con la quida, ma io preferivo di girare da sola. Nemmeno una nuvola. Il Sole stava splendendo. Primavera. Vagai per le strette vie, attraversando ponti, fotografando un piccione che camminava su uno di essi. Conoscevo ogni angolo, essendo follemente innamorata di quella citta`...

La sera, ci incontrammo al molo di San Marco. Visto che non tutti si erano ancora radunati, chiesi di farmi una foto in quel luogo misterioso, vicino alle barche che si affacciavano sull’isola di fronte. “Avevi ragione, mamma, i sogni ingannano. L’Uomo in Bianco, chiamato Woland da me, non ha nulla a che fare col mio funerale!” Lasciai andare il mio Passato, guardando l’isola di fronte che non avevo mai visitato prima. Peccato non aver dato a Woland l’icona di San Giorgio il Vittorioso, ma a cosa gli serviva?

La guida ci chiamo` coll’ombrello. Era ora di tornare. Mi avvicinai e le chiesi:

– Cos’e` quell’isola li`?

La guida diede un’occhiata all’isola e rispose:

– L’Isola di San Giorgio. Li` si trova la Cattedrale di San Giorgio il Vittorioso. Ma perche` me lo chiedi?


E` tutto grigio qui: ragazzi e pagliacci,
le favole della morale finta.
Nemmeno i rintocchi del Cremlino
rischiarano la vita quotidiana.

E stanno sussurrando tristemente
Parigi, Londra e Madrid nell’album.
Per caso, se incontri il Maestro,
allora digli, che la Patria e` cupa.

Anch’io... Con la tazza senza acqua,
catturo i fantasmi – annoiata!
Per caso, se incontri Mister Woland,
allora digli, che un demone mi manca.


Ðåöåíçèè