Natale sul ponte. 3. Un bevitore di te
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte II. NATALE sul Ponte Kuznetsky
3. Un bevitore di te`
“Oh, inverno... Gelo e sole,” penso` il Dottore Rip*, camminando lungo la strada principale del suo ospedale. La bufera di neve del giorno precedente aveva innevato quasi tutti i sentieri che i suoi pazienti percorrevano abitualmente. La neve scricchiolava sotto i piedi. Tutto andava bene, solo una strana premonizione di qualcosa di brutto lo perseguitava.
Improvvisamente, qualcuno raggiunse il Dottore e gli diede una pacca sulla spalla.
– Buon compleanno!
Il Dottore si volto`.
– Oh, Michael, grazie! – disse al suo collega. – Lo festeggiamo a pranzo!
– Chi inviterai? – chiese Michael.
– Come al solito: tu, il Capo Dipartimento, le infermiere, beh, qualcuno dell’obitorio. Verso le sei e mezza...
– D’accordo! Saremo li` con qualcosa di delizioso per il te`!
Il Dottore arrivo` alla porta dell’edificio chirurgico ed un deja vu gli baleno` davanti agli occhi: ogni mattina sospirava, immaginando di aprire la porta al giorno successivo della sua vita, che ogni volta si accorciava. Quel giorno, invecchiato di un anno, – accidenti! – non voleva proprio aprirla.
Dopo aver abbozzato un breve piano ed invitato i colleghi a “te`” nella sala del personale all’ora di pranzo, il Dottore Rip ando` a fare il giro dei pazienti.
L’anziana signora nel reparto n. 3 stava davvero male.
“Forse rimandarla a casa?” penso` il Dottore.
Nel reparto n. 4, il Dottore senti` improvvisamente un dolore al cuore. Uno dei letti era vuoto. Stava per chiedere all’infermiera dove era sparita la paziente, ma ricordo` che il giorno prima era stata trasferita in un altro dipartimento.
“Grazie a Dio!” penso` il Dottore e voleva fare il segno della croce, ma non fece per l’infermiera in piedi accanto a lui. Lancio` un’altra occhiata al letto vuoto, cercando invano di ricordare perche` gli provocavano una strana sensazione, simile ad un deja vu.
– C’e` qualcosa che non va? – si agito` l’infermiera, che temeva di perdere il lavoro vantaggioso nel suo reparto.
– No, no, Irene. Sono perso nei miei pensieri.
Quando tutti si riunirono per il “te`” ed il Capo Dipartimento si alzo` per pronunciare il discorso del trono, la porta della sala del personale si apri` all’improvviso ed una paziente dal reparto n. 3 apparve sulla soglia.
– Chiedo scusa... La vecchia signora... sembra... morta...
“Dannazione! Non sono riuscito a rimandarla a casa in tempo!” borbotto` mentalmente il Dottore, e di nuovo, per qualche motivo, provo` un deja vu.
– Se e` morta, – il Capo Dipartimento vuoto` immediatamente il bicchiere e commento` seccamente, – puo` aspettare ancora un po’. Non si vede che abbiamo una riunione?
La paziente del reparto n. 3 annui` obbediente e chiuse la porta alle sue spalle, mentre il telefono comincio` a squillare. La guardia all’ingresso riferi` che una certa Signorina Speranza era venuta dal Dottore Rip. La guardia chiese cosa fare con quella Speranza, se farla entrare o no.
“Mi manca ora solo questa Speranza!” – borbotto` tra se` e se` il Dottore scontento.
Quella Signorina era davvero la sua ultima speranza di essere amato, la teneva nascosta anche dai suoi colleghi ospedalieri. Il Capo Dipartimento era una cara amica di sua moglie, quindi il Dottore Rip non voleva assolutamente vedere la Signorina Speranza al lavoro. Ne` allora, ne` mai. Inoltre, avevano concordato, sarebbe andato a prenderla la sera dopo il “te`”, se, naturalmente, fosse stato in condizioni fisiche adeguate per guidare.
– Non fatela entrare! E` una mia ex paziente. Scendo io.
Scendendo le scale, il Dottore senti` il suo cuore stringersi sempre piu` forte e, sulla soglia del primo piano, si fermo` improvvisamente, scontrandosi con una ragazza di circa dodici anni, bassa di statura, con i capelli scuri spettinati e leggermente ricci e con grandi occhi neri. Fiocchi di neve le brillavano sulle ciglia.
“Mio Dio, sta nevicando di nuovo!” penso` il Dottore, rabbrividendo involontariamente, e per qualche motivo disse il solito ad alta voce:
– Le ore di visita sono dalle cinque alle sette...
La ragazza continuava ad ipnotizzare silenziosamente il Dottore con il suo sguardo, come se fosse venuta per vederlo, non per visitare alcuni dei suoi pazienti.
– Chi stai cercando qui? – le chiese quasi in un sussurro.
La ragazza rimase in silenzio. Sembrava povera, indossava un vecchio cappotto di montone, chiaramente troppo piccolo per lei, una lunga gonna nera, probabilmente ereditata dalla sorella maggiore, e stivali consumati. Inoltre, per qualche motivo, non aveva ne` guanti ne` cappello. All’improvviso, penso` di aver gia` visto quella ragazza. Un vago deja vu lo perseguitava fin dal mattino.
“Questi occhi mi hanno gia` guardato, le stesse ciglia, le stesse sopracciglia. Signore, dove l’ho gia` vista? Solo che il naso non era cosi`... Fermati! A quale naso mi riferisco? Che fine ha fatto la mia memoria?! Sono davvero cosi` vecchio? Perche` e` silenziosa? Come e` arrivata qui?” penso` il Dottore.
– Dottore! – la voce del Capo Dipartimento provenne dall’alto. – La guardia dall’ingresso ci ha appena chiamato! Sua Speranza non puo` piu` aspettare! Se ne sta andando! Quindi torna indietro!
– Si`, va beh, arrivo subito, – rispose il Dottore Rip, ancora ipnotizzato dalla visione.
La ragazza continuava a fissarlo intensamente e... improvvisamente lui si ricordo`! L’orrore si rifletto` nei suoi occhi. La ragazza annui` e d’istante... scomparve!
Il Capo Dipartimento scendeva le scale verso il giubileo, che si teneva la mano sul cuore.
– Tutto bene? – gli chiese sorpresa.
– Era il letto vuoto di sua madre... Esattamente un anno fa...
– Quale letto? La madre di chi? Sei un po’ ubriaco, amico mio, ma passera`!
– Ero ubriaco esattamente un anno fa ed ho accoltellato a morte sua madre durante l’operazione chirurgica! Come ho potuto dimenticarlo?!
– Dottore, di che diavolo stai parlando! Bevi al lavoro?! No, mai! – rise il Capo Dipartimento e, prendendolo per un braccio, lo condusse nella sala del personale per continuare il “te`”.
27 maggio 1990
* “Gelo e sole…” – famose parole dalla poesia di A.S. Pushkin sull’inverno.
** Rip – R.I.P. – riposa in pace, di solito era scritto sulle lapidi.
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