Sogni della Laterna. 6. Una Nimfea

RACCONTI DI FANTASMI
le storie raccontate a me dai miei fantasmi

il libro di Alessandra Kriuchkova

Parte VI. I SOGNI della VECCHIA LATERNA

6. Una Ninfea

C’era una volta, in un vecchio stagno invaso dalla vegetazione, che sembrava piu` una palude, una piccola Ninfea. Si sveglio` e si senti` triste. Due fratelli Ranocchi saltarono sulle sue foglie di colore smeraldo.

– Perche` sei triste, Ninfea? – chiese Ranocchio il Piccolo.

– E` triste qui, – rispose la Ninfea. – Vorrei raggiungere il Cielo, ma e` cosi` lontano! Vorrei il Sole, ma i suoi raggi penetrano a malapena qui a causa delle canne! Vorrei volare via e vedere la Terra. Dev’essere meravigliosa!

– Stupida! – Ranocchio il Grande rimase sorpreso. – Sei la piu` bella del nostro stagno! Perche` non ti piace qui? Nuota alla salute e non pensare a niente! L’acqua ti nutre, le canne ti proteggono dal Vento e noi ti cantiamo le nostre canzoni da rana... Gracchia-gracchia! Devi accettare il fatto che non sei nata per il Cielo!

Ma la Ninfea non rispose. Si limito` a sospirare profondamente ed i Rannochi saltarono in acqua e scomparvero.

Poco dopo, una grande Libellula blu arrivo` allo stagno abbandonato. Vide la Ninfea e si sedette sui suoi delicati petali.

– Perche` sei cosi` triste, Ninfea? – chiese la Libellula.

– Voglio raggiungere il Cielo. Tu hai le ali, quindi puoi volare, mentre io devo passare tutta la vita tra i canneti, tra i rannochhi che non mi capiscono! Non sai per caso, dove e` possibile ottenere le ali?

– Ognuno ha un ruolo da svolgere nella vita. Devi decorare questo stagno. Accettalo! – disse la Libellula e volo` via.

Improvvisamente, una Lepre corse allo stagno abbandonato per nascondersi tra le canne dall’astuta Volpe.

– Cosa ti e` successo? – chiese la Lepre, notando la Ninfea. – Qualcuno ti ha fatto del male?

– No, ma sono molto triste, Lepre. Voglio volare! Vorrei raggiungere il Cielo, vedere tutto quello che c’e` laggiu`, dietro le canne, dietro il nostro stagno...

– Dovresti goderti la tua vita in pace! Nessuno ti insegue, niente ti minaccia qui! Devo nascondermi dalla Volpe e dal Lupo. Ho sempre paura, mi possono mangare! La mia vita e` sempre appesa ad un filo! – si lamento` la Lepre e, riprendendo fiato, corse via.

La sera, al tramonto, la Ninfea comincio` a piangere.

– Ho vissuto un altro giorno inutile. Domani sara` tutto di nuovo uguale...
Le sue parole furono udite dall’Anatra appena arrivata allo stagno.

– Ninfea, perche` stai piangendo?

– Ho paura...

– Hai paura del buio?

– No, ho paura di passare la vita senza vedere nulla, a parte il nostro stagno. Vorrei volare in Cielo almeno una volta, per guardare la Terra dall’alto. Darei il resto della mia vita per quel momento!

L’Anatra guardo` tristemente la Ninfea.

– Il mattino e` piu` saggio della sera! – disse l’Anatra. – Dormi bene e domani troveremo una soluzione!

Al mattino l’Anatra sveglio` la Ninfea.

– Devo partire, – disse l’Anatra. – Dimmi, vuoi ancora andare in Cielo?

– Si`, ma sembra che presto svaniro` dalla noia dello stagno e il mio sogno non si avverera` mai.

– Se vuoi, ti prendero` in braccio e ti portero` sopra la Terra finche` ne avro` la forza. Tuttavia, entro sera, appassirai e la tua vita sara` finita.

– Oh, si`, lo voglio davvero tanto! E` meglio vivere un attimo che esistere per sempre!

Sorvolarono campi e foreste, superarono paesi e citta`, montagne innevate e fiumi in tempesta. La Ninfea senti` il respiro del Vento ed i raggi del Sole la riscaldavano. Quante cose vide quel giorno! Quanto insignificante era stata la sua vita nello stagno abbandonato! Era felice e non aveva paura della morte.

La sera, la Ninfea aveva sete, il Sole le aveva seccato lo stelo, ma non c’era acqua nelle vicinanze. Si senti` stordita e comincio` a perdere conoscenza.

L’Anatra atterro` nel campo e depose con cura la Ninfea nell’erba. La Ninfea torno` in se` per un attimo, sorrise e sussurro`:

– Grazie!

L’Anatra continuo` il suo volo, non c’era piu` niente da fare per il fiore.

Quando la Luna sorse, un Angelo scese dal Cielo. Prese con se` la Ninfea e le mostro` il Giardino del Paradiso, da dove si poteva vedere tutta la Terra.

– E` cosi` meraviglioso qui! – esclamo` la Ninfea.

– Si`, ma solo coloro che hanno compiuto il loro destino sulla Terra possono vivere qui, –  disse l’Angelo con tristezza. – Dio ti ha mandato giu` per portare gioia agli abitanti del vecchio stagno, e tu...

– Quindi non ho compiuto il mio destino, vero? – la Ninfea si rattristo` al pensiero che non sarebbe mai piu` potuta entrare nel Giardino del Paradiso. – Cosa dovrei fare ora?

– Posso chiedere a Dio di riportarti indietro. Ti sveglierai domattina allo stesso stagno, come se nulla fosse accaduto, e tutto cio` che sta accadendo ora ti sembrera` solo un sogno fugace. Tuttavia, dovresti promettermi che non ti lamenterai mai pi; con nessuno del tuo destino, rimanendo li` finche` non verro` a prenderti.

– Lo prometto, lo faro`! – esclamo` gioiosamente la Ninfea, e l’Angelo volo` via per chiedere a Dio il suo ritorno.

Dio, consapevole dei sogni delle Sue creature terrene, credette alla Ninfea e la restitui` al vecchio stagno. Quando lei compi` umilmente il suo destino, Dio mando` l’Angelo a prendere il fiore e la depose nel Giardino del Paradiso, dove la Ninfea rimase per sempre, sentendosi assolutamente felice...

1989–90


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