La Trappola di Sogni. 2. 1. Chimera

“ANGELO CUSTODE”
un romanzo di Alessandra Kriuchkova
della serie “Il Gioco in un’Altra Realta`”

PARTE II. La TRAPPOLA di SOGNI

***EPIGRAFE***

– Dai, accendimi una candela! –
Nella Torre rimasta da sola
con le strette finestre sbarrate,
sto guardando la Luna di ieri,
dalla sferza di poche parole   
finalmente piegata nell’arco.
– Un reietto! La povera ombra
e` in grande pericolo! – dunque,
non ho voglia di stare a casa.
E` angusto li`! – si`, dalla gabbia,
i miei scarni appunti, correndo
attraverso i muri, son fatti
non a penna, col rosso inchiostro
sulle acque: “Sei tu che hai scritto
il futuro col vecchio forcone?!”
– Ce ne sono bei due leoni! –
secolari, preziosi, alati,
ma la piazza San Marco sorride:
non le sembro un’addestratrice!
C’e` l’odore mortale – fra poco
torneremo a Mosca, il mondo
tremera` al svegliarsi girando
nella danza di foglie cadute,
che invece del “Tu” si esplode
ripassando a “Lei” distanziato!
Ma il treno bensi` assonnato
si precipita verso il centro
di un nuovo capitolo – dritto
all’Inferno... Il mio leone
non si sente felice affatto?
Beh, succede, c’e` piu` di un sacco
delle stupide belle ragazze!
Una gru – per alcuni. Gli altri
preferiscono gazze accanto.
Come prima, al presto mattino,
sto sognando la Sacerdotessa,
mentre contano in Paradiso
solo fino a tre – attenzione:
un respiro – sospiro – e Dio…
sta giocando a scacchi coi vivi:
ci pugnala al cuore a volte
con gli angoli storti, intreccia
i tessuti dei nostri destini...
– Ma raddrizzami ora le spalle! –
ho gridato a Lui, sofferente
nel volare da qui alla luce,
mentre Dio, un po’ cartomante,
e` sorpreso – aspetta da tanto
quando l’anima mia testarda
dai capelli gia` grigi, d’instante
lascera` questo corpo per sempre...



2.1. CHIMERA
Settembre 1987, Mosca

– Mamma, per favore entra in casa la prima tu, e accendi la luce… Ho paura… C’e`… qualcuno dentro… Lo so… Me lo sento cosi`… Ci sono… dei fantasmi nel nostro appartamento!

– Alice, il modo migliore per scacciare la paura e` avvicinarsi ad essa e assicurarsi che sia solo frutto della tua immaginazione. Devi essere la prima a varcare la soglia di casa per sconfiggere la tua paura, altrimenti un giorno sara` essa a sconfiggerti. I fantasmi non esistono, Alice!

Chiusi gli occhi e…
…mi avvicinai…
...verso di essa.

***

Nei ricordi ci siamo insieme:
attraverso gli specchi, le porte –
in vacanze e nelle battaglie,
ma Venezia e` destinata

alle perdite – tutti separa,
e il mio saluto sorride –
ti accende all’alba, baciando,
come uno spettrale fantasma.

Assonnato al molo, San Marco
ha contato la mancia d’addii,
ma Venezia stava tacendo,
non credeva. Perdonami, caro.


***
Febbraio 2010, Milano


Era mattina presto. Il Sole era appena sorto. La citta` dormiva. La folla di turisti non aveva ancora invaso la piazza del Duomo. C’era un silenzio assoluto. Si sentivano solo lievi fruscii di onde sul molo. Arrivammo all’acqua. C’erano molte barche e un solo barcaiolo, con il quale lui si era accordato il giorno prima. Il barcaiolo ci saluto` in silenzio con un cenno del capo. Salirono sulla barca, che si allontano` lentamente dalla riva. Il mare era di un verde-azzurro chiaro. Amavo il mare. E quella Citta` sull’Acqua era la mia citta` preferita al mondo. In lontananza, nella nebbia, vidi i contorni di un’isola con un campanile e una cattedrale. Non ero mai stata su quell’isola. Cosa c’era? Come si chiamava? Perche` mi ci portavano prima? Sapevo che poi avrebbero navigato verso sinistra, verso la destinazione finale. La barca si stava allontanando sempre di piu`. Il barcaiolo silenzioso e cupo e lui, vestito di nero, dai capelli grigi, quasi bianchi. Come una roccia, mi dava le spalle sul retro della barca, guardando in lontananza, verso quell’isola... Provai una straordinaria leggerezza di liberazione, sebbene quasi nulla fosse cambiato, tranne il fatto che non avevo mai saputo camminare sull’acqua in quel modo prima. Eppure, per qualche ragione, non riuscivo a capire come fossi finita li`. Che data era? Mese? Anno?
Ricordavo bene chi ero e tutto cio` che mi era successo una volta. Ma non riuscivo a ricordare il mio “ieri”, “l’altro ieri”. Cos’era successo? Perche` non c’era nessun altro? E non c’era nient’altro – ne` ghirlande, ne` fiori, solo io e loro. Forse, avevo paura di ricordare tutto questo. San Marco era gia` lontano...

Seguii la barca con loro e il mio corpo. Mi chiedevo se l’avrebbero gettato in acqua, disperso al vento o portato al cimitero. Il mio corpo era in un sacco, o in una bara, o c’erano le mie ceneri in un’urna? Non mi importava, ovviamente, ma ero solo un po’ curiosa. Cercai di guardare dentro la barca, invano. Forse avevo paura di guardarmi dall’esterno. Cosi` guardavo lui, quell’Uomo in Nero, dai capelli grigi, quasi bianchi. Volevo cosi` tanto abbracciarlo in modo terrestre, con le mie mani... E gridai con tutte le mie forze:

– Girati! Ti prego! Sono qui!!! Sono viva!!!

Ma non mi senti`... Non mi senti`... Non...

Ci stavamo avvicinando all’isola a me sconosciuta, quando squillo` il mio telefono. Stavo ancora dormendo e cominciai ad odiare chi aveva osato distrarmi in un momento cosi` interessante! Cercai con tutte le mie forze di rimanere li`, a Venezia, in quel sogno. Ma il telefono a Milano, in albergo, squillava cosi` insistentemente e a lungo che gridai mentalmente: “Smettetela di svegliarmi! Fatemelo vedere fino alla fine! Voglio sapere cosa mi e` successo! Vedere il volto dell’Uomo in Nero dai capelli grigi! Scoprire dove stanno portando il mio corpo!”

Ma il telefono era piu` forte. Mi allontanai dalle onde, aprii gli occhi, sollevai la cornetta.

– Alice, ti aspettiamo in macchina tra mezz’ora! Andiamo insieme alla mostra!

Dissi “Va bene!”, riattaccai e, rattristata dal fatto di non aver visto il sogno fino alla fine, mi diressi in bagno.


San Marco era troppo silenzioso.
Ho fatto oggi uno strano sogno:
Venezia, il molo e un Uomo,
che piange nella gondola sul corpo.

I terzi non ci sono per la scarsa
eredita`, – fantasmi dai miei libri.
Poeti sono solo le scintille
inviate sulla Terra come luce.

Morfeo, assonnato sulle onde,
dai remi e` d’instante risvegliato.
Anch’io ho sognato molti mari,
ma quante primavere ho compiuto?

San Marco si avvolge nella nebbia,
si sciolgono i ponti, le campane.
“Ascoltami! La Terra ti inganna!
Mi senti, Uomo?!” – caspita! non sente!

L’amara realta` da me svelata
richiede uno zucchero d’Omero:
lo stampo della morte per fantasmi
e` solo una misera chimera!

“Ascoltami! Mi senti? Sono viva!”
La voce non risuona, dannazione!
Ma al di la` del mondo quotidiano,
l’Eternita` con gioia mi abbracia.

Nell’edera sara` nascosta l’urna.
Ma chi e` Lui? – Lo voglio incontrare,
quell’Uomo nel mantello lungo, nero,
che piange nella gondola sul corpo.


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