Padrone dei destini. 6. Un caffe
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte III. Il PADRONE dei DESTINI
6. Un caffe`.
Stavo scrivendo una lettera importante in ufficio, quando il telefono squillo` di nuovo. Una voce femminile eccitata chiese di Vlad.
– Mi scusi, potrebbe presentarsi? – chiesi.
– Sua moglie...
Cercai di non mostrare la mia sorpresa e di mantenere la calma, almeno esteriormente. In primo luogo, lei lo chiamava sempre sul cellulare, mai in ufficio. In secondo luogo, Vlad aveva programmato di passare quella giornata a negoziare in banca fin dalla mattina. Non lo sapeva? Ma non c’era tempo per pensare.
– Buona giornata, Marina! Sono Vika. Vlad e` in banca. Non sono sicura che si presentera` in ufficio. Posso aiutarLa?
– Si`, – disse Marina, ancora eccitata. – L’ho chiamato sul cellulare, e` spento, gli ho lasciato un messaggio. E` scattato l’allarme nel nostro appartamento. Ho paura!
– Le trattative non saranno finite prima del pranzo. Comunque, Vlad ascoltera` sicuramente il Suo messaggio. Certo, posso chiamarlo anch’io, ma se il cellulare e` spento...
– Ho tanta paura, Vika! Potresti venire subito? Per favore!
– Va bene, – acconsentii con riluttanza, dato che abitavano ad un paio di minuti dall’ufficio e resistere sarebbe stato piu` costoso.
– Ti aspetto all’ingresso! Grazie! – Marina tiro` un sospiro di sollievo.
Chiamai Vlad, ma la segreteria telefonica si riaccese.
– Ha chiamato tua moglie. Mi ha chiesto di venire subito a casa tua. Allora, ci vado...
***
– Ciao, Vika! Sono molto imbarazzata! Ho incontrato il nostro vicino e mi ha aiutato con questo maledetto sistema d’allarme! Quindi, va tutto bene, e` scattato per sbaglio! Scusa se ti ho disturbata!
– Non e` un grosso problema! Sono contenta che vada tutto bene! A dire il vero, non capisco niente di sistemi d’allarme, – sospirai e stavo per voltarmi e andarmene, quando Marina mi fermo`.
– Vika, non mi sento a mio agio! Entra per un attimo! Prendiamo un caffe`! Ti offro qualcosa di delizioso! – mi offri` sorridendo.
– No, no, devo tornare in ufficio! – dissi, ricambiando il sorriso.
– Il vostro ufficio ti puo` aspettare! Anzi, il tuo capo e` in banca! Andiamo, forza! Non ti lascio andare adesso!
Non avevo molta voglia di entrare nel loro appartamento, anche se non c’ero mai stata prima. Ero ancora piu` imbarazzata dalla prospettiva della conversazione imminente. Un paio d’anni prima, quando Marina ed io ci eravamo conosciute, avevo provato a chiacchierare con lei di argomenti generali, ma, a quanto pare, non avevamo avuto molto di cui parlare, inoltre avevo avuto paura di dire qualcosa di piu`, quindi alla fine avevamo bevuto un caffe` in silenzio.
Tuttavia, mi quasi trascino` nell’ingresso.
Salimmo nel loro appartamento. Marina mi invito` in cucina. Stavo guardando la collezione di souvenir sugli scaffali aperti senza molto interesse, mentre lei ci preparava il suo caffe`.
– Allora, com’e`? – Marina ruppe il silenzio improvvisamente.
“Chissa` cosa intende!” mi baleno` in mente, ma cercai di rispondere in modo neutro:
– Tutto come al solito.
– Vlad ha detto che e` in programma un viaggio d’affari in Finlandia.
– Si`, ma le date non sono ancora state fissate.
Ci sedemmo al tavolo nella cucina. Marina mi offri` silenziosamente di fare tintinnare le tazze. Non resistetti.
– Quando dovrebbero concludersi le trattative? – chiese, bevendo il primo sorso e guardando l’orologio.
– Non lo so, probabilmente fra poco, – le risposi e sentii un forte dolore allo stomaco, ricordando ancora una volta il consiglio dei medici di dimenticare una bevanda cosi` meravigliosa.
– Vika, credi nella vita dopo la morte? – chiese Marina all’improvviso e mi sollevo`, mentre stavo perdendo conoscenza per il dolore. – Vieni con me!
Il dolore mi abbandono` all’istante, cosi` come era apparso. Mi alzai dal pavimento e seguii Marina in soggiorno. Si fermo` vicino alla finestra.
– Ora non c’e` piu` nulla da temere e da perdere, – disse senza guardarmi negli occhi. – Perche` avevi bisogno di lui?
– Non so cosa rispondere...
Sapevo cosa risponderle. Amavo Vlad. Per niente al mondo. E non mi importava di che posizione stare accanto a lui. Vlad mi amava? Ottima domanda. Comunque, non gli avevo mai chiesto di divorziarsi, rendendomi conto che si era abituato a lei. Non auguravo alcun male ne` a lui ne` a lei.
– Dio vede tutto, Vika. Avrebbe dovuto punirvi entrambi. Non puoi immaginare quanto ti odio! Comunque, Dio mi perdonera` per quello che ho fatto, – Marina comincio` a singhiozzare come una bambina.
– Cosa ha fatto Lei? – rimasi sorpresa e, con un presentimento negativo, mi rivolsi subito mentalmente a Vlad: “Per favore, vieni subito qui! La tua Marina mi mangera` ora!”
– So che non ti avrebbe lasciata! Davvero, non l’ho mai amato, visto che era un matrimonio di convenienza, ma lui non ne aveva il diritto! Nessun diritto!!!
– Si calmi, per favore! – non sapevo cosa dire in casi simili.
– Non potevo vivere cosi`! Non potevo! Doveva perderci entrambe!!!
Improvvisamente sentimmo dei passi affrettati sulle scale e la porta d’ingresso sbattere.
– Marina! – grido` Vlad senza fiato. – Vika, ci sei?
Marina si fermo` in silenzio, voltandosi verso la finestra, ed io corsi fuori nel corridoio.
– E` tanto gentile da parte tua venire qui! – esclamai.
Vlad sembro` non sentirmi, dirigendosi velocemente verso la cucina.
– Siamo qui! – gridai di nuovo. Tuttavia, fermato alla porta socchiusa, Vlad non si volto` nemmeno.
– Marina!!! No, non potevi! – lui esclamo` senza voltarsi verso di me.
– Dio deve perdonarmi! – Marina disse freddamente, avvicinandosi a noi.
Mi misi in mezzo a loro, cercando invano di capire cosa fosse successo. Vlad si volto`, mi sbatte` la porta della cucina in faccia e, senza prestarci attenzione, comincio` a camminare avanti e indietro per il corridoio, componendo freneticamente il numero di qualcuno sul suo telefono.
– Vlad, cosa c’e` che non va?! – gli chiesi.
– Ho calcolato tutto, – disse Marina, dando una pacca sulla spalla al marito. – E` troppo tardi!
– Ambulanza? – grido` Vlad, passando accanto.
– Che ambulanza?! Dannazione! Cosa ti prende? – gli urlai nell’orecchio.
– Non ci sente, – affermo` Marina. – Comunque, la vita dopo la morte esiste davvero.
Maggio 2002
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