Sogni della Laterna. 8. Una scala verso il Cielo

RACCONTI DI FANTASMI
le storie raccontate a me dai miei fantasmi

il libro di Alessandra Kriuchkova

Parte VI. I SOGNI della VECCHIA LATERNA

8. Una Scala verso il Cielo

Olesya attendeva con ansia la sua festa preferita, il Capodanno, e come se fosse una festa nuova, in modo che le cambiasse radicalmente la vita. La ragazza era malata da molto tempo, ma i medici le assicuravano che stava per guarire. E come regalo per la festa, come sempre, voleva ricevere un libro sulle stelle.

Perche` un libro e perche` sulle stelle?

In primo luogo, Olesya amava leggere e sognava di trovare nel cuore delle pagine sbrindellate qualche accenno al Cosmo, o ai Mondi paralleli, nella cui esistenza credeva con la stessa sacralita` che i bambini – nelle fiabe. Non c’erano quasi libri nell’orfanotrofio e ci voleva troppo tempo per aspettare la successiva visita collettiva in biblioteca.

In secondo luogo, nel sonno, Olesya spesso passeggiava nello spazio, esplorando stelle e pianeti. E li`, nel Cosmo, le navi fluttuavano ovunque. Ce n’erano tante e diverse: pacifiche – con i viaggiatori, navi pirata – con vele, cannoni e pappagalli, e barche solitarie – senza nessuno e senza niente.

“Ma da dove verrebbero le barche?!” – mormorava sconcertato il suo amico Vadik ogni volta che Olesya disegnava i suoi sogni.

“In effetti, ci sono citta` e persino paesi sui pianeti e sulle stelle!” – diceva il padre di Olesya, e bisognava fidarsi, perche` era stato un vero astronauta, morto per sovraccarico – il suo cuore aveva ceduto.

“Ora vive sicuramente su uno dei pianeti, nella Citta` Stellare!” – diceva la madre di Olesya. Mor; in circostanze poco chiare un anno dopo la morte del marito.

“Mi riporteranno presto a casa! Nella loro Citta`!” – disse Olesya quando fini` in orfanotrofio, dove ricevette la cosa piu` preziosa: un letto proprio vicino alla finestra, attraverso il quale si poteva navigare verso le stelle di notte.

Tuttavia, Vadik, dalla stanza dei ragazzi, quasi un piccolo principe, non credeva in niente e non si fidava assolutamente di nessuno, nemmeno di Olesya! Probabilmente perche` non aveva un padre, e sua madre lo aveva abbandonato all’ospedale di maternita`. Vadik diceva a tutti che i suoi genitori erano morti in guerra. La tata non discusse con lui, ma Olesya la senti` discutere i racconti di Vadik con il preside in mensa. Olesya tenne segreta la verita`, che le era stata rivelata, sia a quasi il principe, sia agli altri abitanti dell’orfanotrofio.

“Prima o poi, Vadik credera` comunque nella mia Citta Stellare! Io salpero` e lui ci credera` e diventera` un vero principe!” – pensava la ragazza.

Un giorno Olesya passo` davanti alla stanza delle guardie. Sullo schermo della TV, una donna che era stata in contatto con persone insolite, presumibilmente provenienti da un altro pianeta, stava descrivendo la loro astronave ad un giornalista. Gli alieni avevano offrerto alla donna di volare via con loro, ma lei aveva rifiutato categoricamente.

– Allora, verranno a prendermi presto! – esclamo` Olesya con gioia.

Qualche giorno dopo, la ragazza fu incaricata di pulire il pavimento. Vide un giornale spiegazzato, in cui un paio di minuti prima erano stati incartati dei fiori per il preside, in un cestino della spazzatura. Sotto la voce “Urgente!”, Olesya lesse un annuncio a nome del direttore del centro di ricerca, con la richiesta di contattare chiunque avesse visto un UFO.

Di notte, Olesya si ritrovo` nel solito Cosmo, dove, come prima, galleggiavano navi, ma quella volta, per qualche motivo, scale di ogni tipo penetravano lo spazio – corde e cavi, di legno e di metallo, persino di marmo – scale di vari colori e dimensioni, oltre a quelle domestiche.

Una barca, guidata da una ragazza con piccole ali bianche dietro la schiena, si avvicino` silenziosamente ad Olesya.

– Ciao! – la ragazza saluto` Olesya. – Sono venuta a prenderti! Siediti!

– Ciao! Finalmente! E chi sei? – chiese Olesya, salendo sulla barca.

– Sono quasi come te, ma una di qui. Anche se, sarebbe piu` corretto dire, una alata.

– Dove stiamo andando?

– A casa, naturalmente! – rise la ragazza alata, e la barca salpo` nello spazio cosmico.

– Dai miei genitori?

– Anche da loro.

– Cosa ci fanno tutte queste scale qui? – chiese Olesya, ancora chiedendosi cosa stesse succedendo e toccandone attentamente una o l’altra di tanto in tanto.

– Scale? Sono persone! Quasi tutte vengono qui con le proprie! Quindi lasciano le scale, che pendono sotto le nostre barche, a creare ostacoli alla navigazione! Ma a cosa servono? Solo una tentazione per tornare laggiu`!

– Nessuno le pulisce qui? Non avete qualcuno di servizio ai piani? – Olesya era sorpresa.

– E` una domanda difficile, – rispose la ragazza alata pensierosamente e sospiro`. – Abbiamo molti giardinieri, ma i pulitori di scale si contano sulle dita. Ce ne sono alcuni di servizio, certo, ma stanno strofinando i gradini della Vera Scala. Queste sono illusioni personali.

– Ascolta! – esclamo` Olesya da un pensiero inaspettato, tanto che la barca quasi si capovolse. – E` possibile scendere e salire le scale non da soli, ma con qualcun altro? Beh, uh... portare qualcuno con me qui.

– Per quale motivo? – chiese la ragazza alata.

– Sai, abbiamo Vadik all’orfanotrofio. Vuole diventare un principe. Ma come puo` diventarlo se non crede nella sua stella, della quale continuo a dirgli?

– Non ci credera`. Ma puoi comunque provarci.

– Perche` non ci credera`? – chiese Olesya offesa.

– Queste scale non sono sue, appartengono agli altri. Ognuno deve venire qui con la propria!

– Quindi, cosa dovrebbe fare?

– Cercare la sua!

– Sua scala, intendi?

– Beh, si`.

Olesya tacque, immersa in pensieri pesanti.

– Dove cercare? – sospiro`. – E come cercare? E soprattutto, dove trovarla alla fine?! Vadik stesso non cerchera` niente!

Presto la loro barca attracco` al molo.

– Eccola! Questa e` una delle citta` stellari, – commento` la ragazza alata.

Sul molo, Olesya fu accolta dai suoi genitori, e la loro gioia era sconfinata!

La ragazza alata disse loro di portare Olesya la mattina alla Cattedrale Centrale, dove si sarebbe svolta la cerimonia della consegna delle ali.

– Delle ali? Avro` le ali? – Olesya rimase senza fiato.

– Si`, vengono consegnate a tutti coloro che credono! E naturalmente le riceverai anche tu! –  sorrise la ragazza alata e salpo` via.

I genitori portarono Olesya in un bar sulla piazza, le ordinarono bibita gassata, gelato e torte, mentre loro bevevano caffe` e le chiedevano di tutto.

Gia` dopo mezzanotte, Olesya si ritrovo` nel castello a tre piani, quello dei genitori. Lo costruirono loro stessi e le attrezzarono una stanza sotto il tetto con una finestra sul Cosmo, miliardi di stelle e pianeti che venivano studiati nel Cielo come la matematica a scuola sulla Terra. I genitori salutarono Olesya e andarono nella loro camera da letto.

Tuttavia, Olesya non riusciva ad addormentarsi, cosi` eccitata dalle impressioni che voleva condividere... con Vadik.

“Qualunque cosa accada!” – penso decisamente e sgattaiolo` fuori dal castello verso il molo.

Dopo aver nuotato fino alla scaletta di corda piu` vicina, Olesya scese rapidamente sulla Terra ed entro` dalla finestra socchiusa nella stanza dei ragazzi dove Vadik stava sonnecchiando.

– Vadik! Va-a-adik! Ehi! – chiamo` Olesya in un sussurro.

– Che succede? – chiese Vadik incredulo, sedendosi a malincuore sul letto.

– Andiamo! Vieni con me! Sbrigati! – esclamo` la ragazza felicemente.

– Dove andiamo?

– Verso il Cielo!

– E` notte! E` buio e fa paura!

– No, non lo e`! Non fa affatto paura! Il Cielo e` molto luminoso per le stelle!

– E cosa faremo nel Cielo?

– Nuotiamo e cerchiamo la tua stella cosi` che tu la trovi e ci creda!

– La mia stella e` grande? – chiese Vadik sempre incredulo.

– Certo che lo e`! E ti mostrero` la citta` dove vivono i miei genitori! Ti daranno da mangiare torte e gelato! E ti compreranno un sacco di bibite gassate!

– Gelato? E` al cioccolato? – soppesando i pro ed i contro, Vadik chiese di chiarire.

– Anche al cioccolato, si`! In gran quantita`!

– E le bibite gassate?

– Si`! Limone, ciliegia, di tutti i tipi, quello che vuoi! Andiamo!

– Aspetta, – Vadik si alzo` dal letto e indietreggio`, – come raggiungeremo il Cielo?

– Con le scale! Ce n'e` una dozzina fuori dalla finestra! Quasi ad ogni passo! Andiamo!

Vadik ando` alla finestra socchiusa, ma all’improvviso si fermo`, come se si fosse finalmente e irrevocabilmente svegliato.

– Mi stai mentendo! Questa scala porta solo al tetto!

– No! Vieni, e le vedrai tutte con i tuoi occhi!

– Non vedo nessuna scala, tranne quella che porta al tetto! Sei un bugiardo! – grido` Vadik e, a fatica trattenendo lo sforzo per non scoppiare a piangere, aggiunse: – Hai deciso di prendermi in giro!

Al grido del ragazzo, la tata sbircio` nella stanza, ma trovo` Vadik che dormiva pacificamente nel suo letto. Olesya, nascosta dietro la tenda, aspetto` che la tata se ne andasse e si avvicino` a Vadik di nuovo.

– Scusa! Non volevo offenderti! E` solo perche` oggi, nella Cattedrale Centrale, nella piazza principale della Citta` Stellare, mi verranno consegnate le ali durante una cerimonia. Volevo che tu fossi accanto a me in questo sogno. E poi saremmo tornati qui insieme e ci saremmo svegliati.

– Vattene! – borbotto` quasi il principe, coprendosi la testa con una coperta.

– Va bene, – disse Olesya con difficolta`, turbata dal fatto che la ragazza alata avesse avuto ragione, Vadik non credeva alle scale degli altri! Quindi, non aveva senso che Olesya tornasse all’orfanotrofio la mattina dopo.

Tuttavia, gia` alla finestra, Olesya si rivolse al ragazzo.

– Se un giorno ti senti triste e solo, vieni a trovarmi in sogno, – disse prima di andarsene. – Pero` con la tua propria scala. Non posso garantirti le ali, vengono consegnate a chi ci ha creduto; ma per quanto riguarda il gelato al cioccolato e le bibite gassate, te li prometto in quantita` illimitate...


11 dicembre 1989 – 10 gennaio 1990


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