Specchio rotto. 8. Una lettera
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte IV. LO SPECCHIO ROTTO
8. Una lettera
LUNEDI`. Giorno n. 1
Non riuscii a trovare lavoro per molto tempo, neanche avendo aggiornato il mio CV sui siti web ogni tre giorni. Quella sera, una certa Elena mi chiamo`, presentandosi come responsabile delle risorse umane di un’azienda straniera. Mi disse che avevano urgente bisogno di un assistente del Direttore Generale con una buona conoscenza della lingua spagnola. Dopo aver parlato per circa cinque minuti, mi invito` nel loro ufficio la mattina successiva.
MARTEDI`. Giorno n. 2
Ero un po’ preoccupata, ma, a quanto pare, invano, se non per il fatto che Elena non mi guardava quasi mai negli occhi, digitando qualcosa al computer durante la nostra conversazione e, a mio parere, era troppo indifferente. Mi chiese di iniziare il lavoro il giorno dopo, mercoledi`. Tanta fretta mi lascio` un po’ sorpresa, ma allo stesso tempo mi piacque, dato che mi promisero uno stipendio solido ed un buon pacchetto previdenziale.
– Perche` avete questa posizione aperta? – chiesi cautamente.
– La ragazza che lavorava qui prima se n’e` andata, – rispose Elena con voce calma, continuando a fissare lo schermo del monitor. – A proposito, per formalita`, devo presentarti al Direttore Generale. La questione con lui e` gia` stata discussa in contumacia, il tuo CV e` stato sufficiente per il Signor Andreas, ma comunque...
Era seduto alla scrivania davanti al computer, un uomo alto d’eta` imprecisa con i capelli grigi. Niente di speciale.
– Ecco Katy. Hai scelto il suo CV ieri. Le ho offerto di iniziare domani...
– Va bene anche domani, – disse il Signor Andreas con indifferenza, guardandomi. – Falle vedere tutto quello che c’e`...
Si volto` di nuovo verso il computer, segnalando che l’udienza era finita, ma gia` alla porta, sentimmo la sua voce:
– Vieni domani, Elena?
– Verro` da te piu` tardi e ne parleremo.
MERCOLEDI`. Giorno n. 3
Arrivai al mio nuovo lavoro alle nove. Un paio di minuti dopo, notai Elena apparire con un bellissimo abito nero.
– Come stai? Tutto bene? – mi chiese e, senza aspettare risposta, continuo`: – Andreas sara` fuori oggi. Ti presentero` un piccolo gruppo della nostra amministrazione e me ne andro` anch’io. E, molto probabilmente, non saro` disponibile al cellulare. Caso mai, lasciamo tutto a domani!
C’erano davvero pochi dipendenti nell’amministrazione: la responsabile per la contabilita` Nana, l’assistente delle risorse umane Olga, il responsabile dei servizi generali Valery, la donna delle pulizie Nina, io e due capi, Elena e il Signor Andreas. La mattina tutti, tranne i capi, si riunirono in cucina per bere un caffe`.
– Abbiamo una macchina da caffe` da cinque tazze, unisciti per essere la quinta, – propose Nana. – Elmira beveva il caffe` con noi.
– Elmira? – chiesi, e le ragazze si guardarono.
– Elmira era l’assistente del Signor Andreas prima di te, – disse Valery sospirando, e accese una sigaretta.
– Si e` dimessa di sua volonta`? – chiesi, cercando di mantenere la conversazione.
– Si`, se n’e` andata, si`, – disse Nana seccamente.
– Molto tempo fa? – non mollai.
– Lunedi`, – rispose Olga e accesi anche lei una sigaretta.
– A proposito, – intervenne Nina, la donna delle pulizie, – oggi sono venuta in ufficio alle sette e mezza e ho sentito la porta della sala riunioni sbattere continuamente. Mi sono sentita un po’ a disagio.
– Wow! Ci sono dei fantasmi qui! – scherzai.
Olga guardo` Nana intensamente. Valery sospiro` di nuovo e mi chiese:
– Non credi ai fantasmi?
– No, – confessai sorridendo.
GIOVEDI`. Giorno n. 4
La mattina portai la posta e il caffe` al Signor Andreas. Lui distolse lo sguardo dal computer.
– Elmira, – disse guardandomi attraverso, – ricevo molte lettere, ma non le leggo quasi tutte. Pertanto, vorrei che tu aprissi tutte le buste e, dopo aver letto il contenuto, buttassi via immediatamente quelle inutili. D’accordo?
– Si`, ci provero` a fare il mio meglio possibile.
A volte mi chiamava Elmira. Come scoprii, Elmira aveva lavorato con lui da circa cinque anni e non mi offendevo, lasciandolo chiamarmi come voleva. L’importante era essere pagata puntualmente.
VENERDI`. Giorno n. 5
Quel giorno a tutti i dipendenti fu permesso di tornare a casa nel pomeriggio in occasione del decimo anniversario dell’azienda. La sera sarebbero andati in un ristorante al centro della citta`. Tuttavia, mi sarei sentita fuori posto li`, quindi prima di lasciare il lavoro, andai dal Signor Andreas per scusarmi per non poter partecipare alla loro festa e gli chiesi il permesso di venire in ufficio il giorno dopo, sabato, per esaminare l’archivio, perche` conteneva troppi documenti.
– Si`, certo, – acconsenti` il Signor Andreas con indifferenza e si rivolse al computer.
SABATO. Giorno n. 6
Stavo sfogliando la cartella dei verbali dell’Assemblea degli Azionisti, canticchiando una canzone, quando sentii la porta della sala riunioni sbattere. Era la terza porta dell’ufficio del Signor Andreas. La prima dava su di me, sulla reception, la seconda dava direttamente sul corridoio e la terza, piu` lontana, sulla sala riunioni.
Poco dopo sentii dei passi nel corridoio e rabbrividii involontariamente, perche` ero arrivata mezz’ora prima, quando la porta del nostro piano era sigillata e nessuno era venuto qui dopo il mio arrivo! Decisi di andare a vedere chi aveva passato la notte in ufficio dopo la festa aziendale. Uscii in corridoio. Nessuno! Tuttavia, proprio davanti ai miei occhi, la porta della cucina si chiuse lentamente e mi avvicinai silenziosamente. Attraverso la fessura della porta, vidi la luce accesa all’interno. Feci un respiro profondo e aprii la porta senza paura... nessuno!
“Chissa` chi si e` dimenticato di spegnere le luci ieri! Comunque, visto che sono in cucina, posso prendere un caffe`!” – decisi.
Mentre il caffe` si preparava, aprii il frigo per prendere la panna e mi congelai. Vidi un sacchetto di plastica con la scritta “Elmira” su uno dei ripiani.
Sbattei la porta del frigo e mi sedetti sul divano, cercando di raccogliere i pensieri, quando sentii qualcuno respirare accanto ed una voce calma dire distintamente ed in qualche modo lamentosamente:
– LA LETTERA!
Feci una smorfia dal panico improvviso che mi aveva preso. Dopo un paio di secondi, il caffe` comincio` a bollire e mi alzai per spegnere il fornello. Senza nemmeno versarmene mezza tazza, spensi la luce, tornai nel mio ufficio, preparai le mie cose e me ne andai a casa.
LUNEDI`. Giorno n. 8
– Allora, sei venuta qui sabato? – mi chiese Olga quando la piccola compagnia si riuni` in cucina prima di iniziare la giornata lavorativa.
– Si`, – annuii, incerta se parlare dei miei problemi. – Ho visto un sacchetto di plastica di Elmira in frigo.
– Si`, dovremmo buttarlo via, – concordo` Nina. – O chiedere al Signor Andreas, ma e` un po’ imbarazzante.
– Perche` se n’e` andata? – chiesi, cercando di scoprire qualcosa sul mio predecessore.
– Non lo sappiamo davvero nemmeno noi, – rispose Nana pensierosamente.
– Era l’anima della nostra compagnia, – sospiro` Valery e accese una sigaretta. – Ci leggeva poesie la mattina.
– Wow! Scrive poesie? – esclamai. – Peccato non averla beccata! Comunque, mica la incontrerei qui se non se ne fosse andata. Quanti anni ha?
– Ha importanza? – chiese Olga.
– E dove lavora adesso? – non mollai.
– Non deve piu` lavorare, – rispose Valery.
– La mantiene suo marito?
Tutti tacquero all’istante. Ovviamente non volevano parlarmi di Elmira.
– Nina, sai, – decisi di riempire la pausa per continuare la conversazione, – quando ero qui sabato, ho sentito sbattere la porta della sala riunioni e dei passi, ma non c’era nessuno in ufficio tranne me.
Nina sorrise, Nana canticchio`, Olga accese una sigaretta.
– Non potrebbe essere altro, – disse Valery con un sorriso, e nello stesso momento sentimmo un clic in cucina, qualcuno spense la luce, sebbene fossimo seduti tutti lontano dalla parete su cui si trovava l’interruttore.
– Parliamo troppo! – esclamo` Nana nel buio pesto.
***
– Come stai, Katy? – chiese Elena, venuta a trovarmi dopo pranzo.
– Bene, – mentii.
– Sei stata in ufficio sabato? Non e` successo niente? – Elena mi chiese con tono enigmatico, giocherellando nervosamente con il suo fazzoletto da collo.
– Si`, sono venuta per un po’. Cosa sarebbe dovuto succedere? – temevo che ci fosse stato qualcuno in ufficio e che qualcosa fosse scomparsa dall’ufficio del Signor Andreas.
– No, niente. Sono passata qui domenica e... Comunque, non importa. Il capo e` arrivato?
– Si`.
Elena ando` a trovare il Signor Andreas e, quando usci`, lui mi chiamo`.
– Come stai? – mi chiese tristemente.
Ogni giorno mi sembrava sempre piu` depresso. Tuttavia, avevo poco tempo per giudicare se fosse sempre cosi` o se fosse solo un fenomeno temporaneo.
– Va tutto bene, Signore.
– Sei stata in ufficio sabato?
– Si`.
– Hai per caso... – il Signor Andreas non riusciva a trovare la parola giusta.
Rabbrividii, cercando invano di capire cosa volessero sentirmi dire. Qualcuno c’era stato qui sabato? E non solo "stato", ma aveva anche rubato qualcosa di valore dall’ufficio del capo? Allora, qualcuno aveva scelto con successo il giorno in cui ufficialmente c’ero stata solo io dentro, quindi, ogni sospetto sarebbe automaticamente ricaduto su di me, una persona completamente nuova in azienda!
– Dimmi, Katy, per favore, leggi attentamente la posta che arriva a mio nome?
– Si`, proprio come Lei mi ha detto. Passo tutte le fatture al capo contabile, e passo a Valery tutto che riguarda...
– Va bene, – mi interruppe il Signor Andreas, annuendo pensierosamente, ma all’improvviso, guardandomi intensamente negli occhi, chiese: – Non hai ricevuto nessuna lettera per me?
“LA LETTERA!” mi ricordai improvvisamente di quella voce lamentosa sentita in cucina quel sabato.
– Sta aspettando una lettera importante? Oggi Valery ha dimenticato di ritirare la posta dall’ufficio di sicurezza, ma se Lei vuole, scendo me stessa, oppure domani...
– No, no, niente d’urgente. Va bene domani!
Avevo gia` aperto la porta per uscire, quando il mio capo mi chiamo`.
– Katy, se all’improvviso senti qualcosa, dimmelo, va bene?
Guardai l’espressione tesa e persino impotente sul suo viso. Ovviamente non mi aveva detto tutto. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo in quella strana azienda.
MARTEDI`. Giorno n. 9
Ero in ritardo al lavoro, ma solo di mezz’ora, per un’interruzione di corrente durante la notte, avevo una sveglia elettronica.
Avvicinandomi alla cucina, dove tutti si erano gia` riuniti (l’odore di caffe` mi accolse sulla porta d’ingresso del nostro piano), li sentii parlare di Elmira. Ma appena entrai, tutti tacquero.
– Ho messo la posta sul tuo tavolo, – disse Valery. – C’e` tutto cio` arrivato nel fine settimana, lunedi` ed oggi. A proposito, il capo non mi ha rimproverato ieri?
– No, – risposi, ed il mio sguardo cadde sulla bottiglia di cognac francese aperta e gia` mezza vuota.
– Versati nella tua tazza, – mi suggeri` Nana, notando il mio sguardo.
– State festeggiando qualcosa? – chiesi con sorriso. – Il compleanno di qualcuno?
Tutti tacquero e pensai: “Dio, perche` mi ignorano? Cosa ho chiesto di sbagliato?”
– Quasi, – rispose finalmente Nana e prese una sigaretta.
– Si`, in un certo senso si puo` dire cosi`, – aggiunse rapidamente Valery.
Per la prima volta nella mia vita, mi resi conto di quanto fosse difficile entrare in una squadra.
– Come va con il Signor Andreas? – chiese Olga. – Voglio dire, non ti fa male, vero?
– Perche`? Sto bene. E` sempre cosi` cupo?
– Era molto allegro, ci raccontava barzellette prima, – rispose Valery.
– Prima? – non potei farne a meno.
– Beh.. – borbotto` Valery e accese una sigaretta con un sospiro.
– Non preoccuparti, andra` tutto bene, – cerco` di incoraggiarmi Olga e all’improvviso aggiunse: – Non hai sentito altro di nuovo?
– No, – ero confusa, pensando di essere finita in un manicomio.
– Sono stata la prima ad entrare in ufficio oggi, – sospiro` Olga.
– E? – quasi all’unisono le chiesero gli altri.
– Mi e` sembrato che qualcuno stesse cercando qualcosa tra le carte sul tavolo di Katya. Pensavo fosse Katy, ma oggi si e` ritardata!
– Quindi qualcuno stava frugando sul mio tavolo? E chi era? – chiesi, non senza un certo senso di indignazione.
– E` stata lei, – affermo` Valery con un sospiro.
– Chi intendi? – chiesi.
– Elmira, immagino, – chiari` Nina, sbirciando in cucina. – Lei e` cosi`…
– Cosi` come? Elmira non ha preso le sue cose, vero? Viene ancora qui? Perche` la sicurezza la lascia entrare? Ha sempre il suo lasciapassare? – sbottai senza controllarmi piu`.
– A quanto pare... – disse Valery, chiaramente senza finire la frase, mentre tutti osservavano attentamente la mia reazione.
– Si`, ha lasciato un sacco di cose qui, – disse Nina timidamente. – Le ho messe nell’armadio, nella sala riunioni. Dovrei ricordarlo al Signor Andreas, ma e` un po’ imbarazzante. Cosa fare con tutto questo?
– Allora lascia che Elmira venga a prenderle! – pensai ad alta voce. – Non potete chiamarla?
– Tutti possono chiamarla. E` un problema di farla risponderci, – borbotto` Valery.
– Se voltete, posso ricordare al Signor Andreas delle sue cose lasciate qui, – suggerii.
– Solo non oggi, – chiese Nana, finendo un’altra sigaretta.
– E per caso, non hai buttato via nessuna LETTERA? – Olga mi chiese d’improvviso.
– Quale lettera? – rabbrividii.
– No, niente, – rispose subito Nana per chiudere l’argomento. – Ha sentito stamattina...
…Cominciai a smistare la posta. Aprendo un’altra busta indirizzata al capo, sentii la voce di Elena entrare nel mio ufficio.
– Senti, Katy, smisti la posta attentamente?
Sospirai profondamente, perdendo la pazienza! O io ero, o tutti gli altri in quella strana azienda erano fuori di testa!
– Si`, CON UNA GRAN’ATTENZIONE. E perche`? C’e` una LETTERA importante in arrivo?
– Non lo so, perche` sei cosi` nervosa? – chiese Elena, distogliendo lo sguardo.
– Se sbaglio qualcosa, ditemelo dritto negli occhi! – cercai di non piangere per la disperazione.
– No, no, stai facendo tutto bene, non preoccuparti.
– Tutti continuano a parlarmi di una lettera! – non riuscii piu` a rimanere in silenzio.
– Chi sono tutti?! – Elena era sorpresa.
– Il Signor Andreas, lei, Olga... Ha sentito...
– Anche Olga? Interessante! Va beh, vado a chiederglielo! – disse Elena e mi lascio` sola con la posta.
Guardai la busta che avevo gia` aperto e tirai fuori un foglio scritto a mano.
“Dannazione! Probabilmente e` personale, ed io...”. Mi spaventai e stavo per portare subito la lettera al mio capo senza leggerla, ma mi ricordai che non era ancora arrivato.
Oh, la curiosita`, che mi vinse!
“Cerca di capirmi e perdonami. E` una giornata molto dura oggi, da quando il mondo e` improvvisamente crollato. Sai cosa intendo, e non vale la pena dirlo qui e ora, perche` non sono sicura che sarai l'unico a leggere questa lettera. Ti arrivera` per posta ordinaria (di nuovo niente Internet!) se il vicino si ricordera` (spero!) di spedirtela domani mattina, e la tua nuova segretaria non la buttera` nella spazzatura senza nemmeno aprire la busta. Ci sono alcune cose che non tutti devono sapere.
Sto sfogliando la mia memoria, giorno per giorno. Fin dall’inizio. Tutta la storia. Tutto andava bene. Esattamente ANDAVA. Oggi l’orologio e` tornato indietro, e lo fermero` me stessa. Forse, quello che e` successo non e` una tragedia cosi` grande per te. Comunque, se non mi avessi detto delle parole quando ci siamo conosciuti (te le ricordi?), forse oggi sarei rimasta...
Sai, ci sono alcune parole, pronunciate una volta da qualcuno anche senza cattive intenzioni, che si imprimono nel cuore per sempre e divorano lentamente l’anima, finche`, prima o poi, non ne rimane piu` nulla. Sono passati anni, e forse ti penti persino di quelle parole, ma sono cresciute gradualmente nella mia anima, come metastasi che nessuno puo` fermare piu`.
Oggi il mio mondo e` crollato, e tutto tra di noi, a partire da domani, e` un vuoto sia in te che in me. Pertanto, devo porre fine oggi, andandomene, da non contagiarti domani con questa terribile ed incurabile malattia del vuoto. Non ti voglio niente di male. Ora sei libero e tutto andra` bene per te. Vedrai! Lascia stare con te solo i ricordi luminosi!
Saro` sempre da qualche parte vicino per aiutarti da li` se necessario, e verro` a salutare tutti coloro che mi erano vicini, e persino quelli con cui nella cucina dell’ufficio la mattina bevevo il caffe` e recitavo le mie poesie. Se li`, fuori, dove sto andando, la vita continua ancora…”
1 luglio 2002
Ñâèäåòåëüñòâî î ïóáëèêàöèè ¹126032907381