La Trappola di Sogni. 2. 7. Il 15 arcano maggiore
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI
2.7. Il 15° Arcano Maggiore
Dicembre 1988, Mosca
Dicembre. Stava nevicando. Improvvisamente, ci furono lampi nel cielo e un tuono rimbombo`. Capii cosa significasse. Cominciai a piangere e loro mi guardavano senza capire nulla. Avevo dodici anni. Avevamo appena iniziato la prima lezione. L’insegnante di matematica mi guardo` severamente da sopra gli occhiali.
– Mia madre e` appena morta, – dissi a bassa voce, e l’insegnante penso` che avessi perso la testa.
Quel giorno non avevamo la seconda lezione. Avrei potuto tornare a casa, ma ero spaventata. La paura dell’inevitabile che stava per accadere. O gia` accaduto? Io e la mia amica andammo verso la metropolitana per fare una passeggiata fino alla terza lezione. La sorella di mia madre apparve, camminando verso di noi. Sapevo che lei doveva essere al lavoro, ma... Ci fermammo e ci guardammo. In silenzio. Non disse nulla, ma capii tutto.
Dopo la scuola tornai a casa e mi avvicinai all’ingresso. I vicini, in piedi sulla panchina, smisero di parlare alla mia vista. Non mi fermai ed entrai in casa in silenzio. Premetti il pulsante dell’ascensore ed entrai. L’ascensore sali` al sesto piano. Avevo paura di uscire, perche` pensavo che il coperchio della bara fosse gia` li`. Mi costrinsi a fare un passo dall’ascensore verso le scale. Girai a destra verso il nostro appartamento con gli occhi chiusi. Mi sforzai di superare la paura e aprii gli occhi. Non c’era nessun coperchio. Sospirai con la speranza che mi fosse solo apparso. Suonai il campanello.
Mia nonna apri` la porta, vestita di nero. C’erano molti sconosciuti dentro. Stavano dicendo qualcosa. Qualcuno pronuncio`:
– E` arrivata la ragazza.
Rimasi in silenzio. Mi guardavano silenziosamente. Volevo entrare nella stanza, dove si trovava mia madre, ma mia nonna, in piedi proprio davanti alla porta, la tenne chiusa e disse:
– Lavati le mani.
Mi rifiutavo ancora di crederci... Aprii la porta del bagno e vidi lo specchio coperto da un asciugamano... Uscii subito. Mi stavano guardando. Stavo scivolando lentamente lungo il muro:
– MA-MAAAAAAA!!!
E... mi svegliai! Dal mio urlo. Sospirai di sollievo, piangendo silenziosamente di felicita` e dissi mentalmente: “Mamma, mi dispiace! Come ho potuto credere che fosse tutto vero? E` solo un incubo! Un sogno lunghissimo, in cui mi stavi lasciando. Se vuoi, te lo raccontero` oggi.”
I miei occhi si stavano abituando all’oscurita`. Iniziai a distinguere i contorni dello spazio intorno a me e non riuscivo a capire nulla. Quella stanza non era mia, ne` nostra con la madre. Mi sedetti sul letto e cercai di vederla meglio. A sinistra, c’era un tavolo tra due porte che davano su altre stanze. A destra, c’era un muro e un’altra porta. Dove mi trovavo? Cosa ci facevo? Come ci ero arrivata? All’improvviso, la sveglia suono` nella stanza accanto. La porta si apri`. Qualcuno accese la lampada da tavolo e si diresse verso di me. Vidi mia zia, la sorella di mia madre... I miei occhi si riempirono d’orrore nel realizzare, che il mio sogno era realta`. Avevo solo sognato quello che era gia` successo il giorno prima! Mia zia mi aveva portato per passare la notte a casa sua, non lasciandomi a casa, dove mia madre sarebbe rimasta per altri due giorni.
***
Settembre 2011, Budapest – Mosca
Mi chiamarono dall’Unione degli Scrittori e dissero di rappresentare la Russia al III Festival Internazionale in Ungheria a settembre. Il viaggio col volo tra due settimane era gratuito per me. Al mio nuovo lavoro, mi lasciarono andare e dovevo urgentemente preparare tutti i documenti per richiedere il visto.
L’Ungheria ci accolse calorosamente. A Budapest faceva sorprendentemente caldo. Recitammo le nostre poesi in tre citta`, facemmo conoscienza coi deputati del Parlamento. Le nostre poesie furono appese accanto ad opere di classici mondiali su una parete di una casa nel centro di Budapest. Sul Viale delle Stelle, vicino alla citta` di Sant’Andrea, fu posata una pietra coi nostri nomi incisi in precedenza e i paesi che rappresentavamo. A Ishaseg, ci furono consegnati i diplomi e il film sul festival. Secondo il voto di tre citta`, fu anunciata la migliore e, ad ottobre, l’Ungheria mi avrebbe candidato al concorso internazionale “Nuove Pleiadi” 2012 nel campo della letteratura, il loro piccolo Nobel, a cui avrebbero partecipato 100 letterati da tutto il mondo, e, inaspettatamente, l’avrei vinto e avrei ricevuto una statuetta col mio nome inciso sopra e un diploma. Lo avrei saputo piu` tardi, il giorno del Natale cattolico.
Ci stavamo dirigendo all’ultima rappresentazione del festival. Ero in macchina con un poeta svizzero che, come me, parlava un italiano perfetto. Ci raccontavamo storie mistiche della vita. Mi ricordai del sogno del mio funerale a Venezia e glielo raccontai.
– Conosci quell’Uomo in Nero?
– No, inoltre, non ho visto il suo volto nel mio sogno, – risposi, ma l’Uomo in Bianco apparve immediatamente sul mio schermo interiore. – Anche se c’e` un uomo che gli somiglia. Ci siamo incontrati sei mesi dopo il sogno, ma era vestito di Bianco.
– Chi e`?
– Non lo so.
– Non l’hai conosciuto?
– Beh, non so molto di lui. Solo il suo nome e cognome, che mi causano panico e paura. Appare nella mia vita, poi scompare.
– E` il karma! – rise il poeta svizzero. – Il tuo sogno riguarda chiaramente il funerale della tua vita passata. Non importa! Di sicuro, ci vengono mostrati solo i funerali precedenti!
In quel momento, l’autista dell’auto, che parlava esclusivamente ungherese, accese la radio locale, ma per qualche motivo sentimmo in russo:
– Marina Tsvetaeva mori` e fu sepolta a Elabuga. La versione generalmente accettata della sua morte e`... Tuttavia, alcuni pensano che...
I poeti in macchina iniziarono a spingermi ai lati, esclamando: “Tsvetaeva! Tsvetaeva!” Ma era difficile ascoltare il programma su Marina, perche` il traduttore in ungherese parlava piu` forte dell’originale russo. Un minuto dopo, l’auto si fermo` e arrivammo a destinazione.
... Appena tornata dall’Ungheria, un corriere mi chiamo` dalla Germania, dove era appena uscito il mio libro di poesie “Senza Maschera”. Ci incontrammo e mi diede le mie copie. Non ebbi il tempo di entrare in ufficio, perche` un’oligarca mi chiamo` invitando a cenare insieme, e accettai. Nel pomeriggio, ricevetti un’altra chiamata. Misi la mano sul telefono e rabbrividii.
– Pronto, – dissi, cercando di non mostrare la mia eccitazione.
– Ciao, Alice! Puoi parlare? – tuono` la voce maschile.
– Dipende da cosa, – risposi automaticamente, e un’ondata di panico mi travolse.
– Richiamami quando puoi parlare.
– Stasera, – risposi, e ci salutammo.
Rimasi seduta alla scrivania a lungo, fissando il PC con sguardo assente, chiedendomi: “Chi e`? Perche` questa storia infinita non finisce mai? Questo succeede, quando fai un passo falso e ti allontani dalla catena d’eventi che ti e` stata prescritta, e questa ti rimane al collo o scodinzola, finche` la vita non ti riporta di nuovo nella stessa situazione con le stesse persone per interpretare il ruolo fino alla fine, secondo lo scenario prescritto dall’Alto. Ma che tipo di scenario e` questo? Di cosa, commedia o tragedia? Di che diavolo si tratta?!”
Pranzai coll’oligarca. Mi offri` un lavoro nella sua azienda come CEO. Gli dissi che avevo appena firmato un contratto di lavoro coi tedeschi. La sera, bevevo un caffe` in una caffetteria, cercando di superare la paura e di comporre il numero dell’Uomo in Bianco. Col massimo sforzo di volonta`, premetti il pulsante di chiamata dell’abbonato desiderato. L’Uomo in Bianco non rispose. Mi fece ridere, era il mio sogno, di sicuro! Non esisteva! Ma l’Uomo in Bianco mi richiamo` presto. Dissi il solito “pronto” ed ero pronta a sentire qualsiasi risposta, tranne il tonante:
– Chi sei?
La mia mente si dispiego` per abbandonarmi, ma mi sforzai di rispondere con calma, senza emozioni, come una ragazza sana di mente:
– Lei mi ha chiesto di chiamarLa stasera, quando posso parlare.
La pausa duro` abbastanza a lungo, ma si concluse con:
– Di cosa?
– Non lo so, – risi.
– Stai cercando lavoro? – mi chiese con voce roca.
– No, grazie, – risi di nuovo.
Lui disse che aveva una chiamata in seconda linea e che mi avrebbe richiamata piu` tardi. Pagai il caffe` e uscii dalla caffetteria, dirigendomi verso casa. L’Uomo in Bianco mi richiamo`. E non capivo piu` se fosse un sogno o la realta`.
– Alice, perdonami, – rise. – Non sei stanca di queste sciocchezze?
– Cosa intendi? – gli diedi del tu finalmente.
– Ho un posto vacante...
– Ho un contratto firmato coi tedeschi, – stavo lentamente perdendo la pazienza, camminando lungo i vicoli bui verso casa. Si`, quello che mi stava succedendo era solo un altro sogno.
– Quanto ti pagano loro? Ti paghero` di piu`. Ho bisogno urgentemente del dipendente.
Ricordai tutto quello che era successo in quel sogno fino a quel momento, mentre lui continuava a parlare forte e velocemente. La sua voce era la voce di un uomo, affilata come un coltello, che mi faceva a pezzi senza pieta`. Ero spaventata. Mi incalzo`.
– Dov’eri allora, d’estate?! – gli gridai. – Dove sei sparito? Ho gia` firmato il contratto!
– Sono volato via e tornato. Perche` parlarne? Quando vieni a lavorare con me? Ne ho bisogno subito!
Parlavamo entrambi ad alta voce contemporaneamente, e riuscivo a malapena a sentire le sue parole. Mi avrebbe ucciso! L’avrebbe fatto! Di sicuro! E gridai:
– Chi sei? Non ti conosco! Cosa vuoi da me?
All’improvviso, entrambi tacemmo. Dopo una lunga pausa, mi disse piano e lentamente:
– Ti ho appena dato delle informazioni. Se NON ti interessa...
– Va beh, vengo da te... domani sera, – dissi decisivamente per spostare almeno in una certa direzione lo scenario inspiegabile, ricordandomi allo stesso tempo che l’icona di San Giorgio il Vittorioso, portatagli come un regalo dalla Grecia, viveva a casa mia ancora.
La sera del giorno dopo e dopo l’estenuante procedura del concorso per i candidati ad uno dei premi letterari nazionali, arrivai al suo Palazzo. Si sedette al tavolo, girato a meta` verso di me, cercando di non guardarmi col suo sguardo penetrante. Gli porsi in regalo i miei libri, “Poesie casuali” e “Il Libro della Conoscenza”, in cui raccontavo al mondo della sua terribile forza di attrazione e repulsione.
– Grazie, – disse con indifferenza, sfogliando il libro di poesie.
– La terza parte e` Sua, – aggiunsi.
– Allora, e` tutto lo stesso. Dalle 10 alle 19. Malattia a tue spese. Di soldi ti ho parlato gia`. Oh, e un’altra cosa, agosto ora e` un mese lavorativo. Niente ferie, tranne le vacanze di maggio e Capodanno.
– Ha un cuore? – esclamai per qualche motivo, mordendomi la lingua.
– Un cuore? Chi? Io? – l’Uomo in Bianco si volto` verso di me e mi guardo` sorpreso. – Si`, ce l’ho. Ci penserai fino a domani!
Guardai l’Uomo in Bianco e pensai: “Dio mio, ‘domani’ e` gia` domani, e non un altro giorno! Chi e`? Quanti anni ha? Di cosa ho paura? Cosa sa il mio Subconscio che non so ancora? Da cosa cerca di proteggermi in ogni modo possibile?”
Il mio Subconscio non trovo` niente di meglio che mentire:
– Domani incontrero` un oligarca. Mi offre la posizione di CEO. Dopodomani.
Il giorno prima avevo gia` detto di no all’oligarca, e anche se l’oligarca mi avesse offerto di prendere il suo posto, avrei comunque rifiutato, perche`...
– Oligarca? Stai ancora pensando? Cosa c’e` da pensare allora? – esclamo` l’Uomo in Bianco e aggiunse: – Va bene, dopodomani.
Me ne andai, dimenticando di dargli l’icona di San Giorgio.
Lo chiamai per dirgli di si`. Non rispose alla mia chiamata. Aspettai che mi richiamasse, ma non lo fece.
“Non e` Lui”, – pensai, e quasi mi vennero le lacrime.
La sera, mescolando i Tarocchi, dopo aver chiesto per la prima volta alle 78 carte: “Chi e`?”, ne tirai fuori una, ed era il 15° Arcano Maggiore – “Il Diavolo”.
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