Amami ora. 2. Domani
le storie raccontate a me dai miei fantasmi
il libro di Alessandra Kriuchkova
Parte I. AMAMI ORA!
1.2. A domani!
Natasha adorava il teatro fin dall’infanzia ed andava alle prime quasi ogni fine settimana. Alta, snella, bionda con gli occhi azzurri, con un insolito potere di attrarre gli uomini, si appena diplomo` al miglior istituto teatrale e decise di dedicarsi al palcoscenico. Nel tardo autunno, Natasha interpreto` il suo primo ruolo importante. Stanca ma felice, stava camminando verso il camerino, quando improvvisamente qualcuno la raggiunse e la prese per mano.
– Congratulazioni! Sei stata fantastica! – esclamo` con entusiasmo Sergio, il direttore del teatro.
– Grazie, – rispose Natasha con calma. – Non mi piacciono i complimenti. A domani!
...Sergio torno` a casa e, non appena varcata la soglia, senti` le solite parole.
– Prova a metterti nei miei panni! Sono cosi stanca dei tuoi ritorni notturni!
– Stasera c’era una premiera. Lo sapevi. Ti ho invitato, ma hai rifiutato! Natasha era fantastica! Un’attrice davvero talentuosa. Non e` quello che pensavo di lei.
– Quella stronza deve averti gia` confessato il suo amore, ed hai aperto le orecchie, idiota!
– Non parlare cosi, – lui chiese stancamente.
– Il teatro e` diventato tutto per te! Ti importa niente di me e di nostro figlio! Vivi una vita in cui non c’e` posto per noi! Appari e scompari come un fantasma!
– Ti sbagli, – cerco` di ribattere Sergio.
– Ho ragione! Il teatro e` un intrattenimento per fannulloni, una perdita di tempo! Fannulloni! Adorate non fare niente, ed il teatro e` il vostro rifugio!
Sergio si volto` silenziosamente e si allontano` nella notte.
…Fuori nevicava. Immerso in pensieri pesanti, lui vagava lungo la strada non sapendo dove. Aveva amato la sua famiglia. E sua moglie, aveva amato. Sergio per la prima volta si rese conto della gravita` del verbo al passato! Si, aveva amato, una volta, perche` tutto era scomparso da tempo. Appartamento – casa di campagna – appartamento. Piantare patate. Fare la spesa. Portarla li`. Ritirare da qui. Riparare il rubinetto. Dare i soldi per una pelliccia... Quando aveva cercato di parlare con sua moglie di qualcosa di ultraterreno, lei non gli mostrava alcun interesse. Cosi, si era ritirato in se stesso e l’unico sfogo per la sua anima divento` quel piccolo teatro sperimentale che aveva recentemente fondato. Il teatro era l’unica cosa che lo teneva sulla Terra. Si immerse nella sua creazione e viveva davvero nel teatro. Sergio si sorprese a pensare che tutto era capovolto: lui era se stesso a teatro ed un attore nella vita reale...
Svoltando automaticamente a destra in un vicolo, Sergio raggiunse il parco giochi e si sedette su un’altalena. Improvvisamente, come se avesse intuito qualcosa, si volto`. Dietro di lui, una ragazza era seduta esattamente sulla simile altalena.
– Natasha! Cosa ci fai qui?
– Non sa Lei che abito li? – Natasha chiese sorpresa indicando la casa dall’altra parte della strada.
SSergio ricordo` di aver prestato attenzione durante il loro colloquio all’indirizzo indicato nel suo CV, ma non le aveva menzionato nulla del quartiere in cui vivevano.
– Scusa, me ne sono dimenticato, – si scuso` imbarazzato, – ma perche` non sei a casa?
– Ho chiuso la porta fuori e mi sono accorta di aver lasciato le chiavi dentro. I vicini dormono e manca ancora molto a domattina. Sono qui seduta a chiedermi cosa fare...
– Vivi da sola?
Natasha annui`. Lui voleva chiedere qualcos’altro per continuare la conversazione, ma...
– Quando non sappiamo di cosa parlare, e` meglio tacere, – Natasha disse all’improvviso. – Senta, che silenzio! Che stelle! Corriamo sempre e guardiamo i nostri piedi. E loro sono sempre lassu`, cosi belle. Ci guardano... Ecco la piu` luminosa! Quando moriro`, raggiungero` quella stella?
– Si, sicuramente, ma diventerai una stella durante la tua vita! Perche` non mi chiedi come sono finito qui?
– E perche` dovrei saperlo?
...Sergio apri` la serratura della porta con un ferro che avevano trovato per strada ed torno` a casa, dopo aver rifiutato persino una tazza di te` gentilmente offerto da Natasha.
– A domani! – sussurro` con il fiato sospeso a Natasha alla porta.
...E per tutta la settimana tornarono insieme dal teatro, parlando di tutto e di niente. Sembravano essere sulla stessa lunghezza d’onda, comunicare la stessa lingua e capirsi perfettamente. Tuttavia, come al solito, all’improvviso, successe qualcosa che avrebbe reso Sergio felice poco prima, ma...
E per la prima volta lui entro` nell’appartamento di Natasha.
– Mi dispiace di non essere stato invitato, – disse Sergio con un profondo sospiro.
Lei non gli sembro` sorpresa di vederlo in casa e con un gesto lo invito` in cucina. Sergio si sedette su uno sgabello e non sapeva da dove cominciare.
– Oggi ho sognato mia madre, – Natasha si rivolse a lui per prima e, come sempre, con voce completamente calma. – Mi ha detto di vivere qui ed ora.
– Oggi, il medico mi ha detto... ho un cancro.
– Te` o caffe`? – chiese Natasha con calma.
– Caffe`.
Lei stava accanto al fornello, con le spalle rivolte a lui. Sergio Sergio si avvicino` e la abbraccio`.
– Un giorno voleremo tutti verso le stelle, tesoro, – disse Natasha a bassa voce, rivolgendosi a lui per la prima volta chiamandolo cosi, ed aggiunse dando del tu, – C’e` un grande mistero in questo, che scoprirai presto.
– E` buffo! Mia moglie ha iniziato ad urlare, i miei amici hanno espresso la loro pieta` per me. Sei l’unica che... Se solo sapessi...
– Lo so...
– Vorrei... il resto del mio tempo... Beh, – era difficile per Sergio parlare, e lui penso`, “Dio, quanto tempo prezioso sprechiamo nella vita per ogni sorta d'inezie!”
Natasha gli passo` una tazza di caffe`.
– Ti prometto che da domani, – lei gli disse lentamente e chiaramente, come un giuramento, – tutti i giorni successivi saranno i migliori della tua vita!
Sergio prese un sorso di caffe` e sorrise. Era un sorriso infantile. Aperto. Gentile. Felice...
In quel momento squillo` il telefono di Natasha. La sua amica stava partendo per un viaggio d’affari e chiese Natasha di ospitare il gatto nero per un paio di giorni.
– I gatti sono fantastici! Soprattutto quelli neri! Basta che non ti attraversino la strada! Va beh, cara mia, devo andare, – disse Sergio facendo l’occhiolino a Natasha, posando la tazza sul tavolo. E gia` alla porta si fermo` e chiese di nuovo con voce speranzosa, – Allora, a domani?
– A domani! – annui` Natasha con un sorriso.
Sergio se ne ando`, cantando una canzone per bambini. Improvvisamente si senti` completamente felice per la prima volta.
Non si rividerono mai piu`. Quella notte era investito a morte da un’auto mentre attraversava la strada tornando a casa...
11 febbraio 1994
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