La Trappola di Sogni. 2. 2. Materializzazione

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”

PARTE 2. La TRAPPOLA di SOGNI

2.2. MATERIALIZZAZIONE

Ottobre 1987, Mosca

– Alice, cosa scrivi li` tutto il tempo?

Porsi a mia madre un sottile quaderno verde. Lei lo sfoglio`, esaminando la mia calligrafia infantile e goffa, ed esclamo` sorpresa:

– Sono tue poesie? Scrivi poesie?!

Annuii silenziosamente, sorridendo. La mamma si fece cupa e disse categoricamente con voce severa:

– Non devi farlo piu`!
– Perche`? – mi chiesi sorpresa.

Lei rimase in silenzio a lungo, come se scrutasse il mio Futuro, e poi mi diede il suo spietato verdetto, prorompendo quasi in un grido, citando come esempio coloro i cui nomi non mi dicevano ancora nulla:

– No! No! No! Non scriverai poesie! Tutti i poeti hanno un destino terribile! La maggior parte di loro ha una vita miserabile, piena di tragedie. Lasciano la Terra di propria spontanea volonta`! Tsvetaeva, Mayakovsky, Yesenin! Achmatova ha cercato l’amore, ma non l’ha mai trovato, e nemmeno Blok, a proposito! Non voglio che ti uccida! No, Alice! Non scrivere mai piu` poesie! Mai piu`!!!

La mamma usci` dalla stanza. Mi morsi il labbro per non piangere di risentimento, ma le lacrime stavano per sgorgare dagli occhi e le mie mani freneticamente fecero a pezzi il quaderno.

... Mia madre ed io stavamo camminando verso la stazione ferroviaria. Avevamo una casetta estiva li`. Mancavano un paio di minuti al passaggio a livello. La seguii, ma non per mano, come al solito. Camminavamo in silenzio, e il silenzio intorno mi spaventava. Non avevo mai sentito un silenzio cosi` fragoroso! La nebbia avvolgeva la terra non con un velo denso, ma con una vera coperta di cotone. Non si vedeva quasi nulla, tranne i rami neri e spogli degli alberi autunnali, inzuppati di pioggia incessante, che mi si avventavano periodicamente addosso, spuntando fuori dal velo spettrale e inondandomi con una gelida pioggia di panico. La paura d’inevitabilita`. L’inevitabilita` di cio` che stava per accadere. Ci stavamo avvicinando al passaggio a livello. Mi voltai a guardare la nostra casetta. Ma, come previsto, non era piu` visibile. Dietro di me, c’era l’Abisso di Nebbia che divorava tutto. E sembrava che se mi fossi fermata per strada, mi avrebbe immediatamente trascinata dentro di se`, per sempre.

Improvvisamente, ci fu il rumore assordante di un treno in avvicinamento. Mi svegliai dalla trance ipnotica e lo vidi proprio di fronte a me. Il treno fece esplodere il muro di Nebbia, irrompendo nel mio spazio ad una velocita` vertiginosa, con un rombo di ruote tale che mi tappai le orecchie con le mani. Ero spaventata. Cercai mia madre con gli occhi, ma invano. Mentre mi voltavo a guardare l’Abisso, mia madre aveva attraversato i binari, senza accorgersi che ero rimasta indietro. Il treno mi sembrava infinito! Quanti vagoni aveva? Mille? Un milione? Non avevo mai visto treni cosi` lunghi! Dove stava andando alla velocita` della luce?

Ma poi il treno scomparve e il silenzio regno` di nuovo. Attraversai i binari e mi ritrovai sulla stazione vuota. La Nebbia si dirado`. Non c’era nessuno tranne me.

– Mamma, mamma! – chiamai in disperazione e improvvisamente mi resi conto che non l’avrei mai piu` rivista. Il treno si era portato via mia madre. Mi sedetti sul bordo della banchina, piangendo.

E mi svegliai nel cuore della notte. Abituatomi al buio pesto, osservai con cautela la sagoma di mia madre. Assicurandomi che respirasse, la strinsi forte tra le mani, aggrappandomi a lei con il mio corpicino tremante, e mi riaddormentai.


***
Giugno 2010, Cina


Venni in montagna per un seminario di Raisa Akhmetovna Mansurova, che avevo conosciuto a Mosca. Lei aveva letto le mie poesie e, paragonandomi a Tsvetaeva e Akhmatova, mi aveva detto che sarei diventata famosa, che i miei libri sarebbero stati tradotti in lingue straniere e pubblicati all’estero, che avrebbero fatto un film basato sul mio romanzo su un’Altra Realta`, non ancora scritto, e che avrei finalmente incontrato il mio Amore, un Muro di Pietra, che aspettavo da tanto tempo. Un libro di mie poesie col titolo provocatorio “Marina. Anna. Alexandra”, inventato dall’editore (i nomi delle poetesse Marina Tsvetaeva, Anna Akhmatova e mio), fu presto pubblicato da una famosa casa editrice. Portai il mio romanzo su un’Altra Realta` al seminario in montagna in Cina, ma Raisa Akhmetovna mi guardo` attentamente negli occhi e, tenendo il manoscritto tra le mani, disse:

– Non hai ancora detto la cosa piu` importante. Scrivi di piu`!

Dalle 4 alle 10 del mattino andavamo a camminare in montagna. Quel giorno stavo tornando in albergo con un seminarista, Sasha. Mi faceva spesso domande interessanti, dato che mi considerava un’esperta di un’Altra Realta`, ma all’improvviso mi suggeri` di praticare la magia bianca per materializzare un Muro di Pietra per me. Dopo alcune domande divertenti, Sasha disegno` la sua immagine finale: il mio uomo era piu` forte e intelligente di me, un leader, coraggioso, "bello, alto e robusto", una persona di Luce, amico di Giove, il pianeta responsabile del benessere materiale, amante dei viaggi, interessato ad un’Altra Realta`, mi accettava per quella che ero, aiutando a promuovere le mie arti, tanto orgoglioso di me. Sasha disse che mi vedeva gia` come una stella per la TV e in tournee per il mondo, la mia casa col camino era – ha-ha-ha!!! – sulla Rublyovka, come se non avessi piu` bisogno di lavorare, ma ne ero categoricamente contraria, e Sasha accetto` un compromesso: o avrei lavorato col mio uomo, o sarebbe stato qualcosa di completamente mio, per il piacere della mia anima.

– Ma che tipo di stella sono, Sasha?! – risi. – Scrivo poesie fin da bambina solo per il cassetto della mia scrivania. Beh, a volte recito le mie poesie alle serate letterarie tra i miei colleghi, stessi poeti!

All’improvviso, sul mio schermo interno, vidi un cane, uno grosso, non sapevo perche`.

– Beh, con te non ci si annoia, Alice! Non hai bisogno di inventare niente, ti viene mostrato tutto! Perche` non cerchi allora il posto, in cui puoi trovarlo?

– Non ho bisogno di cercarlo, Sasha. Mi trovera` lui stesso, – dissi all’improvviso, e altrettanto all’improvviso, una sensazione di paura agghiacciante mi trafisse. La paura di qualcosa d’inevitabile, di cio` che stava per accadere. Proprio come nell’infanzia, in quei sogni spettrali che un giorno si erano avverati.


***
Agosto 2010, Mosca


Ero appena tornata dal Falo` di San Pietroburgo, dove avevamo bruciato il nostro Passato durante l’ennesimo seminario di R.A. Mansurova. Quell’anno era un’estate terribilmente calda. Smog. Non c’era niente da respirare. La sera, cercavo di andare a Rublyovka, al fiume, dove un tempo eravamo stati papa`, mamma ed io, poi mamma ed io, e poi – solo io. Il mio Luogo di Potere. Certo, non era meglio che in citta`, ma in qualche modo si poteva respirare vicino al fiume. Cominaciai a scrivere “Il Libro della Conoscenza”, ma il mio portatile non resistette alle intemperie. Mi saluto` con un grande, ardente addio e parti` per un’Altra Realta.

Quella sera ricevetti una chiamata da Natela, la proprietaria di un’agenzia di reclutamento e una mia cara amica.

– Alice, e` solo tra di noi! – disse con tono cospiratorio.

– Cos’e` successo?!

– Le cose non vanno bene per il vostro proprietario in Svizzera. Molto probabilmente dovrai cercare un nuovo lavoro. Aggiorna il tuo curriculum!

Le promisi di farlo il giorno dopo e a mezzanotte, presi le rune per guardare il futuro ed estrai la runa responsabile dell’improvvisa apparizione di un uomo nella vita di una donna!

Trasferita nel Mondo dei Sogni, vagavo da qualche parte in lontananza, tra una folla di persone, ma non vedevo i loro volti, solo sagome, poiche` tutto era avvolto dalla Nebbia. Improvvisamente, un’entita` astrale oscura apparve proprio di fronte a me e, detto distintamente con un sorriso: “Hai bisogno di quest’uomo!”, scomparve nella Nebbia.

Mi piombo` addosso come un tuono. Mi chiamo` la mattina dopo. Parlo` velocemente, ma pronunciando chiaramente ogni parola. Probabilmente era da Natela, ma non avevo ancora avuto il tempo di aggiornare il mio curriculum sui siti di ricerca di lavoro.

– Ho trovato il tuo CV in archivio. Ti ho cercato da quattro ore. Voglio che ci incontriamo. Ho bisogno di te. Hai dati brillanti. Conosci l’italiano e l’inglese, ed io lavoro con l’Italia. Quando possiamo incontrarci? Sono pronto ad aspettarti stasera fino al tuo arrivo. Allora?

Ero seduta di fronte alla finestra. Lui era tutto vestito di bianco. Io ero vestita di viola. Quanti anni aveva? Dannatamente alto e diabolicamente bello. La sua camicia era sbottonata. I miei capelli erano sciolti. Fuori faceva molto caldo. Non era mai stato cosi` caldo d’estate.

L’Uomo in Bianco stava fumando. Una sigaretta dopo l’altra. Era nervoso, ma non lo dava a vedere. Nemmeno io. Parlava incessantemente. Veloce, chiaro, autoritario. Non mi lasciava dire una parola. Come se sapesse gia` tutto di me. Parlando con la voce di un uomo, tagliente come un coltello, non tollerava alcuna obiezione. Era categorico nelle sue affermazioni.

L’Uomo in Bianco mi guardo` con uno sguardo penetrante. A bruciapelo. Spaventandomi. Lo guardai a modo mio. Vidi i suoi chakra, i tre inferiori. Erano pieni d’energia, come i miei tre superiori. Eravamo due triangoli, diversi. Mi mancava cio` che lui aveva in abbondanza. Mentre lui non aveva la mia energia. La sua energia mi trafiggeva. La sua forza interiore mi travolgeva a ondate. Mi resi conto che era piu` forte e piu` intelligente di me. Molto piu` forte. In un altro. In cio` che io ero debole. Spaventata, pensai a cosa sarebbe successo dopo.

– Ho bisogno di te, – mi disse, riassumendo.

Non riuscivo a dire una parola. Dal primo momento in cui l’avevo visto, l’unica parola che mi risuonava in mente era “Woland”. Si offri` di mostrarmi i suoi beni e mi apri` galantemente tutte le porte. Quelle erano le sue porte, quelle terrestre, che mi erano rimaste chiuse finche` non avessi finito di scrivere il mio libro su un’Altra Realta`. Scendemmo nel seminterrato del suo Palazzo. Mi mostro` ogni sala. Un deja vu – avevo gia` visto tutto quello. Li`, in un’Altra Realta`. In un sogno. Solo che non ricordavo in quale, quando e per quale motivo.

– Allora, sei d’accordo?

Volevo scappare. Ero spaventata. Era lui quello di cui avevo bisogno. Volevo stare con lui. Ero attratta da lui, come un’onda, che va verso gli scogli per infrangersi...

Non riuscivo a dire una parola, ipnotizzata dal suo potere spaventoso.

– Capito. Devi pensare. Allora chiamami.

Chiamai Natela:

– Mi hai mandato tu il misterioso sconosciuto, vero?

– Che sconosciuto? – chiese incredula.

Pronunciai a malapena il suo nome e cognome, il che mi causo` gia` un panico.

– No, Alice! Non lo conosco, – disse Natela. – Sto aspettando il tuo CV. E chi e` lui?

Continuavo a pensare all’Uomo in Bianco. Perche` avevo paura di lui? Nessuno mi aveva mai fatto provare una paura cosi` inspiegabile. La paura di cio` che stava per accadere, inevitabilmente. Come in quei sogni spettrali della mia infanzia che un giorno si erano avverati. Chi era? Come mi aveva trovato? C’era qualcosa di mistico in tutto quello: la chiamata di Natela, il sogno precedente, la runa che avevo estratto...

Un paio di giorni dopo, Natela mi chiamo` di nuovo:

– Tranquilla, Alice. Oggi si e` riunito il Consiglio d’Amministrazione in Svizzera. L’azienda non sara` chiusa. Puoi scordarti del misterioso sconosciuto!

Ricordai le parole di mia madre: “Il modo migliore per scacciare la paura e` avvicinarsi ad essa e assicurarsi che sia solo frutto della tua immaginazione. Devi sconfiggere la tua paura, altrimenti un giorno sara` essa a sconfiggerti”.

Dunque chiamai l’Uomo in Bianco e gli dissi che ero d’accordo. Era assolutamente irrazionale. Non c’era motivo di dirgli di si`. Al contrario, c’erano centinaia di ragioni per dirgli di no. Ma non potevo, non volevo dirgli di no. Ero attratta da lui! Improvvisamente, mi ricordai che dovevo volare all’estero a settembre e lo avvertii.

– Capito. Ti richiamo.

Probabilmente, non avevo mai aspettato nulla in vita mia cosi` tanto come aspettai la sua chiamata allora, ma lui non mi chiamava. Ogni giorno qualcosa dentro di me resisteva sempre di piu`, scorrendo costantemente e ostinatamente tutti quei “contro” all’idea di stare con lui, finche`, circa un mese dopo, non mi arresi finalmente: “Non e` Lui.”

Quella sera l’Uomo in Bianco mi chiamo`:

– Quindi... Sei gia` atterrata dopo i tuoi voli?

– Dove Lei e` sparito allora? – chiesi con calma, ma non senza un pizzico d’amarezza interiore.

– Stavo volando come te. Allora, quando?

Rimasi in silenzio. Due Forze opposte mi stavano lacerando. Chi era? Che diavolo stava succedendo? In quale sogno l’avevo gia` visto? Perche` avevo paura di lui?

Immagino` cosa sarebbe successo dopo aver iniziato a lavorare con lui. Certo, tutte le ragazze, le sue dipendenti, erano innamorate di lui. E non solo... Mentre era l’uomo di cui avevo bisogno. Perche` avevo bisogno di lui? Perche` proprio di lui? Non lo conoscevo affatto. Non sapevo chi era! Ma... volevo stare con lui. Ero attratta da lui, come un’onda, che va verso gli scogli per infrangersi...

– Beh, capito. Aspettero` la tua chiamata.

Avevo paura di chiamarlo. Era spaventoso persino comporre il suo numero di telefono. Sentire la sua voce, che mi tagliava a pezzi senza pieta`, come un coltello. Era cosi` categorico nelle sue affermazioni che avevo paura di dire qualcosa di sbagliato, con un’intonazione sbagliata, ad una velocita` sbagliata, di sospirare o fare una pausa inopportuna, di fare qualcosa involontariamente, qualcosa che non gli sarebbe piaciuta... e allora...

“Perche`, Alice? Perche` hai cosi` tanta paura di questo? Cosa puo` farti? L’Uomo in Bianco ti uccidera`?!”

Non sapevo come spiegargli cosa mi stava succedendo. Gli scrissi un messaggio. Dal punto di vista della realta` terrestre, elencai tutti i miei “contro”. In conclusione, aggiunsi un link alla poesia che gli avevo dedicato e in cui avevo espesso quella sensazione irrazionale d’attrazione inspiegabile. E lui scomparve.

“Non e` Lui,” – espirai.


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