La Trappola di Sogni. 2. 3. Tsunami
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”
PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI
2.3. TSUNAMI
Novembre 1987, Mosca
Tutto era inondato di Sole. Io e la mamma eravamo in riva al mare. Quel giorno era molto calmo, non c’erano onde, ne` vento. Il mare era di un verde-azzurro chiaro. Passeggiavo lungo la riva, raccogliendo conchiglie. Ce n’erano poche. La mamma era da qualche parte sulla destra. Guardava in lontananza, verso l’orizzonte, pensando a qualcosa, e si girava di tanto in tanto per vedere se mi fossi allontanata tanto da lei. Non c’era nessuno sulla riva tranne noi.
D’improvviso, mi fermai per il panico che mi assali`. La paura di cio` che stava per accadere. Qualcosa di molto brutto e inevitabile. Il cuore mi batteva forte. Alzai la testa e le mie pupille si dilatarono per quello che vidi, non riuscivo a muovermi: un’onda enorme, alta come un palazzo a piu` piani, apparve all’improvviso dal nulla e, crollando, mi trascino` con se` nel Vuoto.
– Mamma! Mamma! – gridai e... mi svegliai.
Non sapevo che tipo di mare fosse. Non sapevo ancora com’era il mare e di che tipo potesse essere. Ma lo dipingevo spesso. In tutti i miei quadri c’era il mare. A volte aggiungevo una nave e un paio di gabbiani per far si` che il mare non fosse cosi` solitario, anche se non avevo ancora visto gabbiani in vita mia.
Per la prima volta, mi trovai in mare nel febbraio del 1995, sul Mar Nero, al confine con l’Abkhasia. Arrivava una tempesta. Rimasi sulla riva, ipnotizzata dalla furia degli elementi. Ero molto spaventata, ma come stregata, mi avvicinai il piu` possibile alle onde, congelandomi in uno stato confusionale, riflessa negli occhi dell’Abisso. Fin dalla nascita, avevo avuto la paura dell’acqua, o meglio, dei bacini naturali: fiumi, stagni, laghi, mari... Prima della morte di mio padre, i miei genitori avevano cercato di insegnarmi a nuotare nella Moscova, a Rublyovka, vicino alla Collina di S. Nicola, vicino alla nostra casetta estiva, ma invano. Ogni volta che mi avevano portata in acqua lontano dalla riva, avevo urlato opponendomi in tutti i modi: pizzicando e mordendo, come un piccolo animale che prevedeva la sua morte dall’acqua. Di conseguenza, mia madre mi portava in piscina la domenica. Non era affatto spaventoso nuotare in piscina, anche dove non c’era il fondo sotto i piedi, perche` l’acqua della piscina era “artificiale”.
***
Gennaio 2011, Mosca
Il 31 dicembre, dopo aver inviato a tutti i miei contatti telefonici gli auguri per il Capodanno, mi ricordai dell’Uomo in Bianco. Non avrei dovuto mandarglieli. Si era dimenticato di me da tempo ed era impossibile immergersi due volte nello stesso fiume. Ma il primo giorno dell’anno, dopo un’altra chiamata da amici, sentii un trillo telefonico e, anche senza sapere chi fosse, provai un’eccitazione inspiegabile: “E` Lui...”
– Ciao! – mi tuono` nelle orecchie. – Mi hai fatto gli auguri per il Capodanno. Sono molto contento. Auguri anche a te. Ma ho avuto problemi col mio telefono. Tutti i contatti sono andati persi. Il tuo numero non e` stato identificato. Chi sei?
Sorrisi, non senza amarezza. Si era dimenticato di me da tempo e non aveva mai nemmeno pensato di tenere il mio numero! Ma, accidenti, era una bella domanda: “Chi sei?” Non sapevo ancora la risposta e gli dissi evasivamente:
– Non importa.
– Allora, come ti chiami?
– Non si preoccupi.
– Ti senti a disagio a parlare ora?
– No, – esclamai, camminando nervosamente avanti e indietro per la stanza dalla porta al balcone.
Non sapevo cosa dirgli. Comunque, avevo gia` detto tutto. In quella poesia, che, molto probabilmente, lui non aveva mai letto. Ma lui insisteva troppo per dirgli il mio nome.
– Alice.
– Qualcosa di molto familiare. Dove ci siamo conosciuti?
– Lei mi ha fatto un’offerta di lavoro.
Riflette`, apparentemente, passando in rassegna tutti coloro a cui aveva mai fatto un’offerta del genere, e mi chiese:
– Allora perche` non stiamo insieme?
La sua domanda turbo` il mio equilibrio interiore. Cominciai a tremare. Di nuovo, tutto era uguale: le sue onde, la sua forza. Una forza terribile che attraeva e respingeva allo stesso tempo, che mi faceva venire voglia di scappare. Ero di nuovo combattuta tra i miei due Se`. Chi era?
– Capito. Non puoi parlare ora. Posso chiamarti piu` tardi?
E accidenti, mi ricordai del mio viaggio in Siria-Libano-Giordania per due settimane. Anche la volta precedente ero partita, ma per le Seychelles.
– Sto per partire all’estero, – esalai, guardando disperatamente il cielo fuori dalla finestra.
– Anch’io. Quando torni?
Gli comunicai la data del ritorno, senza sperare che mi richiamasse, e ci salutammo. Mi richiamo` molto prima, ancora prima del mio ritorno. In quel momento stavo attraversando il confine tra Siria e Libano, nelle montagne.
– Chiamami quando torni, Alice. Mi ricordo di te.
Tornata, dovevo chiamarlo, ma avevo paura. E cosa dirgli? Di cosa? Chi era? Cosa voleva da me? Perche` era riapparso? Beh, volevo davvero vederlo. Ero attratta da lui, come un’onda, che va verso gli scogli per infrangersi...
Tuttavia, mi richiamo` lui stesso:
– Allora, quando ci vediamo?
Ero seduta di fronte, vicino alla finestra. Lui era tutto vestito di bianco. Io ero vestita di viola. Quanti anni aveva? Cosi` dannatamente alto e diabolicamente bello. Fuori faceva molto freddo. Cercai di scaldarmi le mani, avevo parlato al telefono mentre camminavo dalla metropolitana verso il suo Palazzo. Volevo che si sedesse accanto a me e mi scaldasse. Lui mi suggeri` di passare a parlare in modo informale, dando del tu. Annuii. Stava fumando. Una dopo l’altra. Era nervoso, ma non lo dava a vedere. Nemmeno io. Parlava incessantemente. Veloce, chiaro, autoritario. Non mi lasciava dire una parola. Con la voce di un uomo, tagliente come un coltello, non tollerava alcuna obiezione. Mi faceva a pezzi senza pieta`. Mi spaventai. Era categorico nelle sue affermazioni. E sembrava che se avessi fatto anche un solo passo a sinistra o a destra di quello che lui considerava giusto – no, non un passo, solo mezzo passo – mi avrebbe uccisa. Uccisa...
Volevo che stesse zitto, venisse da me, si sedesse vicino e dicesse semplicemente: “Mi piaci. Voglio che tu rimanga”. Ma lui mi guardo` con uno sguardo penetrante. A bruciapelo. Cosi` tutto dentro di me si rimpiccioli`. Lo guardai a modo mio. Vidi la sua aura. Incredibile, non avevo mai incontrato una tale persona. I suoi chakra, i tre inferiori, sgorgavano d’energia, proprio come i miei tre superiori. Eravamo due triangoli, diversi. Mi mancava cio` che aveva in abbondanza. Non aveva l’energia che avevo io. La sua energia mi trafiggeva. La sua forza interiore mi travolgeva a ondate. Sapevo che era piu` forte e piu` intelligente di me. Molto piu` forte. In un altro. In cio` in cui ero debole. Spaventata, pensai a cosa sarebbe successo dopo.
– Ho bisogno di te, – disse, riassumendo.
Non riuscivo a pronunciare nemmeno una parola sola. Per qualche motivo avevo bisogno di lui. Avrei dovuto affrontare qualcosa insieme con lui. Non era successo per caso, si era ripetuto due volte. Ero attratta da lui come un’onda, che va verso gli scogli, pronta ad infrangersi... Volevo stare con lui, ma rimasi in silenzio, ipnotizzata dalla sua terribile forza.
– Capito, ha bisogno di tempo per pensare, Signorina Alice, – mi disse, dando del Lei di nuovo.
Stavo camminando verso la metropolitana, combattuta tra i miei due Se`. L’inspiegabile paura dell’Uomo in Bianco mi terrorizzava. Perche` avevo cosi` tanta paura di lui? Se mi fosse stato indifferente, avrei solo lavorato per lui. Se non avessimo potuto lavorare insieme, me ne sarei andata. Dopotutto, non era un assassino. Tutto cio` che mi offriva, quei viaggi d’affari con lui in Italia, il lavoro con l’italiano, quasi la mia lingua madre, mi piaceva molto ed era interessante di per se`. E si`, mi piaceva lui. Ero attratta da lui. Inspiegabilmente. Irrazionalmente. Era l’uomo che cercavo da tanto tempo.
Dovevo dirgli di si`, chiudendo gli occhi, facendo un passo verso la mia paura, per assicurarmi che fosse solo frutto della mia immaginazione. Dovevo sconfiggerla, altrimenti un giorno avrebbe sconfitto me, e...
– Ciao, Alice. Ti richiamo piu` tardi, va bene?
Mi richiamo`. Volevo dirgli di si`.
– Buongiorno, Signor Woland, – dissi, dando del Lei, solo perche` ero spaventata. Mi era difficile parlarli dando del tu.
Cambio` immediatamente tono e si rivolse, dandomi del Lei. La sua voce mi tagliava senza coltello. Era freddo, impassibile, cinico.
– Allora, qual’e` la Sua decisione?
Qualcosa dentro di me si contrasse, si irrigidi`. Non riuscivo a dirgli di si`. L’avrei detto piu` tardi. Una pausa terribile, insopportabile. Volevo che parlasse lui, ma rimase in silenzio, perche` mi aveva gia` detto tutto. Voleva che fosse una mia decisione. Mi costrinsi a parlare. Chiesi la prima cosa che mi venne in mente:
– Perche` proprio io?
Comincio` a parlare, ma non riuscivo piu` a sentire le sue parole. Avrei voluto gridare: “Stai zitto! Per favore, dimmi che mi vuoi vedere semplicemente da qualche parte vicino, e saro` li` con te”. Ma lui continuava a parlare in modo completamente diverso. Veloce, chiaro, autoritario. La sua voce era la voce di un Uomo che non tollerava obiezioni. Mi faceva a pezzi senza pieta`. Era troppo categorico nelle sue affermazioni. Avevo paura. Un giorno mi avrebbe uccisa.
Era ora di dirgli di si` e...
...e non potevo dirgli di si`! Una parte di me grido`: “Alice! Fermati! Ti stai cacciando in un angolo da cui non puoi uscire! Sei libera come un uccello. Hai del Tempo, puoi usarlo come vuoi. E devi finire il libro su un’Altra Realta`. Lui ti diprivera` del tuo tempo. Ti aprira` tutte le Porte della Realta` Terrestre, bloccandoti l’accesso a quella Celeste. Non potrai piu` scrivere. E hai bisogno anche dei soldi che guadagni ora. E molto di piu` di quelli che ti offre. Vuoi dirgli di si`, solo perche` lo vedi come un Uomo. Ma lui e` un lupo, forte e intelligente. Anche tu sei diventata una lupa. Sei sicura di poter essere cio` che lui vuole che tu sia? Cedere costantemente a lui in tutto? Sacrificarti? Condividere i suoi principi? Sei troppo abituata ad essere te stessa, cosi` come sei, non e` vero? Sei anche una ragazza piccola, fragile e troppo vulnerabile, che sente sottilmente un’Altra Realta`. Quest’Uomo, cosa sa di te? Ovviamente, vive nell’ambito terrestre. Come ti ha dipinto nella sua immaginazione? Riesce a capirti e ad accettarti per quello che sei? E se questo non accadesse? Allora perderai tutto in un colpo. Perderai te stessa. Mezzo passo a sinistra, mezzo passo a destra, e ti uccidera`. Ti uccidera`, Alice. Hai gia` dimenticato il dolore che hai provato? Quante volte sei gia` morta? Quante vite hai gia` vissuto? Troverai la forza di risorgere di nuovo?”
– Non posso piu` parlare, – disse. – Se Le viene in mente un pensiero intelligente, mi chiami.
Partii di nuovo all’estero. Quella volta per un viaggio d’affari a Venezia. Al mio ritorno, mi sforzai di comporre il suo numero. Lo chiamavo per dirgli di no, ma non risposi al telefono.
Girando alla musica di piogge
e d’ombre sui antichi ponti, vedo
gli occhi zombi della gente persa,
che marcia in ricerca della morte,
vagando per le strade pittoresche.
Ti sei da tempo gia` innamorato
dell’alba gotica, e` piena del dolore
dell’anima, distrutta da staccato,
ma ti dara` la semplice risposta,
rompendo l’orologio del tramonto.
Il vetro di Murano mi trafigge, –
e` una sinfonia di fantasmi!
Ricordo il Duomo silenzioso, –
il sogno misterioso mi attrae
al fine delle storie d’amore.
La notte era fragile e fresca,
un’uomo nella gondola cantava,
che l’acqua porta drama alla sposa!
Pero` la nebbia non verra` al molo,
finche` i ponti non ci sposeranno!
Voliamo nel portale per sfuggire!
La Dolce Vita cresce dalle onde!
Venezia, te la regalo, come
un filo tra di noi, che ci connette,
e come angelo, custodilo per sempre.
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