La Trappola di Sogni. 2. 4. La Ragazza e il Lupo
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI
2.4. La RAGAZZA e il LUPO
Dicembre 1987, Mosca
Io e la mamma scendemmo la scala mobile fino alla metropolitana e girammo a destra. Aspettammo il treno, arrivo` e salimmo. C’era molta gente, ma avevamo solo una stazione da andare. Solo una. Uscimmo ad una stazione sconosciuta. Cercai di leggerne il nome invano. Tutto era avvolto dalla Nebbia. Come era arrivata li`, sottoterra, nella metropolitana? La Nebbia si stava infittendo. Ci dirigemmo verso l’uscita, ma c’era un vero pandemonio davanti alla scala mobile! Perche` c’era cosi` tanta gente? Non la vedevo a causa della Nebbia, ma la sentivo. Come me e mia madre, si stavano muovendo lentamente verso l’uscita. La mamma fece un passo nella Nebbia e si dissolse in essa. Cercai di seguirla, ma urtai la gente. Le persone mi chiusero in un cerchio stretto e non mi lasciavano passare. Cercai di separarli con le mani, ma non ci riuscii. Quelle persone si trasformarono in un muro di pietra. Ci picchiavo contro con i miei pugni infantili, cercando di spostarlo, ma le forze erano disuguali. Mi rendevo conto che ogni istante che passava mia madre si allontanava sempre di piu`. Se ne stava andando e non potevo fermarla. La stavo perdendo.
– No, mamma! Non lasciarmi qui da sola! No!
La paura della disperazione. La sensazione d’inevitabilita` di cio` che stava per accadere.
– Mamma! Ma-ma-aaa!
– Alice, – mia madre si sveglio` per il mio grido, – cosa ti prende?
– Te ne stai andando. Non voglio che tu te ne vada!
– Sono qui! Non me ne vado da nessuna parte!
– Lo sei! – esclamai. – Non sei piu` qui!
– Fai brutti sogni?
– Non sono sogni! Sono realta`! Ma non voglio che si avverino! Voglio che tu resti!
Piangevo, abbracciando il mio cuscino, l’unica amica silenziosa che non discuteva mai con me.
– Alice, mi fai paura. Dopo la tua morte a settembre, sei tornata diversa! Guarda, sono qui. Sono viva! Non moriro`!
– Non mi credi! Vai dal dottore!
– Niente mi fa male! La tua paura non ha una vera ragione. E` solo frutto della tua immaginazione. Non devi credere ai tuoi sogni, Alice, anche se a volte si avverano! I sogni sono ingannevoli. Prima o poi, ti inganneranno comunque. Non sono i sogni a dover controllarti, ma sei tu a dover controllare il tuo sogno!
***
Febbraio 2011, Mosca
Visitai un bardo e compositore per ritirare i file con le registrazioni delle mie canzoni. Mentre li copiava su una chiavetta USB, vagavo lentamente per la sua stanza e all’improvviso mi fermai.
– Cos’e` questo? – esclamai involontariamente.
– Dipingo, – disse il compositore imbarazzato.
C’erano dei quadri sugli scaffali vicino alla finestra, tanti quadri. Mostravano tutti una citta` nera, con case nere, piccole finestre cieche, nebbia grigia e Luna piena, su ogni quadro. Quella mi era la citta` fin troppo familiare, la mia citta` preferita, la Citta` sull’Acqua. Ma in quei quadri sembrava completamente di cartone, come la scenografia sul palcoscenico: artificiale, spaventosa, inquietante.
– Sei mai stato a Venezia?
– No, mai.
– Perche` ; nera?
– Forse sta... piangendo.
– Sono appena tornata da un viaggio d’affari, da Venezia, – sospirai, continuando a guardare i quadri. – La mia citta` preferita. Vado spesso a Venezia. Sia per lavoro che per conto mio. C’e` qualcosa di magico in questa citta` che mi fa tornare.
– Devi andare a Venezia con la tua persona amata!
– Lo pensavo anch’io. Ma l’italiano, il direttore della fabbrica, con il quale comunichiamo per lavoro, ha detto che Venezia e` considerata in Italia una citta` sfortunata per gli innamorati, che porta alla separazione eterna. Mi ha fatto degli esempi dalla sua vita e da quella dei suoi amici, quando dopo il viaggio i fidanzamenti furono annulati e una ragazza mori` addirittura!
– Forse e` per questo che Venezia piange!
– Ho fatto uno strano sogno circa un anno fa. Mi stavano seppellendo a Venezia. L’avevo completamente dimenticato, ma me ne sono ricordata di recente, durante il mio ultimo viaggio di lavoro, mentre passeggiavo per San Marco. Sono andata al molo e ho visto una barca che si allontanava dalla riva. Proprio come in quel sogno...
– Quindi sarai sepolta a Venezia?
– Non lo so. Era mattina presto. Sembrava primavera. Una foschia nebbiosa. C’erano solo due persone sulla barca, il barcaiolo e l’Uomo in Nero dai capelli grigi, quasi bianchi. Trasportavano il mio corpo o le mie ceneri. Non lo so, avevo paura di guardare dentro la barca. Stavano andando all’isola di fronte. Non so nemmeno che isola sia. Non ci sono mai stata.
– Allora chi e` lui, il tuo Uomo in Nero?
– Non lo so.
– Comunque, non sono di certo io! – sorrise il compositore. – Dimentica il sogno! Si puo` sognare qualsiasi cosa. Faresti meglio a scriverci un libro! E dipingero` Venezia per te, se vuoi.
... Stavo tornando a casa in metropolitana, sprofondando nel sonno. Improvvisamente, sentii le parole di un verso su Venezia. Presi il telefono per annotarle. Ma a chi era rivolto quel verso? All’Uomo in Nero che non avevo ancora incontrato? O che avevo incontrato, ma non mi ero resa conto di essere Lui? Nelle ultime righe, Venezia fu inghiottita dalla Nebbia del mio ultimo letargo. Spesso non sapevo di cosa stessi scrivendo. Ma ogni mistero veniva risolto prima o poi. Era solo questione di tempo. Peccato che l’Uomo in Bianco non mi avesse mai richiamata. Tutto si risolse da solo. “No” significava “no”.
“Non e` Lui,” – espirai non senza tristezza e...
...gia` a casa, lanciai un’occhiata al davanzale della finestra. C’erano tre libri che gli avevo autografato molto tempo prima, ma per qualche motivo non avevo osato dargli. Non volevo incontrarlo. Mi aveva gia` detto tutto con il suo silenzio. Ma ogni azione incompiuta deve essere completata. Cosi` decisi di portare i libri al suo Palazzo sabato e di consegnarglieli tramite la guardia insieme alla mia laconica lettera, in cui non c’era altro che un’inspiegabile sensazione d’attrazione e il mio razionalismo inconscio. Forse, essendo piu` forte di me, l’Uomo in Bianco avrebbe distrutto il muro della mia paura. Se... Cosa avrei perso dopo il suo silenzioso “no”? Assolutamente nulla.
Dopo una buona notte di sonno, andai al Palazzo verso l’ora di pranzo. Avvicinandomi al Palazzo, sentivo sempre piu` forte che lui era li` dentro. Avrei potuto tornare a casa, ma ero attratta da lui. Inspiegabilmente. Irrazionalmente. Come un’onda dagli scogli per infrangersi...
Salii i gradini, aprii la porta, salutai la guardia e chiesi di passare il mio modesto regalo al destinatario.
– E` appena arrivato. Come dovrei presentarLa?
"Dannazione!" – imprecai mentalmente, e un’ondata di panico, la paura di qualcosa d’inevitabile, imminente, che stava per accadere, mi pervase dalla testa ai piedi.
– Alice, – cercai di mantenere la calma.
Aprii la porta. Era seduto al tavolo vicino alla finestra. Mi guardo` e represse a stento la sua risata diabolica.
– Le ho portato un regalo.
– Sono appena tornato. Stavo volando un po’. Bene, qual’e` la tua decisione?
Prese il sacchetto di plastica con i miei libri su un’Altra Realta` e la lettera, che di certo non avrebbe dovuto leggere se gli avessi detto di si`, e lo mise sul davanzale della finestra. Mi fermai di fronte. Era tutto vestito di bianco. Dannatamente alto e diabolicamente bello. Diabolicamente...
– Non voglio dirLe di no, e non posso dirLe di si`, – espirai a fatica.
Mi guardo`, penetrandomi con il suo sguardo e la sua energia. Volevo stare con lui. Ero attratta da lui.
– Hai bisogno di tempo libero? Di soldi?
– Sia di tempo che di soldi. Che senso ha perdere qualcosa che...?
Sapevo che aveva letto le mie poesie. Erano facili da trovare su Internet. Ma stavo dicendo sciocchezze. Proprio quelle che mi aveva dato il mio Subconscio razionale. Quella parte di me non voleva che provassi dolore di nuovo, proteggendomi. Perche`? Cosa poteva farmi lui? Da dove veniva il panico?
– Capito, – mi disse con un sorriso.
Arrivammo alla porta. La aprii con la mano sinistra, mentre lui mi porse la destra in segno d’addio. Gli toccai le dita e... Mi giro` per guardarlo in faccia. Le mie mani gli raggiunsero il collo, le mie dita affondarono nei suoi capelli grigi, quasi bianchi. Chiusi gli occhi. Il mio Se`-Lupa desiderava follemente quell’amore terrestre. Mentre l’altro Se`, la Ragazza, cercava freneticamente di trovare almeno una ragione per...
Improvvisamente, mi ricordai di un piccolo dettaglio sulla mia biancheria intima, che non avrebbe avuto alcun significato nella stessa situazione se al suo posto ci fosse stato un altro uomo. Ma lui... Era troppo categorico nelle sue affermazioni... Mezzo passo a sinistra... Mezzo passo a destra... Se avessi saputo che ci saremmo incontrati quel giorno, avrei indossato il piu` bello e costoso che avessi! Mi avrebbe considerata indegna di lui. Non mi perdonerebbe mai. Mi avrebbe uccisa...
– No, non ora, per favore, non...
– Non e` quello che volevi?
Mi voltai verso la porta. Ero distrutta. Si sedette al tavolo dietro di me.
– Cosa c’e` che non va? – chiese. – Sei offesa?
Non sapevo cosa rispondere. Come potevo spiegargli che avevo una paura terribile di lui? Tanto quanto di perderlo, di un solo pensiero di non poter mai piu` essere insieme! Volevo davvero che rimanesse nella mia vita, che diventasse il mio uomo... Avrei voluto sprofondare sotto la terra, scomparire, cancellare quel frammento dalle Tavole Astrali e riscriverlo una volta per tutte! Lo salutai e me ne andai. Chi era lui?
Il solitario di carte e` finale,
sfogliando i ritratti lampeggianti,
decifro: i poeti audaci
qui formano un’alleanza forte
con la Signora Morte ogni tanto.
Espresso e` piu` dolce con i sogni,
San Marco dorme, sempre ascoltando
le onde, che sussurrano ai ponti, –
ti hanno visto, mentre tu cercavi
le mie ceneri – di nuovo e invano…
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