La Trappola di Sogni. 2. 6. Poesie causali

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”

PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI

2.6. POESIE CASUALI

Dicembre 1988, Mosca


La sera, prima di andare a letto, andai da mia madre. Era di nuovo uscita dall’ospedale, ma ora rimaneva in soggiorno e io dormivo da sola nella stanza piccola. La mamma si alzava a malapena dal letto. Ogni giorno un medico veniva a farle delle iniezioni, ma lei diceva che non servivano a niente, ed era stanca di sopportare un dolore infernale e infinito in tutto il corpo. Mi faceva male guardare i suoi occhi neri senza fondo, che prima erano marroni. Tutti mi dicevano che la mamma sarebbe guarita presto. Volevo crederci a livello di Coscienza, ma il mio Subconscio conosceva la verita` gia` da tempo.

– Scrivi qualcosa? – mi chiese improvvisamente la mamma, e annuii silenziosamente. Non volevo turbarla, ma non potevo nemmeno mentire. – Recita quello che hai scritto, l’ultimo...

Andai in camera mia e tornai con un foglio, mi sedetti sul suo letto e rimasi in silenzio.

– Recita, non ti rimprovero`.

– Questa poesia riguarda... il funerale di papa`.

– Ma tu non sei stata li`, – disse la mamma, per qualche motivo non sorpresa.

– Non scrivo poesie io stessa. Le parole vengono da me da sole.

– Hai mai visto nel sogno tuo padre?


***

Mori` a 36 anni, quando io ne avevo 4. Lo ricordavo a malapena. Solo un paio di frammenti dell’infanzia, molto vaghi. Ricordavo che eravamo alla nostra casetta estiva, a pranzo. La nonna ci stava versando la zuppa nei piatti. Papa` disse che sarebbe stato bello raccogliere un po’ di verdura dall’orto. Corsi in giardino, raccolsi la verdura e tornai a tavola, ma papa` aveva gia` mangiato tutto, mentre avevo fatto il mio meglio per accontentarlo. Poi andammo nel bosco e giocammo a lanciare le pigne. Tornammo alla casetta e gli saltai sulla pancia. La mamma disse che papa` stava male, ma mi stavo divertendo. Prima della sua morte, andavo all’asilo per cinque giorni a settimana, compreso le notti. Forse era per questo che non ricordavo altro.

Papa` era spesso fuori per lunghi viaggi di lavoro all’estero come agente dei servizi segreti e aveva persino incontrato Andropov (Capo dell’Unione Sovietica negli anni 1982—1984)di persona. L’avrei saputo dopo la sua morte. Guardavamo “Diciassette momenti di primavera” (Un film sovietico molto famoso sulla Seconda Guerra Modiale, il protagonista era un ufficiale dei servizi segreti russi a Berlino) con mia madre, e lei disse: “Tuo padre era come il protagonista”. Conservai le lettere che scrisse a me e a mia madre dal suo ultimo viaggio di lavoro in America.

Una volta, mentre tornavo a casa con mia madre, le avevo chiesto: “Dov’e` papa`? Perche` non viene per cosi` tanto tempo?” E sentii in risposta: “E` morto e non verra` mai piu`”. Cominciai a ridere. La mamma era inorridita: “Non ti vergogni?” E io le dissi: “Le persone non muoiono mai!”

La mamma mi aveva detto che le sue ultime parole erano su di me. Lui le aveva detto che sarei morta presto, e come sarebbe successo, e che mia madre mi avrebbe salvata. La mamma pensava che fosse frutto della sua immaginazione delirante. Ma quando, sette anni dopo la sua morte, e quasi il giorno della sua nascita, ero davvero morta, non aveva forse creduto nella possibilita` di prevedere il futuro? E non solo di prevedere, ma di cambiare...

Mori` improvvisamente nel 1980, poco prima di un altro viaggio di lavoro, per cui stavamo per partire tutti e tre insieme. Anzi, fu ucciso con un veleno a lunga durata d’azione. E tutti coloro che avevano lavorato con lui in America, tornati a casa quello stesso anno, morirono d’improvviso uno dopo l’altro, e le loro morti furono avvolte nella leggenda.

Non avevo molte foto di mio padre, ma da bambina gli assomigliavo.

***

– L’ho visto ieri notte in sogno, – disse la mamma con voce calma, scorrendo il sogno sul suo schermo interno. – Era come se ci stessimo risposando.

– Hai detto che i sogni sono ingannevoli, che non ci si puo` fidare.

– Lascia stare, recitami la poesia!

Cosi` le recitai una delle poche poesie che in seguito sarebbero sopravvissute e risorte dall’oscurita` delle poesie nere che avevo scritto prima del 1993. Poi, nel 1993, rileggendo quel versetto, d’improvviso prestai attenzione alle ultime due righe profetiche sull’imminente secondo funerale...

La mamma mi ascolto` in silenzio, guardando lontano per molto tempo. Poi all’improvviso chiese:

– Portami le forbici.

Andai a prendere le forbici e tornai indietro. Gliele diedi. Si taglio` una ciocca dei suoi rarissimi capelli, dopo la chemioterapia, e me la porse.

– Per cosa? – chiesi, a quel livello di Coscienza che ancora si rifiutava di credere che i miei sogni orribili si sarebbero avverati.

– Capirai piu` tardi. Mi somigli un po’?

– Si`, certo! Finira` presto. L’anno bisestile sta per finire. Devi solo avere un po’ di pazienza, mamma.


***
Febbraio – Agosto 2011, Mosca – Grecia


L’Uomo in Bianco non mi chiamo` piu`. Peccato. Ma alla fine, mi ripromisi di finire il mio “Libro della Conoscenza”. Lo scrivevo di notte, perche` lavoravo di giorno. Ogni capitolo mi prendeva diverse notti. Appena ne scrissi uno nuovo, lo misi di proposito su Internet. Se qualcuno ti leggeva aspettando il seguito, non avevi il diritto di smettere di lavorare, fermandoti a meta`. Se non avessi finito il libro quella volta, non l’avrei piu` fatto, esplodendo dall’interno. Scomparvi dal mondo, immergendomi nel Flusso, invisibile all’occhio umano, a cui appartenevo interamente, che mi stava guidando. Il 24 aprile 2011, misi il punto finale e tirai un sospiro di sollievo. Mi sembrava di aver scritto quel libro per tutta la vita, ma tutto cio` che potevo dire al mondo era stato detto. Quasi immediatamente, ricevetti un messaggio automatico, che l’Uomo in Bianco aveva rivisto il mio CV. E ancora una volta: quelle onde, che attraevano e respingevano allo stesso tempo, terrorizzandomi l’anima. “Hai paura di cosa, Alice? Perche` hai cosi` tanta paura di quest’uomo? Cosa puo` farti?” Le parole di mia madre risuonarono dentro di me: “Se non sconfiggi la tua paura, un giorno sara` essa a sconfiggerti. Devi avvicinarsi ad essa”.

Ma non potevo chiamarlo, ero troppo spaventata per sentire la sua voce, tagliente come un coltello, che mi faceva a pezzi senza pieta`. Non teneva il mio numero di telefono nel suo telefono. Perche` chiamare? Per sentire un fragoroso “Chi sei?” di nuovo? E cosa gli avrei risposto? Tutto era stato detto da tempo: volevo stare con lui. Ero attratta da lui come un’onda dagli scogli per infrangersi...

Avendo guardando il mio CV molte volte, lui scomparve.

La stessa estate, parallelamente al “Libro della Conoscenza”, per il quale c’era gia` una coda di acquirenti, pubblicai il libro “Poesie Ñasuali”. La terza parte, intitolata “Woland”, era dedicata all’Uomo in Bianco.

Prima avevo fatto le copertine dei libri coi miei dipinti, ma quella volta, mentre cercavo una foto, frugando nel mio archivio estero (non per niente avevo viaggiato in piu` di 50 paesi), trovai il mio viaggio d’affari a Venezia. Il mio cuore comincio` a battere piu` forte. Era la mia foto sul molo di San Marco con un cielo limpido, la vista di un’isola sconosciuta e una barca che si allontanava dalla riva, con un barcaiolo a bordo... Guardai la foto a lungo e mi ricordai che il verso “Chimera”, una delle mie “Poesie Ñasuali”, parlava proprio del sogno del mio funerale a Venezia. Chiesi al grafico della copertina di aggiungere una farfalla in volo alla foto, come simbolo dell’anima e dell’infinito. Nello stesso momento, dal nulla, la televisione si materializzo` nella mia vita. Fui invitata a quattro programmi su diversi canali TV, gratuitamente.

Altrettanto inaspettatamente, mi chiamo` Natela:

– E` il tuo momento, stella della TV, di aggiornare il tuo CV!

Andai obbedientemente sul sito web di lavoro, dove il mio CV non veniva aggiornato da cent’anni, ma per qualche motivo trovai l’Uomo in Bianco nell’elenco dei datori di lavoro e vidi lo stesso annuncio, con la data di pubblicazione aggiornata!

“Devi sconfiggere la tua paura, Alice, altrimenti...” – risuono` nella mia mente. Cliccai sul pulsante “Invia CV al datore di lavoro” e...

Mi richiamo`! Con dita tremanti, presi il telefono in mano.

– Ciao, Alice, – mi disse freddamente e cupamente. – Tutto lo stesso... soldi, condizioni... Ecco, un’altra cosa, mi ero dimenticato di avvertirti, niente assicurazione medica, non pago i giorni di malattia. Le ferie sono solo ad agosto.

– Capito, – dissi con voce ferma, mentre il mio cuore stava per superare il suo massimo numero di battiti al minuto.

– Se sei interessata, possiamo incontrarci e discutere i dettagli, – mi lancio` la frase in modo scortese e indifferente. Stavo per dirgli di si`, quando... Mio Dio! Che orrore!

– Parto domani per la Grecia. Torno tra due settimane. Venerdi` mattina. Posso venire da Lei lo stesso venerdi` sera?

– Lunedi`. A presto, – rispose seccamente.

Andai in Grecia felicissima. Quando era stata l’ultima volta che mi sentii felice? Non ricordavo. Le piu` nere pieghe della vita, con tragici colpi di scena del destino, mi trasformarono in una creatura chiusa, ricoperta da un guscio multistrato a causa delle periodiche e improvvise pugnalate alla schiena. Ma quella volta sarebbe stato diverso! Si`! L’avevo aspettato per cosi` tanto tempo! Forse avremmo solo il lavoro da condividere, ma sarei riuscita a vederlo. Ero attratta da lui, inspiegabilmente, irrazionalmente, come un’onda dagli scogli per...

“Fermati! Perche` per infrangersi, Alice? La tua paura proviene dall’infanzia. La premonizione della separazione da coloro che amavi ha lasciato un segno indelebile nella tua memoria del Passato. Ma ora sara` tutto diverso! Hai gia` fatto un passo verso la tua paura e incontrerai l’Uomo in Bianco al tuo ritorno sana e salva!”

Durante il mio viaggio dei monasteri greci, mi fermai all’icona di San Giorgio il Vittorioso e mi venne in mente un desiderio irrefrenabile di comprarla per l’Uomo in Bianco come regalo, come se un giorno San Giorgio lo avrebbe aiutato. Gia` di ritorno a Mosca, mi ricordai che mi aveva chiamato a gennaio, mentre attraversavo il confine tra Libano e Siria, e la guida ci stava parlando di San Giorgio.

“Cosa hanno in comune? Perche` San Giorgio?” – riflettei senza trovare risposta. Ma un giorno la risposta sarebbe sicuramente arrivata.

Tornai a casa felice e piena d’energia per iniziare la fase successiva del mio cammino. Lunedi`, nel pomeriggio, chiamai l’Uomo in Bianco dal lavoro per fissare l’ora del nostro incontro nel suo ufficio la sera, e... Non mi risposi al telefono!

Mi sedevo su una panchina fuori, cercando di respirare a pieni polmoni, quando mi chiamo` Natela:

– Domani alle 11:00 hai un colloquio con un’azienda tedesca.

– Va beh, – esalai, condannata.

Un’ora dopo, l’Uomo in Bianco mi richiamo`. Quasi sobbalzai sulla sedia, ma dissi con calma il solito:

– Pronto!

– Chi sei? – sentii un forte tuono nelle orecchie.

Chiusi gli occhi, ma mi sforzai di rispondere:

– Avevamo concordato con Lei il nostro incontro oggi per discutere la Sua offerta di lavoro.

Rimase in silenzio, essendosi dimenticato di me da tempo, e chiaramente non capiva con chi stesse parlando, ma poi disse:

– Non sono in ufficio ora.

– Va bene, – risposi con calma. – Mi fa sapere quando Lei sara` li`.

Il giorno dopo firmai il contratto di lavoro coi tedeschi. Forse l’Uomo in Bianco era stato solo un mio sogno, e non esisteva nella Realta` terrestre. Chi era?


Qui fa un caldo infernale
nella citta`, in cui i muri –
le pietre vere, ma tombali –
con degli zoccoli stampate
e` uno scacco matto puro
all’anima, che hai bevuto
di nuovo non fino in fondo…
Mi sento come un bel vaso,
essendo rotta all’istante
in mille pezzi.

Gli anni sono gli uccelli,
le date sono i ritratti
delle persone sconosciute,
ed ogni traccia – un granello! –
ed ogni giorno e` un lampo,
sto ululando con i lupi,
voltando pagine vissute…
Ma lasciami sognare solo
almeno l’ombra piu` spettrale
di Dolce Vita!

La Meraviglia mi spaventa –
la creatura del Signore,
che fa miracoli attorno,
e` pazza qui, innamorata –
e` il problema, ovviamente! –
di una vita montuosa,
del Paradiso delle more,
in cui le stelle tremolanti
ancora stanno aspettando
ognuno – sua.


Ðåöåíçèè