Specchio rotto. 1. La casa alla stazione
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte IV. LO SPECCHIO ROTTO
1. La casa alla stazione
Questa storia incredibile successe a me una volta, nel tardo autunno, quando tutte le foglie erano gia` cadute, ma non c’era ancora neve. Faceva brutto tempo, il vento batteva in faccia e non c’era nulla di buono da aspettarsi dal cielo grigio e cupo.
Quella sera buia, stavo tornando dalla festa di compleanno di Janny, una mia amica, che viveva in una citta` militare non lontano dalla capitale. Suo marito mi accompagno` all’autobus.
Di solito ci voleva mezz’ora per arrivare alla stazione in autobus. Guardai fuori dalla finestra ricordando... una volta, circa dieci anni prima, Janny ed io avevamo camminato dalla stazione a casa sua attraverso foreste minacciose, che allora non ci erano sembrate affatto tali. Pensai che, se l’autobus fosse stato rotto, non avrei osato andare a piedi fino alla stazione. Un leggero brivido mi percorse la schiena, ma mi calmai subito, avvolgendomi in una calda sciarpa, che piacevolmente aveva un odore dei profumi costosi.
Arrivai alla stazione alle 22 in punto. Non c’era quasi nessuno sul binario, circa cinque persone. Il treno doveva essere appena partito. Il prossimo treno sarebbe dovuto passare alle dieci e mezza. Mi preparai ad aspettare pazientemente.
Avevamo vissuto li`, nella casa presso la stazione, da tanti anni. Guardai la casa e notai una luce fioca alla finestra. I ricordi mi riportarono all’infanzia.
***
Il proprietario della casa, nonno Vasily, non si alzava dal letto dopo la paralisi. Gli portavo i giornali e giocavo a scacchi con lui. Era molto gentile. Quando trasmettevano i cartoni animati per la TV, mi chiamava sempre, bussando al muro con la stampella, dato che la mia stanza era proprio dietro quel muro, attraverso il corridoio che separava le due meta` della casa.
Sua moglie, nonna Klava, che aveva lavorato come tessitrice in una fabbrica fino alla pensione, era un’ottima cuoca. Mi piacevano particolarmente le sue torte, avevano sempre piu` ripieno che impasto. Quando faceva bel tempo, nei fine settimana, nonna Klava organizzava per noi dei te` nel gazebo. Vivevano anche Andrey, loro figlio, un uomo allegro nel fiore degli anni, sua moglie Lyuba e la loro neonata figlia dai capelli rossi, Nadia. Tutti la chiamavano “il nostro Sole”. Cantavo canzoni a Nadia, cullandola nella culla. Ad Andrey piaceva occuparsi delle cose domestiche. Costrui` un grande fienile nel cortile sul retro. Non era tutto nel caos, ma sistemato in un ordine rigorosamente definito: una vite con una vite, un chiodo con un altro chiodo. Mi meravigliavo della sua precisione.
Ed in generale, mi piaceva la loro famiglia, cosi` amichevole e felice! Ci trattavano come se fossimo loro parenti, e piu` tardi, quando ci trasferimmo nella nostra casa propria, mi mancava molto quella casa nonche` i suoi abitanti.
***
…Verso le 23:10, un passante lungo il binario mi riporto` alla realta`, dicendomi che tutti i treni in entrambe le direzioni erano cancellati fino al mattino. Mi rifiutavo di crederci! Non c’era niente attorno tranne un paio di case e la foresta minacciosa! A quell’epoca non esistevano i cellulari, quindi era impossibile chiamare Janny, ed arrivare nella citta` militare senza un lasciapassare era irrealistico, inoltre l’ultimo autobus partiva dalla stazione alle 23:00. Improvvisamente, mi venne in mente un’idea apparentemente ovvia: “Perche` non andare alla ‘nostra’ casa?”. Ero sicura che sarei stata benvenuta per passare la notte.
Avvicinandomi alla casa, cominciai a notare dei cambiamenti: la staccionata di legno era parzialmente mancante, un’enorme quercia secolare era stata abbattuta, la casa si era assestata, la vernice si era scrostata. Ricordavo la casa grande e maestosa, ma sembrava piu` un fienile abbandonato. Tremavo per il freddo, o per la paura, o forse per una strana e crudele sensazione che si era insinuata nella mia anima.
Il cancello era spalancato. Tuttavia, non importava molto, dato che chiunque poteva entrare attraverso i buchi nella staccionata. Seguii il sentiero del giardino. Quasi tutti i meli erano stati tagliati. Il giardino era invaso dalle erbacce. Dove un tempo avevano cresciute le fragole, incombeva un’enorme pila di spazzatura. Qualcosa scricchiolo` nel gazebo sfondato e vidi un gatto nero magro correre verso di me. Sembrava essere Alice, la gatta preferita di nonna Klava. La gatta si struscio` contro le mie gambe e miagolo` lamentosamente.
Mi diressi verso la porta d’ingresso nella meta` della casa dei proprietari e mi fermai pensierosa davanti al portico completamente distrutto. Forse era meglio tornare indietro. Tuttavia, chiaramente, non avevo un posto dove tornare. Bussai con cautela e, senza aspettare risposta, tirai la porta verso di me. Era aperta ed entrai in casa.
Non c’era nessuno sulla terrazza, come previsto. Aprii la porta del corridoio e non trovai alcuna luce, tranne una piccola tremolante, probabilmente proveniente da una candela, accesa in lontananza, in cucina.
Avanzai con cautela nell’oscurita` fino a raggiungere la cucina e rimasi immobile per la sorpresa. C’erano bottiglie vuote di alcol sul pavimento ed un forte odore di polvere, faceva freddo ed umido, come se la stufa non fosse stata accesa da molto tempo, ed in generale, sembrava che nessuno vivesse in casa, e se non fosse stato per la candela solitaria accesa sul davanzale...
Un cane ululava nella foresta e rabbrividii, non capendo piu` cosa fosse meglio: rimanere in quella strana casa o attraversare la foresta minacciosa fino alla citta` militare ed implorare la guardia di sicurezza di lasciarmi passare la notte in qualche modo nella loro cabina.
Volevo sparire il piu` velocemente possibile.
– Asya! – mi chiamo` qualcuno all’improvviso.
Voltandomi, vidi una vecchia donna, in cui riconobbi con difficolta` la padrona di casa, nonna Klava.
– Buonasera! Ti ricordi di me? – esclamai, felice di vedere una persona viva.
– Ho sempre detto che saresti tornata un giorno! Entra, non stare li` impalata, siediti! Anche se non c’e` niente da offrirti, – borbotto` la nonna Klava con un sorriso, mi indico` una sedia impolverata e si sedette su una poltrona a dondolo vicino alla stufa. – Non la riscaldo. La legna e` finita. Ci sono abituata! Dopotutto, e` rimasta solo Alice, e morira` fra poco. I fantasmi si radunano qui di notte a parliare. Ed anche i tuoi vengono qui! Stanno arrivando...
La vecchia mi guardo` misteriosamente e schiocco` la lingua. Mi venne la pelle d’oca. Poteva la nonna Klava sapere che ero l’unica viva di tutti i miei che avevano vissuto in quella casa? Beh, probabilmente Janny glielo aveva detto.
– Anche l’altro giorno, – continuo` la vecchia, – abbiamo giocato a dama ricordandoci di te. Si lamentavano che ti fossi completamente dimenticata di noi, ma ho detto: “Tornera`. Tornera`!” Non per niente ho lasciato intatta la tua meta` della casa. Tutto e` al suo posto, com’era... E tuo nonno ha vinto a dama!
Rimasi in silenzio, sentendomi fuori posto per cambiamenti troppo bruschi, ma comunque contenta che ci fosse almeno qualcuno vivo in quella casa, oltre a me ed Alice. Certo, la nonna Klava, francamente, non aveva un bell’aspetto, magra e pallida, pelle ed ossa, e mi ricordava involontariamente i personaggi dei film su streghe e vampiri. Tuttavia, la cosa principale non era il suo aspetto esteriore, ma il fatto che fosse viva e si ricordasse di me!
– Sai di noi, Asya? Quando te ne sei andata, il mio Vasily e` morto. E poi, poi Andrey e Nadia hanno avuto un incidente d’auto. Lui e` stato forte a sopravvivere, e lei e` volata via da Dio immediatamente! Appena il nostro Sole e` scomparso, tutte le disgrazie si sono abbattute su di noi! All’inizio, Andrey ha perso il lavoro e non e` piu` riuscito a trovarne un altro. Che tempi sono arrivati! Ti ricordi, Asya, i tempi passati? Una volta trovato un lavoro, lavoravi fino alla pensione. Ed ora? Dove trovi il coraggio di lavorare e vivere fino a tarda eta`, eh?... L’azienda di Lyuba era chiusa. Vivevamo solo della mia pensione. Lyuba incolpava Andrey di tutto, e lui ha iniziato a bere. Lei e` andata in citta` a vivere con i suoi parenti, e mio figlio non ci e` andato… e dopo, e` diventato completamente... Beh, i suoi amici ubriachi lo hanno strangolato! Dicono che l’abbia fatto lui stesso. Ma io, la madre, so che non poteva farlo, non poteva!
La nonna Klava ondeggiava lentamente sulla poltrona a dondolo, mentre l’ascoltavo e non riuscivo a credere alle sue parole. Janny mi aveva detto che il nonno Vasily era morto. Il resto sentii per la prima volta.
– La sera, il nostro Sole viene qui e le racconto delle favole. Vuole crescere, ma e` sempre la stessa piccola, con i capelli ricci… Il mio Vasily e tuo nonno parlano di meli. Hai visto cosa e` successo al nostro giardino? Andrey e` silenzioso, come un partigiano. Immagina, sta zitto da cinque anni! Gli chiedo: “Chi ti ha fatto questo, Andrey?” E lui viene, si siede in silenzio e se ne va. A volte gioca un po’ con il nostro Sole. Sempre zitto… Tua nonna viene di rado, ma ha i suoi compiti li`. Tua zia e` stata qui due volte. I tuoi genitori sono andati di recente nella loro meta` di casa per cenare a lume di candele. Allora, a volte giochiamo a carte, a volte a dama, meno spesso a scacchi. Ricordiamo il nostro Passato raccontando storie. Li vedrai anche tu, stanotte. Saranno felici di incontrarti qui!
Non riuscendo a dire una parola, guardai prima la candela, che si stava consumando, poi l’orologio sulla parete, che segnava... le 5:30?!
– Si e` fermato da tanto tempo, Asya, – noto` la nonna Klava. – E` mezzanotte, controlla il tuo!
Guardai il mio da polso, era mezzanotte, giusto! Ma come...?
– In vecchiaia, si sente il tempo senza orologio! Beh, vai a casa tua. Devi passare la notte, no? Non ci sono treni fino a domattina.
Non le dissi perche` ero venuta!
– Sono andata alla stazione stasera, – aggiunse nonna Klava, – dovrebbero attaccare degli annunci. Ma vedi, carta risparmiata! Le chiavi della tua meta` di casa sono nell’armadio, nel cassetto in alto a sinistra. Vai, e restero` qui per un po’. Se vuoi, prendi le chiavi per sempre. Le ho conservate per te, per chi altro? Ho sempre saputo che saresti tornata!
Andai all’armadio, aprii il cassetto in alto a sinistra ed in effetti ci trovai dentro le nostre chiavi!
– Grazie! – dissi felice di andarmene.
– Buonanotte, Asya. Sogni d’oro!
***
Aprii la porta con le chiavi ed andai in terrazza. Toccai automaticamente l’interruttore della luce con la mano e lo accesi invano, non c’era elettricita`. Presi un accendino dalla tasca ed una delle candele che avevamo sempre tenuto di riserva su un tavolino all’ingresso a sinistra. Feci scorrere una candela accesa lungo le pareti, illuminando ogni oggetto, ogni angolo. In effetti, tutto rimase uguale a prima, non una sola cosa era stata spostata, solo polvere e ragnatele mi ricordavano che molti anni erano passati e che nulla poteva essere riportato indietro.
Entrai nella mia stanza, misi la candela sul davanzale e mi sedetti sul letto accanto al grande orsacchiotto. Sul comodino, accanto allo specchio antico con cornice di legno, c’era una foto di noi che bevevamo il te` nel gazebo in giardino, tutti insieme: i miei genitori, mia zia con due figlie, i miei nonni, nonna Klava con Andrey, Lyuba e Nadia. Volevo tornare a quel tempo, quando nulla ci aveva preannunciato la nostra separazione e tutti erano stati felici...
Spensi la candela. Senza togliermi la pelliccia, mi infilai sotto la coperta e, per abitudine, mi coprii con un vecchio plaid lavorato a maglia.
Sognai l’estate. Il sole splendeva. Eravamo seduti nel gazebo a parlare allegramente di qualcosa. Nonna Klava aveva sfornato delle torte. Andrey versava il te`. Mia zia venne a trovarci. Mio nonno sorrideva. Mia nonna porto` la marmellata. La mamma ci fece delle foto. Poi apparve il padrone di casa. All’inizio non lo riconobbi, perche` nonno Vasily sembrava in perfetta salute e molto piu` giovane della sua eta`! Mi porse un mazzo di fiori di campo. Nadia si dondolava sull’altalena di legno. Ad un certo punto, tutti i presenti si riunirono per giocare a carte e mi resi conto che era ora di andarmene. Mi salutarono, agitando le loro mani, ed il nostro Sole corse verso di me sussurrando a bassa voce:
– Sarai felice, sicuramente!
***
Mi svegliai presto la mattina e mi stiracchiai dolcemente. Probabilmente, quel sogno fu uno dei piu` piacevoli della mia vita, e mentalmente ringraziai il destino per la cancellazione dei treni: “Non spesso torniamo alla nostra infanzia spensierata”.
Fuori nevicava, per la prima volta quell’anno. Decisi di portare con me la foto accanto allo specchio antico, ma poi cambiai idea e la rimisi a posto. L’orsacchiotto mi guardo` tristemente. Gli feci un cenno con la mano, ma non salutai la nonna Klava, forse stava ancora dormendo e non aveva senso svegliarla.
Una volta salita sul binario, pensai: “Devo tornare un giorno, con dei regali per la nonna Klava. E poi, adesso ho le chiavi!” Cercai di frugarle in tasca, ma all’improvviso mi resi conto di averle dimenticate sul tavolino vicino allo specchio, avendo scattato automaticamente la serratura della porta!
Il treno si fermo`, entrai dentro e fui circondata da persone. Persone ancora vive. Parlavano, sorridevano e persino scherzavano.
***
…Aprendo la porta del mio appartamento, sentii il telefono squillare. Senza togliermi gli stivali, corsi a rispondere. Era Janny.
– Come sei tornata a casa? Dicono che ieri tutti i treni sono stati cancellati dopo le dieci. Hai preso l’ultimo?
– No.
– Allora, dove hai passato la notte?
– A casa nostra alla stazione.
Improvvisamente Janny tacque per un po’.
– Allora, com’e` andata? – chiese con voce misteriosa.
– Benissimo! Ma perche` non mi hai detto niente? Di Lyuba, e che Nadya e` morta in un incidente stradale, e che Andrey e` stato ucciso?
– Non me l’hai mai chiesto. Pensavo che non ti importasse. E chi te ne ha parlato?
– Nonna Klava, chi altro. Ieri siamo rimaste in cucina fino a mezzanotte. Poi mi ha dato le chiavi della nostra meta` e sono andata li`, nella mia stanza.
Janny sospiro` profondamente.
– Asya, ieri sembravi non aver bevuto niente!
– A cosa stai alludendo?
– Quella casa e` destinata ad essere demolita. Nessuno ci abita da molto tempo.
Mi fermai.
– Ma che mi dici di... nonna Klava? – riuscii a pronunciare con difficolta`.
– E` morta... un anno dopo Andrey... La sua tomba e` accanto a quella di mio nonno.
9 novembre 1994
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