Natale sul ponte. 9. Quando le fate muoiono

RACCONTI DI FANTASMI
le storie raccontate a me dai miei fantasmi

il libro di Alessandra Kriuchkova

Parte II. NATALE sul Ponte Kuznetsky

9. Il tempio, o Quando le fate muoiono

“A volte nella vita ci accadono cose strane.
E non ci accorgiamo nemmeno che stanno accadendo”.
James Barry “Peter Pan”
 
Quello Tempio era il sogno d’infanzia di Kirill, che trasformammo in realta` insieme. Stavo con lui quasi dall’inizio, ricordo la posa delle fondamenta. Kirill era pieno di idee, cambiandole con una velocita` sorprendente, quindi la costruzione si trascino`, adattandosi costantemente ai nuovi piani del suo creatore. Alla fine, il Tempio si rivelo` magnifico e completamente diverso dagli altri della citta`, e sembrava che nessun residente aveva mancato la sua apertura!

Ma in ogni favola appare sempre un personaggio negativo, un rappresentante delle Forze dell’Oscurita`, e di conseguenza, la favola si trasforma in realta`...


***

– Ciao, ragazzi! – dissi con una voce mezzo addormentata, lasciandomi cadere sul sedile posteriore della bella macchina di Kirill.

Erano circa le cinque del mattino. L’aereo stava per partire alle sette.
Dopo aver passato il controllo passaporti, ci sedemmo al bar. Il Male telefono` qualcuno:

– Ci sballiamo e continuiamo sull’aereo, e, prima di arrivare, staremo gia` bene!

– Salute e ci auguro un viaggio di successo! – disse Kirill allegramente, facendo tintinnare i nostri bicchieri di cognac.


***

Quattro ore dopo, gia` a Milano, prendemmo un taxi dritto “a casa” in un trilocale all’ultimo piano. La padrona dell’appartamento parlava con un evidente accento, essendo portoghese. Si`, era tutto uguale: presi una stanza in mansarda, con un lettino da bambini, dove una piccola finestra nel tetto inclinato era un regalo per i veri osservatori di stelle e per gli amanti del cielo.

Dopo aver bevuto altro cognac, andammo alla gigantesca mostra specializzata. Il Male, come al solito, credeva di essere venuto li` puramente per divertimento, quindi, dopo aver camminato per un paio d’ore, comincio` a rimanere indietro e si trascino` pigramente dietro di me e Kirill a tredici passi.

– Ehi, Fata, Kirill ha gli stivali da velocita`? – chiese il Male, ma non reagii alle sue battute, canticchiando tranquillamente una canzone sulla stella chiamata il Sole.

Di tanto in tanto ci incontravamo dei nostri conoscenti italiani, mi baciavano su entrambe le guance ed esprimevano una gioia frenetica.

– Oh, torniamo a casa e facciamo con questi – questo business, con quelli – quello! – Kirill esclamava con gioia dopo ogni incontro e trattativa e periodicamente aggiungeva lamentosamente: – Dammi una sigaretta, per favore!

Avendo saputo in anticipo che avrebbe dimenticato le sigarette, le avevo prese per lui.

La sera dopo la mostra, facevamo una “passeggiata per la citta`”, che nella mente di Kirill significava “un viaggio nei negozi di abbigliamento maschile delle marche piu` famose”. Anche il Male non era contrario a svuotare le sue tasche, piene di soldi verdi.

– Ehi, Fata, scrivimi il nome della nostra via, se all’improvviso vi lascio indietro, – mi chiese il Male, ma non si era mai lasciato, perche` era il Male.

Di tanto in tanto andavamo nei bar per bere qualcosa. Cosi` calava la notte. Tornati all’appartamento, bevevamo cognac.

– Sono tutti stronzi! – disse il Male con un sorriso, sdraiato sul divano con un bicchiere di cognac ed una sigaretta in mano. – Ecco perche` nel vostro Tempio e` tutto incasinato! Il Tempio va fatto saltare in aria per liberare un po’ di spazio! Non vedo nemmeno il motivo di smontarlo mattone per mattone per trasportarlo da qualche parte ed installarlo in un posto diverso.

Kirill fece un cenno d’accordo al Male affascinato, mentre cercavo invano di trovare un altro modo per liberarmi del Male.

– Domani mattina compriamo qualcosa da mangiare? – disse Kirill, guardandomi pensieroso, e mi saluto` prima di andare a letto.

– Caffe` a letto, – sussurrai e mi addormentai.

Sognai un italiano che mi aspettava per portarmi all’aeroporto, pero` non a Milano, gia` a Venezia, ma scomparvi di nuovo nella nebbia...

Svegliandomi presto la mattina, sentii un cuculo. “E quanto tempo mi resta…?” Ma il cuculo smise di calcolare gli anni subito. Aprii la porta ed uscii dalla stanza nel corridoio.

Anche Kirill si era gia` svegliato, mentre il Male russava.

– Andiamo al supermercato a comprare da mangiare? Non possiamo sempre solo bere cognac a colazione, – mi propose Kirill.

Nel negozio compro` tante cose diverse. Quando tornammo, il Male era ancora dormiente. Apparecchiammo la tavola e Kirill sveglio` il Male. Si sedettero a bere cognac. Presi il caffe`. Poi io e Kirill andammo a lavare i piatti, mentre il Male fumava.


***

Nel taxi, seduta accanto all’autista, potevo sollevarmi l’anima usando il dialetto locale.

– Di dove sei? – mi chiese il tassista.

– Dalla Citta` dei Templi, – gli risposi.

– E chi sono queste persone con te?

– Quello seduto dietro di te e` quasi il Diavolo in persona.

– Davvero?! – esclamo` il tassista, felice della conversazione iniziata, e lancio` uno sguardo allo specchietto per vedere il Male.

– Un ladro ed un bugiardo, vuole distruggere il Tempio e… uccidermi, – dissi con calma.

– Wow! E il secondo? Il grande capo?!

– Capo, si`. E` buono, ma e` stregato dal Diavolo e non sente nulla.

– Ma il capo non e` uno stupido, vero? Non permettera` al Diavolo di ucciderti!

– Il capo ascolta chi canta bene.

– Non sai cantare?

– So cantare.

– Allora perche` non gli canti?!

– Lavoro qui, nel Mondo delle Illusioni, con un contratto, mi e` vietato cantare.

– Mamma mia! Allora sei una Fata?! Sei stata mandata dal Cielo? Per proteggere il capo?

– Si`, da li`, non per il capo – per proteggere il Tempio... Di conseguenza, anche il capo. E cos’e` questa fortezza a destra? Un monastero?

– No, e` un cimitero! – il tassista rispose con orgoglio. – Devi stare molto attenta a non finirti li`! Ma ascolta, Fata, il tuo capo non conta i soldi? Li ha spesi per il Tempio?

– I suoi soldi conto io.

– E` pericoloso contare i soldi degli altri! Stai attenta! Davvero, sei una Fata... Ho sentito dire che solo coloro che hanno una forte nostalgia della corporeita` vengono mandati a servire qui, e` vero?

– Probabilmente, – gli risposi, basandomi sulla mia propria storia.

– Ma anche le Fate muoiono! Dicono che muoiono quando la gente smette di credere in loro!

Sospirai. Arrivammo all’ingresso della mostra. Il tassista mi consegno` un biglietto da visita:

– Tieniti dura, Fata! E chiamami, caso mai, se hai bisogno di qualcosa!


***

Nel pomeriggio si svolsero le nostre trattative importanti con gli squali dell’imperialismo. Kirill indosso` un abito per l’occasione.

Se non sai che sono squali, lo scoprirai difficilmente, perche` incontrandoli per strada, penserai che sono dei pesciolini. Tuttavia, e` cosi` che dovrebbe essere. La stessa cosa vale per il Male.

– Traduci bene, capito? – mi chiese Kirill. – Beh, cioe` raccontami tutte le sfumature di cio` che se ne pensano.

“Quello che se ne pensano e` esattamente un campo mio,” pensai ed annuii.

Mentre Kirill ed io attraversavamo il Tempio dell’Imperialismo, ascoltando le lezioni degli italiani su chi, dove, come, perche`, per cosa ed a che scopo, il Male si perdeva costantemente negli angoli oscuri e nelle fessure, manifestando cosi` una totale mancanza d’interesse per qualsiasi cosa a causa della sua onniscienza. Cio` dava sui nervi a Kirill, che di tanto in tanto gridava al Male di venire ad ascoltare gli squali, saggi per esperienza personale. Mi fece piacere il fatto che il Tempio che avevamo costruito non era inferiore ai capolavori dell’architettura italiana.

Girando ancora una volta intorno a me, il piu` anziano squalo dell’imperialismo mi si avvicino` in bicicletta – si`, il loro Tempio era cosi` grande che gli squali non sempre ci nuotavano dentro! – e, approfittando dell’assenza di Kirill, andato per ritrovare il Male, mi pizzico` affabilmente:

– Credi che Kirill abbia finalmente capito qualcosa?

Lo squalo non specifico` cosa esattamente Kirill avrebbe dovuto capire, ma, essendo una Fata, lo capii senza commenti. Dopo aver pensato per un secondo a cosa rispondere in modo che non risultasse ne` in questo ne` in quello, gli dissi:

– Penso che Lei abbia ragione. Ma chi sa di sicuro cosa ha in testa un’altra persona?

Mentii. Potevo sapere cosa aveva in testa un’altra persona, specialmente Kirill. Ma lo squalo mi guardo` rispettosamente negli occhi e disse con profondo rispetto:

– Sei intelligente. E` difficile con Kirill, vero? Col suo carattere! Quanto ti paga?

– Chiedo scusa, ho un contratto con le Forze Superiori.

Lo squalo si scuso` immediatamente per aver invaso il territorio degli altri.

Gli squali dell’imperialismo, in generale, erano molto gentili con me. Quando parlavamo alla tavola rotonda, si rivolgevano a me personalmente, il che non corrispondeva all’etichetta delle trattative ufficiali. Gli squali conoscevano molto bene l’etichetta, ma lo facevano apposta, sottolineando deliberatamente il loro atteggiamento umano nei confronti delle fate. Ad esempio, come quel giorno, invece di dire: “Kirill, siamo pronti a collaborare con te non solo nel campo della costruzione dei Templi...”, dissero: “Cara, digli che siamo pronti a collaborare con lui...”

A volte gli squali passavano improvvisamente al dialetto che conoscevo, rendendolo chiaro: non era necessario tradurre parola per parola, ma mi lasciavano il diritto di ascoltarli per raccontare la loro conversazione a Kirill dopo, con parole mie.

– Di cosa stanno parlando? Perche` taci?! – Kirill era arrabbiato, non capiva: cominciando a tradurre nel tempo reale, potevo perdere un altro frammento della loro divertente conversazione.

Mi perdevo tristemente nei suoi occhi da gatto. Quanto avrebbe potuto leggere Kirill in me in questi momenti, se non avesse distolto lo sguardo... Ma il Male, ovviamente, leggeva tutto...


***

Da Milano a Venezia ci volevano circa tre ore di treno. Avevamo volato a Milano, ma dovevamo partire da Venezia. Era gia` successo quello, si`. Il Male se lo ricordava, Kirill – no. Un cerchio chiuso, giro per giro. La stessa cosa, o meglio, centinaia di varianti dello stesso scenario.

Non capivo dove e cosa cambiare, non riuscivo a trovare il Punto di Non Ritorno, oltre il quale il Tempio ogni volta veniva distrutto. Come resistere al Male? Come potevo aiutare Kirill senza avere il diritto di agire usando i metodi del Male?

Mi sedetti vicino alla finestra, Kirill era accanto a me, il Male era di fronte. Mentre loro facevano finta di dormire, io fingevo di scrivere qualcosa sul mio quaderno. Il Male apri` gli occhi e mi chiese sorridendo:

– Stai scrivendo il verbale dell’incontro con gli squali?

– No, una favola.

Kirill apri` gli occhi leggermente e scherzo`:

– Dunque, hai gia` scritto il verbale?

Naturalmente, nessuno aveva bisogno di un verbale, era uno scherzo, ma guardai l’orologio e risposi:

– La giornata lavorativa e` gia` finita!

– Allora, scrivilo nella favola, – chiese Kirill, – non c’e` ne` un vagone ristorante in questo treno ne` un posto per fumare nel modo umano!

– Di cosa parla la favola? –  il Male sorrise, invitandomi per la millesima volta a raccontare a Kirill il nostro scenario, che non si svolgeva in alcun modo nella direzione del Bene.

– Di angeli guardiani, fate ed elfi che vengono inviati a ragazzi e ragazze che vivono nel Mondo delle Illusioni, per le cui anime e` in corso una guerra tra le Forze della Luce e dell’Oscurita`...

Il Male, che conosceva molto bene quella storia, si copri` il volto col palmo della mano per non farci vedere il suo sorriso malizioso. Kirill si aggrappo` alla sedia e chiese:

– Insomma, com’e` finita?

– Non e` ancora finita, – sospirai.

– Perche`? – Kirill era sorpreso.

– La fata e` paziente, non vuole arrendersi. E` gia` morta mille volte, ma si reincarna ostinatamente!

– Come mai morta? Perche` la fata e` morta? – Kirill era ancora piu` sorpreso. – Le fate muoiono? Dammi una sigaretta, vado a fumare questa cosa.

Kirill usci` nel vestibolo. Il Male mi guardo` in silenzio, anticipando la sua vittoria:

– Ebbene, dove sono i tuoi miracoli? Niente di nuovo! Arrenditi, forza! Quante volte siamo andati a Milano? Sono gia` stufo di questa mostra e di questo scenario! Giochiamo al prossimo! Ce ne sono tanti scenari, come la polvere! Perche` ti sei attaccata a questo come una bardana?!

 
***

Alla vigilia della partenza, come prima, il Male ci lascio` soli, preteso di essere estremamente stanco.

– Andiamo a cenare da qualche parte? – mi propose Kirill.

Ci sedevamo in un ristorante, uno di fronte all’altro. Col fiato sospeso ascoltai i suoi bellissimi discorsi. Finalmente Kirill sospiro` e, senza guardarmi negli occhi, disse:

– Ascolta, oggi... ho dato l’ordine di smantellare il nostro Tempio, perche`... Beh, li` non e` posto per un tempio. Non mi porta molti soldi, sai? Ci sono abbastanza templi nella nostra citta` senza il nostro! Apriremo un Casino`! E` molto piu` redditizio del Tempio! E poi riassembleremo il Tempio da qualche parte nella regione fuori dalla citta`... Insomma, tutta questa confusione di topi per le sciocchezze e` gia` troppa per me, a dire il vero!

Kirill mi parlo` della odiosa pianificazione degli acquisti presso la fabbrica di candele, dei problemi con la cancellazione automatica dei resti di cera, incenso, olio ed olio per lampade, delle proporzioni sbagliate di diluizione del vino di chiesa con acqua, dei difetti nella contabilita` della distribuzione della prosfora e dell’acqua dell’Epifania, delle lamentele dei parrocchiani per la mancanza di un adeguato controllo sull’assoluzione dei peccati, della scarsa pulizia della polvere dell’iconostasi e del calo delle vendite di materiale stampato...

Lo ascoltai per la milleunesima volta e cercai di trattenere i miei sentimenti, perche` secondo il contratto non avevo il diritto di dire cio` che era scritto nel scenario: all’inaugurazione del Casino`... Kirill sara` stato ucciso...

Ma quella era gia` la milleunesima volta ed interruppi il suo corso di pensieri con una domanda:

– Vuoi sapere la verita`?

Kirill rimase sbalordito per un attimo, poi con riluttanza mi fece il segno di consenso.

“Le fate muoiono quando la gente smette di credere in loro!” – ricordai le parole del tassista, come l’ultimo avvertimento del mio Angelo Custode.

Ma... si`, violai i termini del contratto e raccontai tutto a Kirill: della sceneggiatura, del Male inviatogli come tentazione col nome in codice “Casino`”, e del contratto col Cielo, beh... del fatto che ero una Fata...

Kirill taceva, ma sentii le mie ali sciogliersi gradualmente, la mia visione terrena fluttuava, il mio corpo si assottigliava sempre piu` velocemente, e finalmente...

... persi di nuovo contro il Male!!!

Oh, questa stupidaggine delle fate – si innamorano dei loro protetti nel Mondo delle Illusioni!


2005


Ðåöåíçèè