Padrone dei destini. 12. Buonanotte!
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte III. Il PADRONE dei DESTINI
12. BUONANOTTE!
*****CAPITOLO 1. Criminale*****
“A parte il cuore, cosa c’e` da perdere?
Sulla Terra, piu` forte della Terra
c’e` solo uno sparo e l’amore...”
Diana Arbenina
– Hai l’ultimo CD di Diana Arbenina, il gruppo “Ñecchini notturni”? – chiesi al commesso del negozio del sottopassaggio.
– Si chiama “SMS”? – chiese il venditore.
– Si`, – annuii.
– Quello appena uscito?
– Si`, – annuii di nuovo.
– CD, intendi?
– Si`, certo.
– NO!
Uscii dal sottopassaggio e corsi a casa. Pioveva, faceva freddo, era buio e faceva paura. Di solito non avevo paura di tornare anche molto, molto tardi, di solito, ma non quel giorno. Brutti pensieri si insinuavano ostinatamente nella mia testa. La strada attraversava una landa desolata: un cantiere sulla sinistra, un campo con radi alberi sulla destra.
Presi freneticamente il telefono, chiamai Max con dita tremanti per riuscire a parlare almeno con qualcuno lungo il percorso.
– L’abbonato e` temporaneamente non disponibile.
Dannazione! La mia paura aumento` e gli scrissi: “Se succede qualcosa, trovi il numero di telefono del signor Ivanov sul mio tavolo in ufficio, sta cercando anche lui il nostro Saccosoldi.”
Era venerdi` sera. Fui l’ultima a lasciare l’ufficio. Max, il proprietario della fabbrica, se n’era andato prima di me e non sapeva ancora nemmeno del signor Ivanov. Lasciai le coordinate di Ivanov sul tavolo. Se mi fosse successo qualcosa, nessuno lo avrebbe saputo. Il signor Ivanov mi aveva chiamato dopo le 19:00 e mi aveva raccontato una storia criminale, cosi` diventai inconsapevolmente un testimone extra degli affari sporchi del signor Saccosoldi.
Sapevo che appena Max avesse letto il mio messaggio, mi avrebbe richiamato immediatamente. Comunque, mi sembrava di essere sola per chilometri. Il tintinnio dei miei tacchi risuonava in tutto il quartiere.
Perche` proprio quel giorno la tata era stata ricoverata in ospedale e sua figlia, non vista ne` da me ne` da mio figlio, avrebbe dovuto andare a prendere mio figlio a scuola? E se ci fosse stato un criminale ad aspettarlo fuori, ed il mio credulone figlio fosse andato con lui?
Svoltai sotto un arco. Una piccola creatura nera che sembrava un demone mi baleno` negli occhi, tagliandomi la strada... mancava solo un gatto nero! Non c’era nessuno nemmeno nel cortile della scuola, di solito gli scolari si trattenevano li`, ma era un acquazzone torrenziale che mi accompagnava.
“Max, dai, accendi il telefono!”
Il telefono rimase muto.
Andai alla porta metallica dell’ingresso e composi il codice. Il citofono rispose con un cigolio tipo “benvenuta” e la porta si apri` obbediente, ma sul mio schermo interno veniva proiettata all’istante una tipica scena da romanzo poliziesco: la protagonista entrava e l’assassino in agguato la colpiva alla testa con qualcosa di pesante... una pozza di sangue ed un cadavere...
Entrai dentro e mi avvicinai con cautela agli ascensori. La scala, isolata dagli appartamenti, era alle mie spalle. C’erano due ascensori in casa. Premetti il pulsante, ma nessuno rispose.
“Dannazione! Che giornata!!! Devo salire la scala che di solito non ha luci?!”
Si`, gli ascensori erano decisamente fuori servizio!
“Forse, sono stati spenti dall’assassino?!”
Inspirai l’odore di palude dell’ingresso e mi diressi verso le scale. Non c’erano luci, ovviamente. Camminai lungo il muro e contai i piani. Dopo aver raggiunto il mio, cercai a tentoni la maniglia della porta, ma non avevo il tempo di aprirla, perche` si spalanco` bruscamente verso di me ed un uomo enorme mi urto` sulla soglia.
Urlai selvaggiamente e chiusi gli occhi.
– Buonasera, Rita! – disse la voce familiare del mio vicino che beveva birra tutte le sere in un bar vicino a casa nostra.
– Uff, – sospirai. – Buonasera!
Suonai il campanello della porta. Nessuna reazione. “E se Saccosoldi avesse davvero rubato mio figlio? Ha qualcosa da perdere?”
Tirai fuori a fatica le chiavi dalla borsa ed aprii la porta. Nessuno! Accesi automaticamente la luce, mi lasciai cadere al pavimento e mi presi la testa tra le mani.
“Max! Chiamami!!!”
Il telefono squillo`, era Oksana, la scrittrice.
– Non leggi i miei messaggi, vero?! – lei sbotto` con rabbia.
– Scusa... in qualche modo... non ci sono riuscita, – esclamai stancamente, cercando di capire dove cercare mio figlio.
– Sei un’astrologo o cosa?! Controlla URGENTEMENTE la mia compatibilita` con quel ragazzo!!! Aspetto da stamattina! Non capisci quanto sia importante?! Non sono l’unica a cercare il mio sui siti d'incontri! Ci sono milioni di donne e solo una manciata di ragazzi! Verra` portato via immediatamente! E` cosi` carino! Assicurati di controllare se ha soldi secondo le stelle!
– Va bene, stanotte...
Nel mio tempo libero (oh, quando l’avevo avuto l’ultima volta?), mi piaceva guardare le stelle e le persone attraverso le stelle, praticavo l’astrologia. Ma lavoravo nella fabbrica di Max come direttore generale, gestendo le sue finanze e tutto il resto...
Oksana ed io ci eravamo incontrate alla cassa del negozio. Il mio biglietto da visita astrologico mi era caduto dal portafoglio, lei lo aveva raccolto e... tenuto per se`. Oksana aveva due figli adulti, entrambi gia` genitori di bambini, ed era sola. A quanto pare, Oksana non aveva lavorato per tutta la vita, scriveva e pubblicava qualcosa a sue spese, avendo beccato uomini con soldi, e dopo averli persi, cercava dei nuovi e contemporaneamente scriveva messaggi a persone come me, e...
Mi richiamo`.
– No! Guardalo subito! Resto al telefono! A proposito, ti sei registrata su un sito d’incontri? Ehi, Rita! Non vuoi parlare con me, vero?
– Scusa, sono... molto stanca... domani?
Comincai a camminare avanti ed indietro per la stanza.
– Chiamami, Max! Chiamami!
Il telefono di casa squill;. Mi precipitai a rispondere.
– Mamma, ciao! Sei gia` a casa?
– Dove sei? – chiesi, cercando di sembrare calma.
Scoprii che la tata aveva dimenticato di prendere (e quindi di dare a sua figlia) le chiavi del nostro appartamento, quindi aspettavano il mio ritorno a casa della tata.
***
“Sono calma, conosco i traditori in faccia...”
Diana Arbenina
Max mi chiamo` dopo mezz’ora. Gli raccontai cio` che avevo saputo dal signor Ivanov virtuale. Saccosoldi aveva un disperato bisogno di soldi. Li aveva rubati a Max. Avevo afferrato Saccosoldi per la coda, ma alla fine mi era sfuggito dalle mani. Max aveva fatto un rapporto alla polizia. Saccosoldi aveva cominciato a chiamarmi e minacciarmi, per fare pressione su Max.
– Non ti fara` niente. Se lo fa, lo uccidero`. Diglielo. Buonanotte, Rita!
Stavo per andare a letto, quando ricevetti un altro messaggio dall’irrequieta Oksana.
“Allora, hai guardato le stelle?”
Accidenti!... Aprii il programma di astrologia. Il ragazzo era molto piu` giovane di Oksana. Tipico gigolo`.
“Non ha soldi. Tutto il resto e` possibile…” – risposi e caddi nel sogno.
***
“E non capisco ancora,
forse lo sto sempre sognando...”
Diana Arbenina
Ero sdraiata sulla schiena, ed all’improvviso qualcosa mi fece guardare verso la porta aperta del balcone. La Morte entro` nella stanza da li`. Con un mantello grigio neon con cappuccio, ma senza la tipica treccia sulla spalla. Non c’era volto nel cappuccio.
– Ciao! Andiamo? – con voce femminile e per niente senile, disse la Morte con un sorriso.
Scossi la testa in segno di diniego.
– Alzati, dai, andiamo!
Non riuscivo a muovermi, come paralizzata. La Morte lesse il verdetto, scritto su un foglio bianco.
– O dammi un milione, o vieni con me! – ridacchio` la Morte, riassumendo.
– Sai che non ho quella somma!
– Allora andiamo!
La Morte si avvicino` e mi tese le sue mani invisibili. Cercai di afferrare la Morte per la gola e strangolarla, ma non aveva corpo sotto il mantello! La Morte rise e apparve da diverse parti del letto, e non riuscii ad alzarmi.
– Beh, ti aspettero` per un po’, – disse la Morte e ando` a bere il te` in cucina, accendendo la luce per qualche motivo, ma torno` presto, e la nostra lotta continuo`.
Mi svegliai sudando freddo, mentre in cucina... la luce era accesa! Mi ricordai di averla spenta esattamente prima di andare a letto. Guardai l’orologio, erano le cinque del mattino. Mi alzai, andai in cucina, spensi la luce, tornai e sentii dei passi nel corridoio. La porta si apri`. Qualcuno entro` nella stanza, rimase li`, sospiro` e si lascio` cadere accanto a me sul letto. Sospirai felice e mi accoccolai vicino al mio bambino assonnato.
***
“E voglio darti dei soldi...”
Diana Arbenina
Il lunedi` mattina in ufficio comincio` con il solito ciclo: montagne di documenti, fiumi di caffe` e riunioni che si susseguivano l’una nell’altra.
Max comparve con il responsabile della sicurezza perche` firmassi alcuni documenti su Saccosoldi. Sospirai e firmai. Max era il proprietario. Non sarebbe stato chiamato in tribunale. Mentre io...
– Ricorda, – Max interruppe i miei pensieri, – tutti i dipendenti ci guardano. Non dovrebbero vederti in uno stato di tortura. Va tutto bene, hai capito? VA TUTTO BENE!
Annuii. Dietro il muro, i miei dipendenti ridevano. Pensai: “Fortunati! Non possono nemmeno immaginare che i film di gangster in TV a volte diventino realta`, ed uno e` proprio qui ora, non sullo schermo. Una frase di signor Ivanov virtuale vale un film: ‘Beh, guardati intorno mentre esci per strada, Saccosoldi e` come un orso, non puoi fare a meno di notarlo!’”
Da tempo cercavo di calcolare il comportamento di Saccosoldi, in base all’entita` delle sue azioni nere. Saccosoldi si nascondeva e non chiamava nessuno tranne me, anche se avevo cercato di spiegargli che era necessario negoziare direttamente con Max. Saccosoldi sapeva che per raggiungere un accordo doveva restituire a Max i soldi rubati. Non tanti, ma a quanto pare Saccosoldi non ne aveva piu`. Inoltre, aveva enormi debiti con terze parti che lo stavano cercando, quindi il signor Ivanov mi contatto` per unirmi alle nostre ricerche. E dove avrebbe potuto trovare i soldi Saccosoldi? Se li avessi avuti, glieli avrei dati, solo per farlo sparire e non minacciarmi di rapire mio figlio.
Il telefono squillo`, mostrando il volto sorridente della furba Oksana.
– Te ne passo subito un altro! Controlla la nostra compatibilita`! Senti, perche` non andiamo in quel ristorante dove ho cenato con Peter? Servono ricci di mare! Ho visto la loro pubblicita` scontata. I loro ricci sono deliziosi! E c'e` un sacco di uomini! Uomini ricchi! Andiamo, Rita!
– Non sono d'umore per... ricci di mare, davvero, – esclamai stancamente. – E non posso proprio parlarti adesso.
– Non puoi mai! Parlo di uomini con soldi! Sono tutti li` in giro! Non hai bisogno di un uomo?
“Vorrei avere la tua energia, – pensai. – Quanti anni hai piu` di me?”
Oh, se avessi avuto ancora soldi dopo aver saldato tutti i debiti di Saccosoldi, li avrei dati anche ad Oksana per farla calmare e non chiedermi di guardare le stelle di ogni secondo sui siti d'incontri.
Tuttavia, la fabbrica di Max stava appena cominciando a mettersi in piedi, ripagando numerosi prestiti. Vivevamo tutti nell’attesa di un futuro felice e lavoravamo d'entusiasmo.
***
“Il gregario morde la gola
e si attorciglia come una corda intorno al collo...”
Diana Arbenina
Quando venivo in ufficio senza la mia auto, Max mi accompagnava lui stesso o mi dava il suo autista. Quella sera, un’altra supercar, il giocattolo di Max, non mi fece la giusta impressione, secondo lui. Max era ovviamente offeso, ma per tutto il tempo cerco` di parlare esclusivamente del nostro felice futuro in fabbrica. Annuii obbedientemente in silenzio, pensando: “Si`, certo, pero` non sarai tu ad affrontare il processo a Saccosoldi... se vivro` abbastanza per vedere quel giorno.”
In centro citta`, guardai dentro un negozio di musica nel sottopassaggio.
– Avete l’ultimo CD di Diana Arbenina?
– “SMS”? – chiese la commessa.
– Si`, – annuii.
– No, non ce l’abbiamo.
Non sapevo perche` fossi cosi` ansiosa di comprare “SMS”. Ero schizzinosa in fatto di musica, e potevo contare sulle dita il numero di album musicali che avevo a casa. Tuttavia, avendo ascoltato solo una canzone di quel disco, rimasi incantata...
***
“Sto giocando per il proiettile...”
Diana Arbenina
Verso sera mi calmai un po’, e a mezzanotte ricevetti una telefonata da un numero non indentificato. Sentendo una voce familiare, mi fermai...
– Fai sparire quei dannati documenti, una donna stupida! Non intrometterti dove non devi! Non ti beccherai me, Saccosoldi, ma una testa in un sacco... Sai di chi sara` la testa?
– Ascolta, – iniziai, ma la linea si interruppe.
Chiamai Max.
– Calmati, mia cara! Chi ti minaccia, non fa niente! Vuoi un’auto con la mia guardia domattina?
Max non viaggiava quasi mai con le guardie, non aveva paura di niente e di nessuno.
– No, grazie, sto bene.
– Allora vai a letto, ne parliamo domani, va buh? Buonanotte!
Entrai nella stanza di mio figlio e mi sedetti sul suo letto.
– Mamma, sai cosa penso?
– Cosa?
– Ho un libro nella mia testa, che registra tutto. Anche i sogni: i brutti sogni nel capitolo dei brutti, ed i buoni nei buoni. Per qualche motivo, ho soprattutto brutti sogni.
– Prendi una gomma e cancella quelli brutti! – dissi, ed il figlio rise, e continuai: – C’e` un libro anche nel Cielo, c’e` scritto tutto. Di tutti coloro che sono vissuti, che vivono ora, tutto il male ed il bene.
– Si`, lo so, – annui` il figlio. – E quando l’anima vola in Paradiso, Dio legge tutto, il bene, il male, e giudica le persone, e manda i cattivi all’Inferno a friggerli in padella! Cosi` dice la Tata.
– Non c’e` nessun Inferno con le padelle, caro mio. L’Inferno sembra essere sulla Terra. Se una persona e` degna del Paradiso, diventa un angelo e non torna piu` sulla Terra. E se una persona non e` ancora abbastanza gentile e leggera, deve rinascere, ma come un’altra persona.
– Si`, hai detto, me lo ricordo. E avro` un’altra madre quando rinascero`, – disse il figlio tristemente. – E non ci vedremo mai...
– Perche`? Dicono che le anime si incontrano, solo che e` difficile per loro riconoscersi nei loro nuovi corpi.
– Non rinascerai mai piu`, mamma. Dio ti lascera` in Paradiso.
– Come fai a saperlo? – ero sorpresa.
– Non lo so, e` quello che sento, – disse con sicurezza e aggiunse: – Non mi spaventerai quando diventerai un fantasma, vero?
– Certo, non ti spaventero`! Buonanotte! – dissi e spensi la luce nella sua stanza.
*****CAPITOLO 2. Operai e contadini*****
“Gioia mia! Salva la mia ombra e lasciami vivere!”
Diana Arbenina
Per quanti giorni avevo vissuto dentro Excel, compilando un database di materiali ed una nomenclatura di 5.000 articoli quasi da zero? Poi dovevo inserirli in 1C, il programma di contabilita`, dove c’erano circa 15.000 articoli, creati dai revisori, che avevano tenuto la contabilita` della fabbrica dall’inizio dell’anno. Circa 5.000 dei 15.000 articoli erano effettivamente in uso, il resto erano duplicati. Nominati dai revisori con lievi variazioni per ragioni che solo loro conoscevano, i duplicati venivano logicamente percepiti da 1C come articoli diversi. Di conseguenza, divento` problematico gestire la contabilita` di magazzino e visualizzare l’effettivo saldo delle scorte in tempo reale. Sei mesi prima, avevo gia` svolto lo stesso lavoro in Excel, ma una dipendente, che aveva preso il database pulito in 1C, lo aveva trasformato nella sua versione personale, e per qualche motivo i revisori avevano aggiunto la vecchia base disordinata al mucchio. Gli articoli si erano moltiplicati esponenzialmente. La responsabile del database si era stata licenziata. Lavorare in tale mescolo degli articoli era impossibile.
– Rita, beh, chi se non tu? – cantava Max in tono lamentoso. – Nessuno capisce niente qui, tranne te! Se non ci salvi, dovremo chiudere la fabbrica!
Per tre giorni avevo inserito manualmente il database pulito in 1C. Poi si presento` la questione di collegarlo al database degli articoli in mescolo. I revisori si arresero: “Non capiamo niente”. Due giorni dopo, completai il collegamento e mostrai a Max una stampa dei risultati su trentanove fogli A4 orizzontali, in caratteri piccoli.
– Mi ami? – chiesi, non senza un senso di dignita`.
– Non posso fare nient’altro! Ti adoro! – Max rispose sorridendo, il che non gli impedi` il giorno dopo di dimenticare l’opera titanica che avevo svolto.
Cosi`, l’implementazione di un gigantesco complesso automatico, che, tra l’altro, non era ancora stato introdotto da nessuno nel nostro paese, era a portata di mano. Il programma tecnologico X doveva essere agganciato al programma contabile 1C. Per farlo, era necessario assegnare a ciascun articolo (dei famigerati 5.000) un codice univoco a 58 numeri. Ogni articolo aveva gia` un codice interno 1C ed un codice interno X, e, naturalmente, erano univocamente diversi, quindi mancava un codice unico.
Il sistema di codifica a 58 numeri (e 58 numeri potevano codificare un elefante e l’intera Terra per giunta) era sviluppato da un analista di sistemi tedesco troppo intelligente appositamente per la nostra fabbrica. La codifica era affidata al super-costruttore, che se ne stava seduto nel suo angolo per esattamente sei mesi con un’espressione molto seria sul volto. Nessuno lo aveva toccato, per non portare sfortuna distrandolo in una questione del genere!
Tuttavia, sei mesi dopo, il super-costruttore poso` silenziosamente la sua domanda di dimissioni sul tavolo. Non lascio` alcun documento sui principi di codifica, tranne una stampa Excel con i codici che aveva gia` corretto. Poi fu trovata una traduzione di 4 pagine di un documento di codifica tedesco, ma era impossibile capirne qualcosa di concreto.
– Rita, digita semplicemente i codici dalla stampa del costruttore in Excel per trasferirli a 1C ed al programma X. E questo e` tutto!!! Chi altro se non te? E` un compito di grande responsabilita`! Un numero andra` perso e la nostra fabbrica sara` rovinata! Non ti sembra che siamo vicini alla fine per uscirne?! – disse Max allegramente.
– Uscirne dove? E dalla porta o dalla finestra? – dissi cupamente, immaginando come mi sarei rotto gli occhi digitando 58 numeri per ciascuno dei 5.000 articoli che avevo nel mio database in un ordine diverso da quello della stampa del super-costruttore!
– Dai, forza! Ne e` rimasto solo un pochino!
Ricominciai a digitare i codici del super-costruttore nel mio database Excel. La curiosita` mi stava distruggendo. Il lavoro meccanico, a quanto pare, non era il mio forte. Verso meta` giornata, cominciai a capire quali numeri rappresentassero quali informazioni, e le sorprese seguirono! Lo stesso colore appariva codificato con numeri diversi, materiali di sottogruppi diversi finivano nello stesso; ed i miei capelli si stavano gradualmente rizzando! Chiamai l’analista di sistema in Germania e chiesi documentazione sui principi di codifica.
L’analista di sistema disse con voce gioiosa che non aveva piu` documenti dopo averli trasferiti al nostro super-costruttore, e che ce n’erano piu` di sette versioni, quindi non ricordava piu` come fosse andata a finire e quale versione fosse corretta. Il super-costruttore non si fece piu` sentire.
– Devi capire i principi della programmazione da sola! – concluse Max. – Probabilmente, il super-costruttore ha semplicemente commesso un errore in alcuni punti!
Il telefono riporto` un messaggio da Oksana.
“Hai contatti con il Canada? Mi serve il visto, urgentemente! Sto per emigrare!!!”
***
“Al livello di chi e` mandato all’Inferno...”
Diana Arbenina
Gia` per alcuni giorni vivevo in una stampa di codici a 58 numeri per 5.000 articoli, che avevo ereditato dal super-costruttore. La stampa era stata apparentemente realizzata in scala pari al 50% delle dimensioni reali, ma leggevo ogni codice singolarmente. La mia mente si stava gia` ripulendo, preparandosi a volare via al momento opportuno. Il super-costruttore o non aveva la testa, o aveva commesso errori apposta. La seconda ipotesi divenne presto ovvia.
– Beh, cosa facciamo adesso? – mi chiese Max.
– Riprogrammiamo da zero, – risposi imbronciata. – Comunque, per cominciare sarebbe bello definire le regole di codifica.
– Tesoro mio, nessuno tranne te! – Max quasi scoppio` a piangere. – Se lo fai... faro` un monumento in tuo onore qui!
Per tutto il giorno avevo discusso i principi della programmazione con un tecnico che stava sistemando il secondo lavoro fallito del super-costruttore. I successivi due giorni e mezzo avevo trascorso dentro Excel, inserendo manualmente sequenze di numeri e annotando ogni passaggio su carta.
Periodicamente, arrivavo ad un punto morto, ma si trovavano comunque delle soluzioni alternative.
Per due giorni e mezzo dopo la fine della programmazione, scrissi la descrizione del mio sistema di programmazione, che in seguito era trattato da loro come una reliquia sacra. La mia Bibbia si rivelo` lunga duecento pagine. Il programmatore verifico` l’unicita` dei codici (non ripetibilita`) ed emise il suo verdetto:
– Evviva! Si puo` inserirli in 1C!
Max era seduto al tavolo di fronte, e stava scrivendo una lettera.
– Rita, aiutami con la lettera! – mi chiamo`.
– Max, ce l’ho fatta, la programmazione, – dissi a bassa voce, non credendo ancora alle mie stesse parole. – Domani il programma di contabilita` verra` collegato al programma X, i revisori dei conti rieseguiranno tutte le transazioni e vediamo tutti i saldi di tutti i magazzini in tempo reale!
– Rita, vieni qui! Qual'e` il modo migliore per scrivere: “Vorremmo offrirvi le seguenti condizioni”, oppure...
Presi la mia Bibbia tra le mani, mi avvicinai lentamente a Max e gliela tirai in testa. Max ci penso` un attimo e...
– Brava! – disse. – Hai una capacita` incredibile! Con te io... io con te... insieme a te io... – cerco` con difficolta` le parole, – vado a conquistare l’Everest! Aiutami con la lettera, per favore!
***
“Ho tanta paura per te,
vedo Yuga impazzire...”
Diana Arbenina
La sera, Tatiana, una persona creativa, venne a trovarmi. Dipingeva, ricamava, realizzava ogni sorta di artigianato ed, in generale, era poliedrica. Le mostrai i miei lavori e libri rari su perline e ricamo, abbinati alla pittura ad acquerello, che avevo scovato alla vendita “ciascuno a 50”.
– Non sei ancora impazzita? Beh, che fabbrica?! – esclamo` Tatiana. – Sei nata per creare! E ovviamente non codici a 58 numeri! Allo stesso tempo, per qualche motivo, hai rifiutato una guardia del corpo, ma finche` il caso di Saccosoldi non sara` chiuso, sei in pericolo! Non ti e` venuto in mente che la scomparsa di tali creatori dalla faccia della Terra minaccia l’umanita' con l’Apocalisse?
Tatiana organizzo` una sessione fotografica di me davanti alle mie opere, e poi delle mie opere davanti a me. Una delle foto, scattata in corridoio, mi rifletteva nell’anta a specchio dell’armadio. Dato che c’erano delle strisce decorative verticali ed orizzontali che attraversavano lo specchio (l’armadio era cosi` intricato), dividendo la superficie in parti uguali, il mio riflesso nella foto si rivelo` “imprigionato”, dietro le sbarre.
– Per cosa ti metteranno in prigione? Non sei un mercenario! Puoi essere uccisa, ma non imprigionata! Chi vuole sfamare una bocca in piu`?
– Tatiana, ti piace l’ultimo disco di Diana Arbenina? – chiesi alla mia amica sulla porta.
–... “Oh, se fossi reale, sarei tua amica”? – canticchio` Tatiana.
– Si`, – annuii felice.
– Ho sentito questa canzone solo per annunciare. Beh, ciao. Buonanotte!
Max mi chiamo` di notte. Disse che era passato da una delle nostre unita` e che c’era un casino totale.
– Cosa fare, Rita? E di chi e` la colpa?
– Scusa, ma non tutte le Rita conoscono le risposte a domande cosi` retoriche.
– Va buh, buonanotte! – sospiro` Max e riattacco`.
Non appena cominciai ad addormentarmi, arrivo` un’altra chiamata...
– Vieni da me urgentemente!!! – chiacchiero` Oksana. – Sono tutta sconvolta! Ieri ho incontrato quel canadese. Beh... cioe`, non e` canadese, vive in Canada... Beh... cioe`, vive a Mosca, ma aveva scritto di essere in Canada. Ho gia` sollecitato tutti ad aiutarmi con il visto canadese! Beh, sai, e ora... immagina! E` sposato! E sua moglie...
***
“Le previsioni indicano una morte certa...”
Diana Arbenina
Quel giorno fui convocata alla sezione investigativa per il caso di Saccosoldi. Le strade erano bloccate dal traffico, dato che aveva nevicato. Guidai esattamente per due ore, anche se in circostanze normali avrei potuto arrivare cinque volte piu` velocemente. L’investigatore mi guardo` intensamente.
– Sei sposata? – chiese infine.
– Si`, – mentii categoricamente, senza pensare che tutti i timbri fossero presenti sui nostri passaporti, che gli investigatori erano soliti sfogliare almeno una volta.
– Figli?
– Uno, di sette anni, un maschio, – risposi la verita`.
– Saresti in grado di dimostrare in tribunale di non essere in combutta con il tuo vice Saccosoldi?
Rimasi sorpresa. L’espressione “presunzione di innocenza” a quanto pare non era familiare all’investigatore.
– Cosa intende dire? – chiesi.
– Beh, non ho altre domande. Aspetta che la segretaria digiti il testo e lo firma.
Volsi lo sguardo verso la segretaria. L’orrore mi assali` quasi immediatamente, dato che stava digitando con un solo (!) dito, controllando il testo originale dopo ogni parola, e dovette riscrivere tutti e cinque i fogli del mio rapporto scritto a mano sulla loro carta intestata!
– Senta, ho fretta! Posso firmare i moduli prima che Lei...? – chiesi.
– No, non si puo` farlo, – mi interruppe la segretaria, godendosi il mio dolore.
Aspettai qualche minuto, strizzando di tanto in tanto gli occhi per la sua incredibile velocita` di digitazione, ma alla fine non ce la feci piu`.
– Signorina, posso digitare questo testo al posto suo?
La segretaria ridacchio` ed acconsenti` felicemente.
Stavo quasi tornando in ufficio, di nuovo bloccato dal traffico, quando Max mi chiamo`. Gli raccontai della nostra “importante” conversazione con l’investigatore.
– Sono gia` ad un edificio di distanza dall’ufficio! – espirai.
– Buh, puoi gia` andare a casa, – concesse Max generosamente ed aggiunse subito: – A proposito, cosa succede in ufficio?
***
“Non incontrerai un altro uccello come me, nemmeno l’ombra!”
Diana Arbenina
Ed in ufficio, mi occupavo di parte della contabilita`, dell’analisi, dell’approvvigionamento (tutto cio` che riguardava gli acquisti dall’estero), della produzione e di un sacco di altre cose.
– Non hai ancora fatto un resoconto delle spese?! – Max era chiaramente insoddisfatto.
– A partire da oggi, l’8 del mese in corso, a differenza mia, i revisori dei conti non sanno quanti soldi sono usciti dal conto nel mese precedente! E tu ci hai chiesto di verificare i nostri dati...
Max impreco`. In generale, era spesso insoddisfatto di qualcosa. “A proposito, dov’e` il monumento che mi ha promesso di erigere in mio onore?”
Quando mi avvicinai a casa, per la quinta volta quel giorno, l’irrequieta Oksana mi chiamo`. Non avrei potuto risponderle prima, mentre parlavo con l’investigatore.
– Mi stai ignorando?! – quasi grido` Oksana. – Vendi i miei gioielli! Urgente! Hai un negozio online? Sei un maestro di tutto, vero? Vendi i miei, eh? Rita? Aiutami, dopotutto! Non ho niente da mangiare! Quel maledetto caprone canadese e` un imbroglione! Ti ho detto che sua moglie mi aveva chiamato? Comunque, era meglio del ragazzo che ho incontrato oggi al bar dei ricci di mare! Voglio dire, abbiamo assaggiato i ricci di mare. Al bar dove ti avevo invitato e tu, idiota, hai rifiutato! Quindi, immagina...
Parcheggiai davanti ad un altro piccolo negozio di musica. Andai alla finestra e continuando ad ascoltare Oksana con un orecchio solo, avendo coperto il microfono con la mano, sussurrai alla commessa:
– Avete l’ultimo disco di Diana Arbenina? Si chiama “SMS”, e` appena uscito...
Ma lei scosse la testa in segno di diniego.
***
“Ed ogni sera mi trascino a casa mia...”
Diana Arbenina
A casa, la Tata mi fece una sorpresa incredibile. Lo studio d’arte, dove mio figlio andava a disegnare e modellare, aveva chiesto per la festa di Capodanno di fare a mano un costume originale per ogni bambino.
– Dovrebbe avere delle viti... o dei fili... o qualcosa del genere... mmm...
– Che tipo di costume? – riflettei incomprensibilmente.
La Tata allargo` le mani, impotente ed aggiunse:
– Lunedi` si deve presentare l’idea del costume. Mentre a scuola ordinaria... hanno detto che il costume per la festa di Capodanno, al contrario, deve esser comprato...
Il compito era raddoppiato.
– E poi, – la Tata non si fermava, – abbiamo cercato di risolvere i compiti di matematica e logica, e... non ci sono riuscita. Ho chiesto a mia figlia, ed anche lei ha fallito. Cosi` come all’universita` dove insegna i suoi studenti... Quindi, abbiamo pensato, forse la mamma potrebbe!
Il bambino mi porto` un libro di testo.
Stavo fissando il compito stupidamente, rendendomi conto che era una questione di principio risolverlo, ma per qualche motivo la soluzione non arrivava. Doveva esserci un errore di formulazione.
– Va bene, mamma, ci vediamo domani! Buonanotte! – il bambino ebbe pieta` di me.
Mi lasciai cadere sul letto. Mi stavo gia` addormentando quando ricevette un altro messaggio da Oksana.
“Ho capito dove prendere i soldi!!! Dobbiamo rapinare una banca! Pensa al modo migliore per farlo! Troviamo una filiale non affollata, lontano dalla polizia! Forse conosci qualcuno che lavora in banca. Divideremo i soldi a meta`. Le banche rapinano la gente! Lasciamo che condividano i soldi con noi! Non diventeranno piu` poveri, vero?!”
*****CAPITOLO 3. Amichevole*****
“E ci saranno battute ridicoli, come porno...”
Diana Arbenina
Naturalmente, risolsi il compito sabato mattina. Ed andai alla festa di compleanno della mia amica d’infanzia Violetta. Mentre mio figlio corteggiava la figlia di Violetta che aveva un anno, ci ricordammo di come ci eravamo conosciute tanti anni prima in campagna non lontano da Nikolina Gora, quando avevo avuto 13 anni e lei 12. Era stato divertente scoprire allora che, come nel film “L’ironia del destino”, avevamo avuto gli stessi mobili cechi nelle sale da pranzo e gli stessi mobili per bambini “Ginger” nelle stanze per bambini.
Violetta mi confesso` di essere stata follemente gelosa di me da bambina, perche` mio nonno mi aveva costruito una capanna in giardino. La mia piccola casa poteva contenere due sedie pieghevoli ed un tavolo, c’era anche una finestra a battente ed una porta con una vera serratura. Mio nonno aveva messo una pellicola di plastica tra gli strati di paglia sulle pareti e sul soffitto, cosi` potevo aspettare tranquillamente nella mia capanna che la pioggia passasse.
Poi ricordavamo di essere andate al cinema insieme d’estate, di esserci intrufolate nel complesso militare per nuotare nel lago e fare le spese, di essere andate alla deriva sulla zattera di suo padre, suonando due chitarre e cantando a due voci. Ed una volta (a dire il vero!), approfittando della partenza dei suoi nonni per la citta`, essendo entrate via una finestra in casa loro, dove d’estate c’era stato un videoregistratore, avevamo guardato dei film porno, nascosti dai suoi genitori.
E poi, purtroppo, crescemmo. Violetta lavorava sodo, come me, ma, a differenza mia, guadagnava bene, anche se non era una direttrice generale. Ed anch’io da bambina provai una sorta d'invidia bianca nei suoi confronti, e non solo nei suoi, ma solo per un fatto: avevo avuto quella piccola casa da bambina, e loro avevano avuto le loro madri.
***
“Sei una citta`...”
Diana Arbenina
La domenica trascorsi all’insegna della creativita`. Verso le undici, Max mi chiamo` e mi chiese cosa stessi facendo. Era difficile spiegare che stavo togliendo la schiuma dalla zuppa con la mano destra e sfogliando il libro di matematica con la sinistra, mentre ascoltavo il figlio pronunciare le parole inglesi assegnategli per lunedi`.
– Beh, niente di speciale, – risposi semplicemente.
Max elenco` cosa dovevamo ricordare di fare la settimana successiva. Pensai: “Sarebbe fantastico scriverlo da qualche parte ora!” Tuttavia, avevo le mani occupate.
Dopo pranzo, dopo aver avviato la lavatrice ed il bambino con l’aspirapolvere, corsi al negozio. Comprai del cibo, consegnai due dipinti ad olio finalmente asciutti all’azienda di cornici per la realizzazione di passepartout e cornici, ed andai alla ricerca di un costume di Capodanno, desiderato dalla scuola, e di materiali per un costume da fare a mano, richiesto dallo studio d’arte, mentre pensavo ai regali simbolici per i miei dipendenti. Nel negozio, andai al reparto musica.
– Non c’e` per caso l’ultimo CD di Diana Arbenina? – chiesi.
La commessa lo cercava per circa dieci minuti.
– Sembra di no, – rispose come al solito.
Il telefono squillo`. Sospirai e dissi:
– Pronto!
– Ciao! Allora, hai pensato alle banche? Hai qualcuno? Qualche conoscente?
– No, mi dispiace...
– Nessun conoscente o “no”, non ci hai pensato? – chiese Oksana risentita.
– Non ho conoscenti in banca. E non vuoi trovare un lavoro?
– Io? A lavorare??? Trovami un lavoro! Da te. Mi prendi? A proposito, dove lavori?
– In fabbrica.
– Cosa?! In fabbrica?!! Il tuo biglietto da visita dice che sei un astrologo, vero? Alla fabbrica delle stelle, o cosa?! Beh, scusa, astrologo! Ma no, grazie! Non andro` alla fabbrica! Mi serve qualcosa con le arti! Comunque, e` meglio trovare un uomo... con un sacco di soldi! Anzi, con i sacchi!!! Immagina, ero ad una festa nella Casa Centrale degli Scrittori oggi, ed un vecchio nonno ha cominciato a darmi la caccia! Ma ho pensato, e se avesse un appartamento e nessun erede? Non sarebbe male avere un altro appartamento, no? Si`, una volta ho aperto la cassaforte di Peter ed ho preso i soldi per comprarmi un appartamento, ma non mi basta uno! Me ne servono tre! Tre appartamenti, intendo. Per ciascuno dei miei figli e per me. Ho due figli. E da dove verra` il terzo appartamento? E poi arriveranno i miei nipoti! Conosci persone anziane con appartamenti e senza eredi? Non e` un granche` preparare pozioni!
– No, mi dispiace, – rabbrividii. – Mi dispiace ma...
– Non puoi parlare di nuovo? E` fine settimana!!!
– Sto facendo le spese... Devo farlo...
...Entro sera, avevo dipinto a guazzo e con l’acrilico argentato delle palline per l’albero di Natale; ogni dipendente avrebbe ricevuto una pallina con il proprio nome, il nome della nostra fabbrica ed i numeri dell’anno nuovo. Poi completai un piccolo albero di Natale con perline per il davanzale della cucina, finii di lavorare a maglia un giletto per me e feci un costume per mio figlio, richiesto dallo studio d’arte. Alla festa di Capodanno, mio figlio si sarebbe presentato vestito da vero mago, con un mantello blu con stelle gialle ed una bacchetta magica, un pennello decorato con lustrini, perche` un pennello poteva trasformare qualsiasi oggetto in qualcos’altro e persino creare qualsiasi cosa dal nulla. Infilai su una catenina di filo metallico un mazzo di vecchie chiavi, gia` “non so per quale serratura sia”, le chiavi del Paradiso.
Il bambino era felicissimo.
– Mamma, ma quando mi fai una sciarpa e finisci le tue farfalle?
Oltre alle farfalle (delle dodici disponibili sul pannello da ricamo, me ne rimanevano quattro), mi aspettava ancora un ricamo incompiuto di un metro e mezzo di larghezza e mezzo di lunghezza, che mi ero ripromessa di finire prima di Capodanno...
– Va bene, mamma! Buonanotte, – disse mio figlio con simpatia e se ne ando` nel regno dei sogni.
***
“Non ci siamo visti da tanto tempo! Ciao!”
Diana Arbenina
Di solito, quando mi sentivo male, mi chiudevo in me stessa e la mia coscienza non mi permetteva di piangere sulla spalla di qualcun altro, dato che ognuno aveva i suoi problemi. Tuttavia, all’improvviso apparvero i miei vecchi conoscenti.
Sasha ed io avevamo lavorato insieme. Secondo alcune voci, lui aveva gia` una sua compagnia. Mi invito` al Museo del Cinema, dove venivano proiettati alcuni film vecchi e poco conosciuti per un pubblico selezionato. Guardammo un film in bianco e nero degli anni Venti del secolo scorso, in francese con sottotitoli in inglese, tradotto in russo. Un film sull’amore. Mi piacque davvero.
Sasha stesso era una persona interessante. Qualche mese prima, mi aveva portato in un posto “maligno”, uno scantinato in centro citta`, dove poeti sconosciuti recitavano le loro poesie in nuvole di fumo di tabacco con un pizzico di cognac. Ricordo di essere uscita da li` scioccata ed ipnotizzata. C’era qualcosa di magico in tutto quello. Forse Sasha aveva intuito i miei interessi, o forse i nostri interessi erano gli stessi. Come minimo, il segreto della felicita` familiare che aveva scoperto per se` era identico a quello scoperto da me.
Max mi chiamo` e mi chiese cosa stessi facendo e dove.
– Sto bruciando la mia vita, – scherzai. – Al Museo del Cinema con il mio caro vecchio amico da un precedente lavoro.
– Una specie di stronzata, credo, vero? – ipotizzo` Max con tristezza.
Fui tentata di chiedere: “Puoi offrirmi qualcosa d’altro?”, ma non dissi nulla.
Dopo il film, andammo in un bar e Sasha mi presento` ai suoi amici. Avrebbe fatto un corso di paracadutismo con loro, dato che amava gli sport estremi. Con incredibile entusiasmo, Sasha mi racconto` i dettagli di quel percorso, senza nemmeno sapere che uno dei miei sogni era lanciarmi con il paracadute. Di nuovo, come incantata, ascoltai Sasha. Poi mi racconto` di un’escursione in rafting e di un viaggio in India e Nepal, dove volevo andare da diversi anni.
– Sasha, hai ascoltato l’ultimo CD di Diana Arbenina? – gli chiesi mentre ci salutavamo.
– No. Tu?
– Non riesco a trovarlo... Beh, ciao!
– Buonanotte!
Sasha mi bacio` quasi sulle labbra...
Dal di fuori, poteva sembrare strano che non stessimo insieme. Non sapevo il perche`. Dopotutto, non potevo sapere tutto, vero? Oh, gli introversi sono i colpevoli della loro solitudine! Comunque, avrei potuto fermarlo, riportarlo indietro...
Tuttavia, tornai a casa con un solo sorriso stampato in faccia, quel sorriso che per molto tempo mi aveva tradito con qualcuno, e poi...
... ricevette un messaggio vocale da Oksana.
“Sono al cimitero! Stai dormendo? Sto facendo un incantesimo! Calcola il mio sforzo! Devo trovare una tomba con il mio nome ed il nome della persona che voglio stregare, e poi legare un nastro intorno ad entrambe le tombe! Piantare i pioli! Scavare qua e la`, su` e giu`… Comunque, posso chiamarti? O chiamami tu stessa! Meglio ancora, Rita, molla tutto e vieni qui!!! Streghiamo qualcuno insieme! Comungue, pensi che io non abbia paura di camminare qui da sola?!”
***
“Non farmi domande stupide…”
Diana Arbenina
La fiera, la piu` grande dell’anno nel nostro settore, fu aperta e, naturalmente, vi partecipavamo. La mattina mi alzavo alle 6 per preparare la farina d’avena per mio figlio, accompagnarlo a scuola, andare in ufficio per un’ora a firmare i documenti, poi dirigermi alla fiera e rimanere li` fino a sera, riuscendo a malapena a comunicare con tutti i potenziali clienti.
– Rita, sei tu? – mi chiamo` qualcuno.
Mi girai e vidi un rappresentante tedesco di una delle piu` grandi fabbriche d’Europa.
– Che sorpresa! – sussurro`, squadrandomi da capo a piedi. – Sembri… un po’ stanca! Vuoi cenare insieme nel fine settimana?
– Non avro` il fine settimana, visto che nessuno ha annullato la fiera di sabato.
Il telefono squillava ininterrottamente, dato che i miei dipendenti erano abituati ad avermi accanto dalla mattina alla sera e, a quanto pare, non sopportavano una separazione cosi` lunga.
La sera barcollavo per la stanchezza dovuta alla cronica mancanza di sonno.
Dopo aver smontato lo stand, cenammo con Max, discutendo delle prospettive di contatti dalla fiera. Quando uscimmo dal ristorante, probabilmente avevo un aspetto peggiore di uno zombie.
– Dormi bene, cara Rita! Ma non andare per sempre nel cielo stellato, torna domattina! Buonanotte! – disse Max, accompagnandomi a casa in taxi.
***
“Hanno gia` comprato tutti i biglietti per vedermi nel cielo,
ma non ho fretta...”
Diana Arbenina
Quella sera Alexey, il mio compagno di scuola elementare, venne a prendermi per la cena. Dopo la scuola, non comunicavamo da molto tempo, e poi per caso (ma cosa era per caso in vita?), ci incontrammo su Internet. A quanto pare, ero stata il suo primo amore in prima elementare.
– Se qualcuno avesse detto, quando stavamo finendo la scuola, che io e te, gia` due direttori generali, ci saremmo incontrati a cena stasera in un ristorante, non ci avrei creduto!
– Si`, – rise Alexey. – Nota bene che sono persino il comproprietario!
– E come stai fuori dal mondo degli affari? – chiesi, riferendomi alla sua vita privata.
– Mi sono divorziato per la seconda volta. Mai piu`!
Sapevo che avrebbe divorziato il giorno in cui mi aveva scritto del suo secondo matrimonio. Per la natura del suo lavoro, Alexey girava nei piu` alti circoli della politica e dello spettacolo, ma era un romantico incorreggibile. Per persone come lui e me, era sempre difficile trovare la propria dolce meta`. Quella di qualcun altro, nessun problema, ma non la tua...
Potevo rimanere in silenzio, Alexey sapeva gia` tutto di me dalle intonazioni e dalle pause, dagli sguardi e dai gesti. A volte mi chiedevo persino se valesse la pena parlargli ad alta voce.
Mi fece affezionare a Paolo Coelho, presentandomi discretamente “L’Alchimista” con delle frasi sottolineate nel testo, importanti per me. Quando mi riaccompagnava a casa in macchina, metteva la musica che si adattava al mio umore.
– Hai Diana Arbenina?
– Intendi “SMS”? No, solo quello precedente...
Beh, quella sera avevo un sensazione di leggerezza e calma insolitamente strana e dimenticata da tempo, e mi sentii bene solo al pensiero che nella vita c’erano degli amici, sempre da qualche parte vicino, a portata di telefono.
Oksana mi chiamo` a mezzanotte.
– Perche` non mi chiami mai? Non ti importa chi ho stregato? Ed oggi sono stata ad una festa letteraria da Serge. E la nuova Madama di Peter... Te l’ho mai detto? Cosi`, ha cominciato ad assicurarmi che mi trattava sempre gentilmente! Che stronzata! Riesci ad immaginarlo? Sono stata con Peter da cosi` tanti anni che deve mantenermi per tutta la vita! Beh, si`, ho preso i suoi soldi dalla sua cassaforte per comprarmi un appartamento e l’ho lasciato per un altro uomo per un anno. E perche` no? Peter non mi ha sposata! Non mi ha nemmeno fatto la registrazione a casa sua! E non mi avrebbe mai comprato un appartamento! A cosa gli servono i soldi? Bisogna dividere i soldi! Mi sbaglio, Rita? Dunque, questa nuova passione di Peter mi ha detto: “Cara, ti vogliamo bene!” E le ho risposto...
In quel momento, il mio telefono segnalo` una chiamata parallela da Max, e silenziosamente cambiai linea.
– Dove sei, Rita?
– A casa.
– Saccosoldi non ti ha chiamato piu`, vero?
– Grazie a Dio, e` scomparso! – esclamai.
– Allora, buonanotte? – Max disse quelle parole, sorridendo, lo sentii.
– Buonanotte anche a te! – gli ricambiai il sorriso e passai la linea ad Oksana.
– Comunque, devo farle un incantesimo inverso urgentemente! Sai come fare gli incantesimi inversi? Non lo sai??? Vieni qui! Lo troveremo su Internet! E domani, Rita, a proposito, vado in chiesa! Vuoi unirti a me? La mia vicina mi ha detto di fare la comunione il prima possibile. Dio sa meglio, forse sono davvero stregata! Dalla nuova passione di Peter. O l’ha fatto qualcun'altro, che ne pensi?
***
“Non fara` piu` caldo...”
Diana Arbenina
Stavo sfogliando il numero di Capodanno della rivista “Il cuore di casa”: come decorare l’appartamento e l’albero di Natale, cosa cucinare di buono a Capodanno, eccetera. L’ultima pagina riportava una previsione astrologica per l’anno del Gallo, che, come promesso, avrebbe dovuto premiare con successo chi e` attivo, agile e laborioso.
“Oh, si tratta di me!!! Evviva!!!” pensai con gioia, trovai il paragrafo corrispondente con lo sguardo e lessi quanto segue...
“Un anno libero, spensierato e romantico sta svanendo nel passato. Che peccato! Ti ha dato tanto! Ti sei sentita a tuo agio, hai apprezzato la comunicazione con i bambini. L’anno ha piantato un senso di vacanza nella tua anima, ma ad ottobre e` emersa con urgenza la necessita` di trovare un lavoro o di sostituire quello esistente. Se preferisci lasciare tutto com’e`, troverai un grande carico, un controllo serrato e la pressione. Nella seconda meta` dell’anno, un senso di disagio si manifestera` anche nella vita familiare... Giugno e luglio saranno i mesi piu` difficili: depressione, malattia, solitudine...”
Mi sedetti sulla sedia. Sul tavolo davanti a me c’erano manciate di perline multicolori e rocchetti di filo, un cestino, schemi per ricamare farfalle, una tela incompiuta di un quadro enorme, una trentina di pennelli per l’olio di diverse dimensioni, una decina di pennelli a scoiattolo per acquerelli, tre tele incompiute, sette gomitoli di lana e ferri da maglia.
– Fare una sciarpa a maglia? – pensai ad alta voce e aggiunsi silenziosamente: “per impicc...”.
Ma il telefono tremo` da un altro messaggio di Oksana.
“Ho deciso di aprire un salone di magia! Sara` anche un club di incontri allo stesso tempo! Prediro` il futuro, streghero` e creero` un futuro luminoso! Ma per ottenere molti soldi devo organizzare il salone direttamente a Rublyovka! E ci vogliono tanti soldi per la pubblicita`. Un sacco di soldi. Quindi dove li portiamo? Vieni a farmi un business plan!!!”
Pensai: “La vita di tutti intorno a me ribolle come l’acqua nella mia zuppa della domenica! La gente nel fiore degli anni va al cinema, a teatro, a mostre e concerti la sera, legge libri intelligenti, si lancia con il paracadute, fa rafting e trecking, fa yoga, nuota in piscina e va ai balli. Mentre io sono costantemente al lavoro dalla mattina fino a tarda notte, cambiando solo la mia posizione da Excel ad 1C e viceversa, ed a casa mangio la stessa farina d’avene con zuppa della domenica e composta, lavo, stiro, pulisco l’appartamento e faccio i compiti della prima elementare...”
Non guardavo la TV da molto tempo, mi ero cosi` distaccata dagli eventi politici che solo quel giorno, dalle conversazioni dei miei vicini in ascensore, scoprii che casino stava succedendo nel paese vicino e che le elezioni in America si erano gia` svolte da tempo. L’unica notizia che riuscii a scoprire da sola, mentre rimanevo bloccata nel traffico per strada alla sezione investigativa, era l’arrivo dell’inverno nella nostra citta`. Mi sentivo molto triste... Che peccato... Ero stufa e stanca di tutto quello... Dovevo cambiare qualcosa. Urgentemente. Cardinalmente. Ma cosa esattamente?
Tutta la vita in una volta?
*****CAPITOLO 4. Lupi*****
“Idiota, che ha inventato che il tempo guarisce...”
Diana Arbenina
Il 21 dicembre, la notte piu` lunga dell’anno, anzi dell’anno bisestile, era anche la data della morte della madre, ma il segmento della mia vita in cui era stata ancora viva mi sembrava gia` un frammento di un’incarnazione precedente, non cancellato dalla mia memoria al momento di quella attuale.
Come sempre, avevo fretta di andare al lavoro, temevo di arrivare in ritardo, e appena volai in ufficio, sentii il familiare trillo del telefono.
– Ciao, dove sei? Come stai? – chiese Max.
– Ciao, tutto bene, sono in ufficio, – risposi velocemente, aprendo l’e-mail con un sacco di nuove lettere.
– Va buh, verro` in ufficio per l'ora di cena. Chiamami se hai bisogno di qualcosa.
La sera corsi al negozio e comprai un paio di cornici, tirai fuori l’album fotografico in bianco e nero dei miei genitori del secolo scorso, tirai fuori le foto piu` belle e le misi gia` incorniciate sullo scaffale.
Il figlio mi tiro` per la manica.
– Mamma, parliamo inglese!
– Parliamo, – acconsentii.
– Come si chiede a qualcuno di esprimere i propri desideri?
– Cosa vuoi? What do you want?
Ripete` e, intuendo la mia risposta, comincio` a scorrere tutte le parole che conosceva in inglese.
– No, – risposi sorridendo ogni volta.
– Aah, so cosa vuoi!!! – esclamo` il bambino, indicando la foto incorniciata. – Vuoi stare con tua mamma, vero?
Il mio cuore si strinse, ma lo squillo del telefono mi riporto` alla realta`.
Oksana... Quella volta stava riflettendo sul potenziale di un altro gruppo di uomini che aveva appena rimorchiato sui siti d’incontri.
– Dunque, in breve, – arrivo` finalmente al riassunto, – sei mia amica o cosa? Sabato ti aspetto alla Fonte Sacra nel tuo parco Bitza all’una del pomeriggio! Prova solo a non venire! Sono esausta di convocarti! Lo spirito di Pushkin appare piu` spesso! Giura su tua madre che verrai!
– Ti giuro, – sospirai per concludere la conversazione.
***
“Cosa mi e` successo?
I campi sono gia` arati per dieci vite avanti...”
Diana Arbenina
Venerdi` sera, in un salone di bellezza, mi feci tintare i capelli di nero per la prima volta, decidendo cosi` di iniziare un cambiamento della mia vita in meglio.
All’improvviso ricevette una telefonata... Era LUI. Mi chiese cosa avessi fatto sabato sera. Chi era? Importava davvero? Sentii che era LUI, la mia dolce meta`. Mi ricordai della promessa di incontrare Oksana nel pomeriggio, ma sabato sera ero ancora libera. Mi disse il luogo e l’ora in cui mi avrebbe aspettata. Non gli chiesi nulla, se saremmo andati a cena o solo a fare una passeggiata...
Tuttavia, Max non mi aveva chiamato per un tempo sospettosamente lungo, il che mi improvvisamente causo` una strana sensazione di mancanza di qualcosa di vitale. Ero davvero cosi` abituata alle sue continue chiamate per nulla?
Oksana, che mi aveva bombardata di promemoria del nostro incontro per tutta la settimana, improvvisamente divento` silenziosa anche lei. Il mondo sembrava essersi fermato la notte tra venerdi` e sabato...
...E sabato il termometro si ghiaccio` a meno 25.
Andai al parco e mi diressi alla Fonte Sacra. La neve scricchiolava sotto i piedi. Quasi nessuno ci andava a piedi d’inverno, soprattutto durante un gelo simile. E non era affatto un parco, ma una foresta, nota per i suoi maniaci.
“Sbrigati, la sera!”
Da quanto tempo aspettavo che LUI apparisse nella mia vita?! Era interessante come sarebbe finito il nostro incontro!
Arrivai alla Fonte Sacra, ma Oksana non c’era ancora. Guardai l’orologio. Era l’una e cinque. Presi il telefono per chiamarla nel caso si fosse dimenticata di me, quando improvvisamente sentii un forte colpo alla schiena e persi conoscenza.
***
“Non puoi nemmeno inventare apposta una cosa del genere...”
Diana Arbenina
La sera andai a trovarLo. LUI mi stava aspettando, spostandosi da un piede all’altro a causa del gelo intenso e chiamandomi periodicamente, ma il mio telefono era irrimediabilmente bloccato. Dopo un’ora, LUI ando` al cestino vicino al bar, tiro` fuori due biglietti per il concerto di Diana Arbenina, li strappo` e butto` via.
Lo abbracciai e piansi per l’impossibilita` di cambiare nulla. La Morte mi era capitata cosi`, all’istante, d’improvviso, proprio nel momento in cui finalmente sentii la mia imminente FELICITA`!
LUI torno` a casa...
Mi buttai nella neve e mi sdraiai sulla schiena, con gli occhi fissi nel Cielo nero, completamente disorientata.
– Cosa fare adesso? Dove andare? In generale, come vivere allora? Dove sono gli angeli promessi? I demoni? Le scale per il Paradiso? O, al contrario, la Non-Esistenza, in cui non siamo piu`? Dov’e` tutto questo?
All’improvviso qualcuno mi chiamo`. Mi voltai e vidi... Max!
– Perche`? Come mai? – sussurrai incredula.
Lui annui` di si` e mi tese la sua mano spettrale.
– Mi hanno ucciso, anche me... ieri, si`... Ma ho pensato… volevi ascoltare Arbenina, vero?
Lo presi per la mano e volammo via...
2005
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