Il 3 Festivale Internazionale di poesia in Ungheri

Un frammento del mio diario
pubblicato nel libro "Confessione di un fantasma"
(capitolo 23)


Sono stata inviata per rappresentare la poesia russa ad un festival internazionale in Ungheria. E` al 100% una manifestazione delle Forze Superiori. Hamlet e` un gatto nero, senza una sola macchia bianca. Poeti di tutti i paesi che una volta hanno partecipato al festival gli hanno dedicato poesie. Aaron (l’organizzatore del festival) ha scritto che Hamlet, avendo saputo dell’arrivo di Alice (il mio nome nei miei libri), miagolava in continuazione, chiedendosi: «Beh, quando?»


14 SETTEMBRE 2011, MERCOLEDI`


Il volo di prima mattina. A Mosca faceva freddo. Quando sono arrivata, Aaron e Magda (sua moglie) mi hanno accolto, guardando i miei vestiti con un sorriso, a Budapest +32° C. Abbiamo passeggiato per il centro (dovevamo tornare in aeroporto per incontrare la Svizzera prima di andare al Castello di Aaron). Morivo dal caldo nel mio vestito nero. Aaron mi ha mostrato alcuni splendidi edifici. Ricordavo solo il caffe` piu` costoso di Budapest, splendidi lampioni con cesti di fiori appesi, il Ponte Elisabetta, la statua di una ballerina all’ingresso del quartiere ebraico e gli allegri tram rossi.

— Aaron, quale souvenir tradizionale si porta di solito dall’Ungheria? Per il mio capo.

— Chi e` il tuo capo?

— Non lo conosco bene. Non ho soldi, ma ho bisogno di un regalo per lui, visto che mi ha lasciato andare.

— Saremo a Szentendre (la citta` di Sant’Andrea), vedremo li`.

Svizzera parlava italiano. Era un noto giornalista specializzato nei Balcani ed in Italia. Uscito in una calda giacca nera ed una sciarpa, ci ha salutati e mi ha chiesto come facevo a conoscere l’italiano.

Vivevamo nel castello di Aaron, un conte ereditario. L’ultimo giorno mi avrebbe mostrato l’intero castello, tutte le stanze, la cappella, rare foto di famiglia e lo stemma. Era un ex sindaco della citta`, un poeta molto noto in Ungheria, un traduttore professionista, il presidente di una fondazione internazionale e l’organizzatore di quel festival. Le sue poesie erano tradotte in molte lingue.
Israele ed Estonia erano arrivati prima di noi. Il poeta israeliano era a capo dell’unione poetica di Gerusalemme. Il poeta estone era il re della pantomima, il vincitore del concorso di Berlino nel genere dell’improvvisazione. Ci siamo seduti nel profondo Medioevo (nel giardino) e cercavamo di comunicare. Stava facendo buio. Aaron e` partito per incontrare Canada. Romania e Austria sarebbero arrivate ancora piu` tardi.

Ci intrattenevamo a vicenda con la nostra creativita`. Potevo parlare russo con Estonia, italiano con Svizzera, inglese con gli altri. Come avrebbe detto piu` tardi Svizzera, ognuno di noi aveva la sua «lingua segreta» in cui poteva comunicare faccia a faccia. Svizzera parlava tedesco con Austria. Ungheria con la Romania parlava rumeno, e cosi` via.

Era gia` buio. Abbiamo acceso la lanterna sul muro del castello. Ho preso la chitarra ed ho cantato. L’acustica era un orrore, non riuscivo a sentirmi, il suono scompariva. Ho cantato «Fa freddo qui», ne ho spiegato il significato. Israel ha annuito, «Si`, familiare», e ci ha raccontato una storia simile. «Fissami un appuntamento al Ponte d’Argento», «Il Sole sul Piemonte», «Valzer con l’Autunno». Ho cercato di tradurle in inglese, un compito duro, «Al ritmo delle piogge e al crescendo dei venti, il calendario comincio` a tremare nelle mie mani». Tutto cio` che hanno capito era la parola «crescendo».

Israel stava fumando la pipa. Un gattino gli e` salito sulle spalle e la sua coda e` diventata i baffi di Israel. Abbiamo riso. Ho fatto una foto dei suoi baffi. Israel mi ha chiesto di spedirgliela via e-mail. Svizzera mi guardava dall’alto in basso. Israele ha preso il suo libro:

— Non so a memoria nemmeno un verso. Posso recitare le poesiei degli altri poeti famosi, non le mie!

Wow! Non solo io avevo quel problema! Erano tutti felici, proprio come me, avevano lo stesso. Il turno di Svizzera. Ha aperto il suo libro ad una pagina a caso, guardato il testo sorpreso e, spostando lo sguardo su di me, ha pronunciato il titolo «Crescendo». Ci siamo scambiati un’occhiata con un sorriso:

— Avanti, Svizzera, col il tuo crescendo!

Lui ha recitato in tedesco. Nessuno ha capito niente. Lui cel’ha tradotto in inglese, come aveva tracciato la linea, tagliando fuori il Passato per iniziare il Futuro. Estonia ha improvvisato un dialogo tramite dei suoni, espressioni facciali e gesti, suoni di caverna, ma le emozioni erano travolgenti da farci ridere. Estonia mi ha chiesto di recitare una poesia. «Dentro di me, o 1 metro e 58 centimetri», ho spiegato in breve di cosa si trattava ed ho recitato.

Svizzera mi ha guardato dall’alto in basso, seduta in poltrona, mentre recitavo in piedi. Poi ha chiesto languidamente ad Estonia:

— Dicci com’e`, avresti dovuto capire almeno qualcosa.

Estonia mi ha guardato dal basso in alto:

— Achmataeva! Achmatova + Tzvetaeva!

Israele ha esclamato di conoscere le poesie di Achmatova. Svizzera mi ha guardato sconsolato ed ha chiesto:

— E perche`? — vuoleva dire perche` scrivevo come loro, era un peccato, scrivevano come — e fece un gesto con la mano — nel Medioevo, e quella non era poesia. Tutta l’Europa, a differenza della Russia, scriveva poesia moderna, versi bianchi o liberi, mentre la Russia continuava a resistere.

Abbiamo discusso la possibilita` vivere di creativita` nei nostri paesi. Non era possibile da nessuna parte, solo Estonia diceva di si`. Faceva molto freddo. Volevo un caffe`. Estonia ed Israele hanno perquisito il castello in cerca di un bollitore e del caffe` e me li hanno portati.

Piu` si avvicinava la notte, e` arrivato un professore dell’Universita` di Toronto, Canada, un afrocanadese ottimista e sempre sorridente, che non smetteva mai di parlare a voce molto, molto alta. Magda, che non parlava altra lingua tranne l’ungherese, ci ha portato da mangiare e mi ha dato una coperta, visto che ero congelata. Ho chiesto se qualcuno aveva visto Hamlet. No, Hamlet era un fantasma. Aaron mi ha chiamato nel buio del giardino e mi ha mostrato Hamlet:

— E` venuto a trovarti. Di solito lavora nei campi con le donne, — ha scherzato Aaron.

I cani hanno iniziato ad ululare. Ho guardato l’orologio, era mezzanotte, e Svizzera ha guardato il cielo:

— La Luna e` sorta.

Ho salito nella mia parte del castello al terzo piano, nella stanza con il camino accanto alla biblioteca. Ho regalato ad Aaron i miei libri «Marina, Anna, Alexandra», «L’Urlo senza Risposta» e l’ultima (evviva!) copia di «Sulla strada verso il Cielo». Aaron mi ha regalato i suoi libri. C’era una chitarra nella stanza. Lo sponsor aveva detto: «Voglio che questa russa canti!» Ho acceso il telefono ed ho ricevuto il messaggio, che Mansurova mi aveva chiamato, ma a Mosca erano gia` le due di notte. Ho spento il telefono. Sullo schermo interno c’era il volto di un uomo a Mosca.


15 SETTEMBRE 2011, GIOVEDI`

Ci siamo alzati all’alba, abbiamo fatto colazione. Nelle diverse auto con una chitarra fino alla citta` di Sant’Andrea (Szentendre), il centro culturale dell’Ungheria. Romantica, una piccola citta` con tetti rossi e case bellissime, vicoli stretti, tutto come piaceva a me. Svizzera era di nuovo con la sua calda giacca nera e la sciarpa. Ho lasciato la giacca nell’auto di Magda. Il Sole splendeva a picco.

— Hai freddo? — ho chiesto.

— Si`, ho sempre freddo! — ha riso.

Abbiamo camminato fino al vecchio cimitero, poi lungo le strade, l’unico posto dove non avevamo fretta, avendo il tempo di fermarci nei negozi di souvenir.

— Aaron, cosa regalo al mio capo?

Mi ha elencato le opzioni, ma era tutto sbagliato. Ho comprato a mio figlio una matita di legno a forma di un locale in costume nazionale, e Canada ha comprato uno scialle. Mi sono fermata davanti ad una vetrina piena di streghe su manici di scopa. Ho indicato la strega e me stessa per Romania, «Sono io». Romania capiva solo il rumeno. Ho cercato di spiegare in tutte le lingue che conoscevo che ogni donna e` un po’ strega. Romania ha riso, mi e` puntato il dito e ha detto: «Principessa!»

Aaron ha trovato le strade piu` strette e mi fotografava. Ho visto una casa bianca con motivi blu e la scritta «Nostalgia» sopra la porta. Svizzera era li` vicino, gli ho chiesto di scattarmi una foto con quello sfondo.

— Oh, ti piace Tarkovskij?

Ho annuito felice. 1:0 a mio favore. Svizzera mi guardava quasi alla pari. Siamo scesi sull’argine del Danubio. Finalmente ho trovato cosa comprare per il capo e l’ho mostrato ad Aaron.

— Digli che ho coltivato quel miele personalmente per lui nel mio giardino!

Nella scuola piu` grande ci hanno offerto il pranzo. La zuppa di frutta era il loro piatto abituale come prima portata. Una composta rosa dolce con frutta che galleggiava dentro. Avendo fatto una smorfia, abbiamo mangiato tutto — normale. Per la seconda portata abbiamo provato il loro pesce. Per la terza abbiamo fatto un giro. Nel cortile c’era «L’Universo», una sfera di pietra che ruotava costantemente nella stessa direzione in una fontana. Un perpetum mobile.

Sul palco di un’enorme sala con vetrate in stile gotico, c’erano bandiere di diversi paesi, microfoni ed un pianoforte, sul quale Svizzera aveva suonato in modo spettacolare prima del concerto. Un mare di studenti in camicia bianca e gonna blu con cravatta inondava la sala. Eravamo seduti nelle prime file e, dopo i saluti ufficiali, mi hanno subito annunciato come Achmatova e Tzvetaeva. Sono salita sul palco e ho recitato le mie poesie. Poi gli studenti hanno letto la mia biografia e le mie poesie in ungherese, tradotte in anticipo da Aaron, che ha detto che era stato terribilmente difficile tradurmi. Siamo stati seguiti dalle poesie dei poeti locali. Ci hanno dato le traduzioni delle loro poesie in inglese.

Alla fine mi hanno annunciato con la chitarra. Mi sono scusata di non essere ne` una cantante ne` una musicista professionista, ma a volte le poesie mi venivano con la musica, quindi ho cercato di dare loro un’idea di come potesse essere. Ho spiegato l’essenza del testo in inglese, mi hanno tradotto in ungherese. Ho cantato «Fa troppo freddo qui», a meta` ho dimenticato le parole, ma sono riuscita a cavarmela, in generale ho cantato molto bene. Il pubblico ha gridato «Bravo!». Mi sono inchinata. Ad ognuno di noi e` stata data una cartolina commemorativa con lo stemma della citta` e le firme di coloro che avevano letto le nostre poesie e biografie. Siamo stati tutti chiamati sul palco e fotografati. Canada ha esclamato: «Niente paparazzi!» Abbiamo riso. Durante il festival sono state scattate 5 000 foto, per fare un confronto, ne ho scattate 590.

Abbiamo scritto i nostri auguri nel «Libro commemorativo degli ospiti». Un’insegnante si e` avvicinata a me, mi ha detto in inglese che suo marito era russo, e lei capiva il russo. Le sono piaciute molto sia le poesie che le canzoni, mi ha abbracciato, quasi piangendo, mi ha accompagnato al pianoforte e mi ha chiesto di suonare qualcosa. Non ho fatto questo da 20 anni. Ho pensato con orrore: «Cosa posso suonare?». Ma le mie mani hanno cominciato di suonare da soli. Mi hanno fatto delle foto con le bandiere al pianoforte e mi hanno chiesto di leggere altre poesie al microfono. Non sapevo le mie poesie a memoria! Ho letto in latino: «Ho eretto un monumento a me stesso, non fatto a mano». Non scritto da Pushkin, lui aveva solo tradotto questa poesia in russo. Ricordavo ancora quella poesia che avevo imparato per l’esame del latino del secondo anno all’Accademia.

Mentre tutti si riunivano al piano di sotto, cantavo con la chitarra. Era gia` buio. Eravamo in ritardo di due ore per l’installazione della lapide (un pezzo del pietro) con i nostri nomi. Aaron era nervoso. Ho chiesto ad Israel di scattarmi una foto davanti alla scuola con la chitarra.

— Quanto mi paghi?

Ha scattato una foto e siamo andati verso le nostre «pietre». Ho chiesto ad Israel:

— Non e` il cimitero che abbiamo visitato stamattina?

— Ho scoperto da Hamlet che i gatti hanno 9 vite. Nel caso, Hamlet le condividera` con noi!

Austria ci stava inseguendo. Architetto, mi ha fatto notare quasi ogni casa, spiegandomi in quale stile e di quale secolo era costruita.

— Senti, dicono che sei la russa Achmatova.

— Conosci Achmatova?

— Si`, e Tzvetaeva con un destino tragico, giusto? Ti pagano?

Abbiamo sospirato. Ha detto che neanche a lui pagavano bene, quindi era un architetto.

Siamo arrivati al parco. Di notte. I cani ululavano. Alberi, buio pesto. Ci siamo fermati alle lastre di marmo sulla collina. Beh… come pensavo… come le tombe! Abbiamo cercato di decifrare i nostri nomi. Svizzera ha detto che avevano perso la «R» nel suo nome. Sono salita sulla collina e sono rimasta sospesa proprio sopra la nostra «tomba», sullo sfondo dell’oscurita` minacciosa sotto l’albero. Austria mi ha fotografato. Subito dopo quella foto, la mia macchina fotografica era scaricata. In realta`, era un parco. C’era il Viale delle Stelle o della Gloria. Al centro erano previste una stele e una fontana. Aaron ha detto:

— Capisci che questo non e` per noi, ma per quelli che verranno dopo.

Abbiamo cenato sulle rive del Danubio con il gulasch locale, una zuppa con carne e spezie piccantissime. Ho tirato fuori la carne, ma ho trovato qualcosa di acre, avevo la bocca in fiamme mentre tremavo per il freddo. La mia giacca era stata lasciata nell’auto di Magda la mattina. Estonia si e` tolto il maglione e me lo consegnato in silenzio. L’ho ringraziato e indossato, ma faceva ancora freddo. Estonia e` rimasto in una maglietta a maniche corte. Svizzera si e` avvicinato a noi con la sua calda giacca nera e la sciarpa. Si e` seduto accanto a me, osservando il mio corpo tremante (ricordate la mia domanda «Hai freddo?»).

— Hai caldo? — mi ha chiesto sarcasticamente, ed ho riso, apprezzandolo, e lui si e` rivolto a Estonia:

— Hai freddo?

— Non posso dire di si`, — Estonia ha annuito con la testa.

— Dai, — ha riso Svizzera. — Questa e` storia. Estonia soffre sempre a causa della Russia.

Mentre tutti bevevano, siamo rimasti con Svizzera in due. Mi ha chiesto:

— Hai visto la Luna Rossa sul Danubio? Qui e` invisibile a causa della casa, ma la Luna c’e`. Quella Rossa. Penso che sia un buon inizio per una poesia. No?

Ho annuito di si`. Romania si e` avvicinato, mi ha abbracciato ed ha detto in russo: «Bellissima». Magda ha portato i nostri vestiti dall'auto. Ho restituito il maglione ad Estonia.

Siamo tornati al castello. I cani ululavano. Era mezzanotte. Eravamo seduti in giardino. Israel mi ha dato i suoi libri. Sono andata nella mia stanza, ho acceso il telefono e ricevuto un messaggio dalla mia madrina: «Prego Dio per te». Ho scritto in breve dove eravamo stati, ho spento il telefono. Non riuscivo a dormire, perche` sullo schermo interno c’era il volto di un uomo a Mosca. Ho riaccesso il telefono e gli ho scritto una poesia «Un sogno a Budapest».


16 SETTEMBRE 2011, VENERDI`


06:00. La sveglia. Colazione. Austria e Canada dormivano ancora. Aaron era nervoso, il treno per Budapest non passava cosi` spesso, non dovevamo fare tardi.

— Prendo la chitarra? — ho chiesto sperando in «no» da parte di Aaron.

— Si`, certo. Stasera saremo allo sponsor principale, e` lui che voleva che tu cantassi.

Siamo andati a piedi alla stazione dei treni. Avevo lo zaino e la chitarra. Svizzera mi ha chiamato ed in silenzio ha tirato la mano verso la chitarra. Gliel’ho passata in silenzio. Stavamo in treno a lungo e volevo dormire, ma Aaron mi parlava sempre, era scomodo non rispondergli. Estonia mi ha chiesto di cantare per la carrozza.

— Non voglio…

— Cosa canterai oggi? — ha chiesto Aaron, responsabile di tutte le esibizioni, che doveva annunciarci, l’interprete doveva tradurre i titoli, ecc.

— «Ho imparato ad amarti da lontano…»

Budapest. Ho lasciato la chitarra nel luogo della nostra esibizione serale e abbiamo passeggiato per la citta`. Abbiamo bevuto un caffe` al museo etnografico di fronte al Parlamento, e poi ci siamo messi quasi a correre. Tuttavia, faceva ancora freddo. Indossavo una giacca e portavo lo zaino. Lungo la strada, c’era un monumento a Reagan in cammino. Mi sono avvicinata al monumento, l'ho preso per la mano, e l’interprete ha scherzato:

— Mettiamo Gorbaciov qui, e poi Alexandra.

Stava diventando caldo. Mi sono tolta la giacca e l’ho messa nello zaino. Svizzera si e` avvicinato ed ha riso.

— Si`, ora porto tutto con me! — gli ho risposto.

Abbiamo camminato il lungofiume verso il Ponte Elisabetta e la Statua della Liberta` sulla montagna dall’altra parte. Lungo la strada, ci siamo imbattuti in un monumento a Shakespeare. Tutti sono andati avanti, Estonia e io ci siamo fermati. Estonia mi ha fatto delle foto con Shakespeare e siamo corsi per raggiungere i nostri.

— Quando verrai da me in Estonia, prenderemo un caffe` al caffe` «Shakespeare»!

Abbiamo camminato per la citta`, le mie gambe non volevano piu` andare da nessuna parte. Di nuovo al Parlamento. Non ti facevano entrare senza passaporto. Avevo lasciato il mio passaporto al castello! Siamo stati accolti da un deputato. Aaron gli ho chiesto di farmi entrare. Il deputato ci ha portato in un luogo dove i turisti non erano ammessi e ci ha permesso di scattare foto con il flash dove era proibito di scattare foto in qualsiasi modo. La sala con il tappeto rosso, la sala con il tappeto blu, la sala delle riunioni, l'ascensore antico e ci hanno aperto il balcone, che non era accessibile quasi a nessuno. Abbiamo scattato delle foto sul balcone e chiacchieravamo con il deputato. Lui si e` inchinato davanti a me col rispetto per farmi fotografare con lui, e mi sono inchinata in risposta. Di nuovo la passeggiata. Poi abbiamo pranzato. Austria mi ha chiesto:

— Sei viva? Sono un atleta, ogni giorno giro in bicicletta per Vienna, ma la nostra marcia forzata di oggi e` un incubo!

Siamo entrati in un fruttivendolo, dove tutto era gratis per noi. Mi hanno dato un cesto di lamponi selezionati e ci siamo messi in cammino alla casa dove le nostre poesie sarebbero state appese alle pareti. Ognuno ha trovato la sua.

— Il tuo «Pittore» e` appeso qui, — Aaron ha sorriso e mi ha mostrato dove si trovava il mio «Pittore» in russo ed in ungherese, oltre alla mia biografia. Mi sono trovata di fronte a Svizzera. La sua poesia era appesa con il mio «Pittore» nello stesso spazio tra le finestre.

— E di nuovo siamo insieme! — ha detto Svizzera in tono sconsolato.

Aaron ci ha scattato una foto sotto le nostre poesie appese. «Ophelia» di Aaron, sulla parete di fronte, era stata tradotta in quasi tutte le lingue del mondo. Quell’edificio era una residenza per uomini d’affari. Ho notato una tabella col nome russo «Popov Mikhail» su una cassetta della posta all’ingresso. E di nuovo — camminavamo, camminavamo, camminavamo…

Alle 19:00 siamo arrivati allo sponsor generale, il principale produttore di vodka ungherese. La vodka si chiamava «Palenka» con l’accento sulla prima sillaba.

Aaron mi ha detto di sedermi accanto a lui, al tavolo del presentatore di fronte alla sala. Un’aria soffocante. Non avevo piu` forza. Le finestre erano chiuse, altrimenti non si sentiva nulla, nemmeno con i microfoni. Ed ancora una volta, ero la prima a recitare e l’ultima a cantare. A tutti tranne me era stato assegnato il compito di scrivere sulla vodka. Aaron ha racontato di me. Ho recitato «Dentro di me, or 158 cm». Svizzera era il successivo, ha recitato la sua poesia «Russian Stream» in tedesco. Poi era tradotto in ungherese. Poche ore dopo, Aaron ha annunciato finalmente che avrei cantato una romanza russa, una canzone romantica. Ero gia` da qualche parte in un’Altra Realta`, a causa dell’afa e della stanchezza. Ho cantato per loro da quella Altra Realta`. Era incredibile, mi gridavano «bravo». Magda mi ha fatto capire a gesti che stava per piangere. La parte ufficiale era finita. Un uomo anziano, il regista del film, si e` avvicinato a me (eravamo sempre filmati, ma non per noi). In un russo assolutamente corretto, ha detto all’improvviso di essere stato in Russia e di aver ascoltato Vysotsky. Mi ha baciato la mano. Ha detto che era fantastico quello che avevo recitato e cantato in russo. Gli ho chiesto se potevo acquistare il suo video della nostra presentazione. Mi ha detto che sarebbe stato gratis per me, ma sarebbe pronto in una settimana.

Ci siamo spostati nella stanza accanto per la degustazione.

A tutti e` stato dato un vassoio personalizzato con 6 bicchieri bassi con coperchio, ognuno con il suo aroma. Svizzera stava alla mia destra, Romania — alla mia sinistra.

— Romania ha una moglie della tua eta`! E` il Conte Dracula, stai attenta! — ha sussurrato Svizzera.

Ho alzato un sopracciglio per la sorpresa. Romania aveva 73 anni, tutti li` erano molto piu` grandi di me.

Ci hanno portato i bicchieri con gli aromi successivi. Tuttavia, non bevo in generale e non ho provato niente. Svizzera ha annusato silenziosamente e me l’ha passato da annusare. Bisognava indovinare l’odore. Non ho indovinato nulla. Sono passati secoli. Ho bevuto acqua. Acqua minerale. Svizzera mi ha sussurrato all’orecchio:

— Beh, i nostri bicchieri sono rimasti allo stesso livello!

Nemmeno lui beveva. Ho annuito. I miei bicchieri passavano tra Romania fino a Canada. Non mi importava. Canada stava cercando di dirmi qualcosa, ma facevano una registrazione video e non potevamo parlare. Canada mi ha passato una lettera sul tovagliolo: «Voglio che tu canti ancora!» Ho scuotato la testa in segno di diniego, gia` in preda al mal di testa. Canada mi ha risposto: «Sono triste». Svizzera mi ha sussurrato all’orecchio:

— E` consuetudine da voi che uno si ubriachia da essere portato via, o non rispetta nessuno? Devi inventarti delle false gravidanze?

Canada continuava a raccogliere bicchieri non bevuti dagli altri e, come al solito, diceva qualcosa a voce molto alta, allegramente.

— Svizzera, fai una foto del mio vassoio personalizzato, — ho chiesto. — La mia macchina fotografica e` scarica. Poi mandamela via e-mail, ok?

— Porterai questo vassoio con te stasera e lo fotograferai da tutti i lati! — mi ha risposto, ma ha scattato una foto e mi ha mostrato il mio ritratto: — Alexandra con 6 bicchieri di vodka!

Ridendo, sono uscita per prendere un po’ d’aria. Ci siamo fermati con Austria alla finestra aperta sul cortile. Mi ha raccontato dell’edificio, in che stile era stato costruito, quando, dove si potevano trovare altri edifici simili. Ci siamo scambiati le nostre impressioni, abbiamo discusso di feste poetiche e siamo tornati nella sala. Insieme a Svizzera abbiamo mangiato pane e bevuto acqua minerale. Al momento di salutarci, ci e` stata data una bottiglia di vodka a testa, ma ho lasciato la mia ad Aaron.

Siamo usciti sulle scale con Svizzera. Lui ha preso la mia chitarra. Ho tirato fuori la mia giacca. Faceva gia` freddo. Siamo rimasti insieme alla finestra in silenzio. Estonia si e` avvicinato ed ha iniziato a mimare il suo amore per me, sebbene non avesse bevuto alcolici. Svizzera suonava la chitarra faccendo l’accompanimento. Tutti aspettavano Canada, lui era l’ultimo ad apparire, urlando allegramente a squarciagola. Un ungherese dell’appartamento di sopra ha chiesto di parlare piu` piano, tutti in casa dormivano.

Svizzera ed io aspettavamo l'auto al piano di sotto, fuori.

— Non voglio andare con Canada, — ho detto.

— Ti piace il silenzio? — ha riso Svizzera.

Si avvicinavano delle auto. Era interessante per me se saremmo finiti nella stessa senza far niente. Tutti sono andati al minibus, tranne noi. C’erano rimasti ancora due posti liberi nel minibus, uno — tra gli ospiti, il secondo — accanto all’autista. Svizzera ha visto solo un posto libero. Estonia sapeva che ce n’erano due, e` salito decisamente sul minibus e mi ha fatto cenno di unirmi a loro. Svizzera mi ha guardato con una domanda: «Ma non ci sono piu` posti li`!» Aaron si e` avvicinato:

— Alexandra, siediti accanto all’autista.

Una scena silenziosa. Estonia, io e Svizzera. Svizzera mi ha passato la mia chitarra e ha detto tristemente:

— Te lo raccontero` piu` tardi.

Intendeva dire: «Non arrabbiarti».

Mi sono seduta accanto all’autista. Svizzera e` salito nell'auto dove hanno trascinato dentro Canada. Aaron andava con Canada, Austria e Svizzera.

I versi scorrevano in italiano. Ho cercato di scriverli. Risuonava la musica del film «Professional».

Appena siamo usciti dall’autostrada, l’autista si e` fermato ed ha iniziato a chiamare Aaron, avevamo sbagliato strada. Mezz’ora dopo accanto a noi si e` fermato l’auto con Aaron, Svizzera, Canada e Austria. Aaron ha aperto bruscamente la porta:

— Alexandra, ci scambiamo le auto. Devo indicare la strada all’autista.

Sono salita nell'auto con Svizzera, Canada e Austria. Abbiamo riso con Svizzera:

— E` stata la decisione sbagliata.

— Mi credi o no, non ha pronunciato nemmeno una parola. Stava dormendo. Anche se, ora, forse, per il tuo bene…

...Siamo tornati nel castello di Aaron, ci siamo seduti al tavolo nel giardino. I cani hanno iniziato ad ululare. Abbiamo guardato l’orologio insieme. Era mezzanotte. Ho acceso il telefono ed ho ottennuto il silenzio. Sul display interno c’era ancora il volto di quell’uomo a Mosca. Volevo scrivergli. Ogni volta che accendevo il telefono, volevo ricevere un messaggio da lui. Ho spento il telefono. Ancora una volta ho riscritto il mio verso in italiano. Volevo recitarlo il giorno dopo, durante la nostra ultima esibizione, affinche` Svizzera montana mi guardasse finalmente dal basso in alto.


17 SETTEMBRE 2011, SABATO


La mattina presto abbiamo fatto colazione nel giardino.

— Come hai dormito? — chiese Svizzera.

— Ho scritto una poesia in italiano. Per te. Vorrei chiedere ad Aaron di cambiare il programma per oggi e di farmelo recitare in italiano.

Svizzera mi ha guardato in modo un po’ strano, pensando che avessi scritto qualche sciocchezza da asilo nido. Siamo andati alle auto. Lui ha portato la mia chitarra. Aaron si e` avvicinato e con voce insistente, per la nostra sorpresa, ha detto:

— La Svizzera andra` con la Russia. Parlano entrambe italiano.

Ci siamo messi a parlare con Magda, Israele ed Austria. Magda ha acceso la radio nell’auto e tutti erano scioccati: c’era un programma su Marina Tzvetaeva! Mantenevamo il silenzio verso la citta` di Isaszeg. Dopo Tzvetaeva, Magda ha acceso la musica. La canzone italiana «Parla con me». Stavo quasi ballando, canticchiando la canzone, non vedevo l’ora di vedere Svizzera montana dopo la mia «Luna Rossa sul Danubio» recitata la sera.

A Isaszeg ci hanno portato al museo nazionale, assomigliante al Panorama di Borodino vicino a Mosca, poi in una casa slovena, con mobili antichi, letti alti con una montagna di cuscini che arrivava quasi al soffitto. Svizzera ed io guardavamo la montagna di cuscini e coperte con la stessa domanda:

— Come hanno fatto le persone a salire su questi letti?

La casa mi ricordava la Russia.

Ancora vodka e pane per spuntino. Svizzera ed io non bevevamo. Canada continuava a fare il tifo a gran voce ed a bere ancora. Venivamo costantemente filmati…

Per strada, bambini ed adulti in costume nazionale ci hanno fatto salire su una carrozza trainata da cavalli per portarci in montagna. Hanno scattato foto di tutti a lungo, non vedevamo l’ora di fare un giro a cavallo, ma all’improvviso si e` rifiutato categoricamente di partire e ha persino indietreggiato. Hanno chiesto a 3 persone su 14 di scendere, forse era duro per il cavallo. Tuttavia, il cavallo si e` mosso quando non e` rimasto nessuno nella carrozza tranne il cocchiere.

Camminavamo in salita su una strada di campagna polverosa e ciottolosa. Le mie scarpe erano con i tacchi. Romania mi ha fatto un gesto con il desiderio di prendermi tra le mani e portarmi di sopra.

Ci hanno fatto un concerto sulla montagna nella foresta, vicino alla Fenice di legno ed al monumento ai caduti in battaglia. Abbiamo mangiato ai tavoli e panche di legno mentre la gente si esibiva in danze popolari. Poi abbiamo ballato tutti insieme e ci siamo divertiti. Una ragazza con una frusta ci ha presentato il suo spettacolo: l’ha fatta schioccare contro il terreno in modo che ha risuonato nelle mie orecchie. Canada non era piu` molto all’altezza, e` andato a provare a schioccare anche lui. Aaron mi ha raccontato di se`, da bambino avesse vissuto vicino agli zingari.

— Assomiglio una zingara? — gli ho chiesto, spiegando il fatto che non sapevo che tipo di sangue fosse stato mescolato in me.

— No, sono malvagi e non riconoscono nessuno tranne gli zingari. Tu non sei cosi`. Sei una Anima Grande.

Il Ministro della Cultura ungherese ha chiamato Aaron al telefono. Era offeso per non essere stato invitato.

Per il cavallo era piu` facile scendere dalla montagna, siamo scesi nella carrozza. A Canada e` stata data una bottiglia di vino dopo la vodka. Siamo scesi a terra, Svizzera mi e` venuto a prendere — c’era una specie di fossato — ed ha detto:

— Quanti salvatori hai qui? Romania ti ha dedicato un verso, ascolta: «Vorrei prenderti tra le mie mani e portarti su per la montagna, principessa, lascia che i tuoi tacchi lascino tracce delle ferite di Cristo sui miei palmi».

Svizzera ha guardato le mie scarpe impolverate:

— Sembravano nere al mattino. Che poeti sporchi siamo!

Siamo saliti su un’altra montagna. Canada ha sentito il suono di un tamburello zingaro ed ha chiesto di poterlo visitare. Israele voleva visitare il cimitero ebraico. Dopo il cimitero ebraico, eravamo di nuovo condotti su per la collina fino alla vecchia chiesa. Faceva freddo. Ci siamo seduti per un po’, immersi nei nostri pensieri. Poi abbiamo attraversato un altro grande cimitero, ma non piu` ebraico.

— Il giorno dei cimiteri, — ho detto a Svizzera.

— Non hai bisogno ogni tanto di pensare a qualcosa?

Non volevo dare spiegazioni. Ci avevo gia` pensato troppo spesso. C’erano tre crocifissi sulla montagna, di Cristo e due ladroni, ed un accampamento di zingari piu` in basso.

Stava facendo buio. Abbiamo discusso l’ordine di recitare e cantare in biblioteca. Eravamo gia` molto stanchi. Le telecamere si sono riaccessi. Aaron mi ha detto di sedermi accanto a lui (al centro). Alla mia sinistra c’era Canada. A destra c’era il coro locale, ancora piu` a destra — un flautista e poeti locali. La sala era sovraffollata. Flash continui. Sulle pareti, c’erano le nostre poesie, fotografie e biografie incorniciate. Discorsi lunghissimi. Hanno detto, siamo un gruppo molto forte. Quella volta dovevo recitare alla fine, la penultima, prima di Svizzera, lui si stava da qualche parte alla mia sinistra. Non vedevo l’ora di guardarlo dopo la mia «Luna Rossa» composta dalle frasi che ci eravamo scambiati in quei tre giorni.

Aaron mi ha presentato, annunciando:

— Sorpresa, sorpresa! Alexandra ha scritto una poesia in italiano ieri sera.

Ma all’inizio ho recitato loro la mia poesia «Se» su richiesta di Aaron, che aveva il suo analogo «Broken Words». Aaron stesso ha recitato la traduzione della mia poesia in ungherese (gli altri poeti sono stati recitati da residenti locali). Tutti erano entusiasti. Nessuno tra il pubblico sapeva cosa avrebbe significato per me e per la Russia la mia «Luna Rossa» appena cucita. Avrei dovuto recitarla affinche` questa Svizzera montana mi guardasse finalmente dal basso in alto. Achmatova e Tzvetaeva non erano il Medioevo! Dovresti scrivere con il cuore! Scrivere poesie bianche o libere (come la mia «Luna Rossa») era molto piu` facile! Prova, Europa, a scrivere come le nostre Grandi Donne. Mi sono alzata, sorridendo, alzando orgogliosamente la testa davanti alle telecamere.

— Davvero, non so se questa si possa chiamare poesia, — ho detto, girandomi bruscamente verso Svizzera e poi di nuovo verso le telecamere.

Silenzio di tomba in sala. Ho iniziato a recitare. Svizzera era da qualche parte dietro, sulla sinistra. Recitavo con grande energia, come uno sciatore ad un evento sportivo internazionale che arriva al traguardo, con un ampio margine sugli inseguitori, sapendo gia` che il primo posto sarebbe stato suo. Sono arrivata alla «Nostalgia» di Tarkovskij. Austria non ne poveta piu` ed ha lasciato il tavolo, nonostante che era proibito, e, sceso in sala, ha iniziato a fotografarmi. «Si`, si`, sono la prima!» Sentivo nella mia spina dorsale Svizzera che guardava pensieroso il pavimento, con le tempie che pulsavano, si chiudeva in se stesso. Ho finito di recitare. Quasi nessuno dei presenti conosceva l’italiano e riusciva a capirlo completamente, ma… applausi. Austria dal pubblico ha esclamato:

— Tarkovskij? Ho capito bene? Si tratta di «Nostalgia»?

Aaron si e` rivolto a Svizzera di fronte al pubblico:

— Tu conosci l’italiano, a differenza nostra. Cio' che Alexandra ha appena recitato e` poesia o no?

Riuscivo a malapena a contenere le mie emozioni. Sapevo quanto era difficile per lui. Si e` avvicinato al microfono ed ha detto:

— Si`, e` poesia.

Ecco, il mio momento di gloria! Lui ha guardato il pavimento ed ha recitato il suo tedesco monotono nella maniera cupa. Ho cantato «Fissami un appuntamento al Ponte d’Argento». Poi si sono esibiti dei poeti locali, il flautista ed il coro. Quando la parte ufficiale era finita, alcune persone del pubblico mi si sono avvicinati. Hanno cercato di spiegarmi l’impressione che avevo fatto loro, con gesti ed espressioni facciali, senza parole, perche` parlavano solo ungherese. Sono scesa le scale per prendere un po’ d’aria e, risalendo, ho incontrato Svizzera sulle scale, mi sono fermata. Rimanevamo in silenzio, uno di fronte all’altro, poi mi ha abbracciato e detto a bassa voce con molta tristezza:

— Grazie… Sei stata meravigliosa…

Sono tornata nella sala, dei giornalisti con un interprete sono venuti da me e dovevo anche scrivere qualcosa sul «Libro commemorativo degli ospiti». La Ragazza con la Frusta mi si e` gettata al collo e mi ha dato un foglio di carta. Magda mi ha preso per mano e portato per scattare una foto con la mia poesia sul muro, sotto una vetrata. Austria mi ha chiesto:

— Tarkovskij, Pudovkin, ho dimenticato chi e` il terzo con loro?

L’interprete ha detto che anche la Ragazza con la Frusta era una poetessa, che percepiva tutto cio` che avevo recitato, pur senza conoscerne le parole. Lei aveva chiesto di tradurre la sua poesia in inglese e me l’aveva data. Mi vedeva come un’altra persona ed avrebbe imparato l’inglese per poter comunicare con me. Un uomo ha detto tramite l’interprete che Vysotsky «viveva» dentro di me, anche se avevo cantato in un modo completamente diverso, ma avevo recitato tutto al contrario. Qualcuno dal pubblico si e` avvicinato e mi ha abbracciato. Mi sono avvicinata stancamente al tavolo del buffet. Austria mi ha sussurrato all’orecchio:

— Sei la migliore! Nessuno ha mai recitato poesie come te! Non ho capito niente, ma e` stato fantastico!

Estonia:

— Non capisco l’italiano, ma ho capito che solo un’anima russa puo` scrivere e recitare cosi`. Capisci? Sei Grande!

Ho firmato dei libri a qualcuno. Poi, stanca, mi sono lasciata cadere su una sedia in un angolo della sala di lettura. Svizzera si e` avvicinato a me, mi ha dato uno dei due bicchieri di vino bianco e si e` seduto in silenzio su una sedia vicino a me. Rimanevamo in silenzio a lungo. Poi ha detto, accompagnando con i gesti:

— E` stato cosi` forte che ancora non riesco a superarlo.

Mi ha guardato dal basso in alto. Finalmente. Il muro si e` crollato. Ci abbiamo raccontato un sacco di cose, mentre scendevamo nella notte. Doveva partire alle 6 del mattino per prendere l’aereo. Stavamo per salire nell’auto quando la Ragazza con la Frusta mi e` corsa incontro e mi ha abbracciato. Aaron ha detto che non saremmo riusciti a dormire stanotte, dato che la conferenza stampa per i media sarebbe durata fino al mattino. Nell’auto con Svizzera abbiamo dimenticato del politicamente corretto nei confronti di Israele, chiacchierando del piu` e del meno in italiano per circa due ore di fila, ma davanti a me c’era il volto dell’uomo a Mosca.

Siamo tornati al castello di Aaron, ci siamo seduti al tavolo nel giardino. Loro bevevano vino, il caffe` era per me. Svizzera ha riso:

— Alle due di notte a Mosca, il caffe` e` proprio quello che ci vuole!

Rispondevamo a lungo alle domande. Canada si e` addormentato proprio al tavolo durante la nostra conferenza stampa. L’interprete resisteva, ma la sua lingua era gia` tremolante. Romania ha rinunciato alla conferenza ed e` andato a letto. Ogni ora Svizzera citava la mia «Luna Rossa» (c’e' una domanda li`, «Quante ore sono rimaste?») e guardava l’orologio, contando il tempo sulle dita. Era ora di andare all’aeroporto. Ci siamo abbracciati.

— Mi mandi quella poesia? Sia la versione ufficiale che quella non ufficiale!

— Aspetto da te la foto «Alexandra con 6 bicchieri di vodka»! — ho riso.

— A volte le strade si incrociano quando meno te lo aspetti.

Ho dormito 3 ore e mezza…


18 SETTEMBRE 2011, DOMENICA

A colazione, Israel mi ha dato una USB con 5 000 foto di paparazzi e mi ha chiesto di mandargli i suoi «baffi da gatto». Ray mi ha chiamato da Mosca:

— Non sai per caso se il Castello del Conte Dracula e` gia` vacante?

— Romania non mi ha fatto rapporto. Vuoi vivere in quel castello?

— E tu no?!

Non mi importava. Volevo che il Futuro si fondesse con il Passato nel Presente…

Sulla strada per l’aeroporto ci siamo fermati di fronte ad una chiesa. Il regista del film, che era stato presente alla nostra esibizione presso lo sponsor generale, mi ha dato il DVD con la nostra presentazione. In copertina c’era la mia foto a forma di Regina di Cuori. Ero con la chitarra da un lato, e dall’altro recitavo «Dentro di me, o 158 cm» capovolta, tutta a cuori, come sulle carte da gioco. Mi sono inchinata profondamente a lui, e lui ha fatto lo stesso in risposta. Aaron ha detto:

— Sali nell'auto! Siamo in ritardo per l’aereo!

Nell’auto, Aaron mi ha detto di aver visto il segno di una stella sulla mia fronte:

— Sei stata la prima di tutti… Sei un’altra.

Non sapevo ancora che il 21 settembre 2011 avrei ricevuto una lettera da Aaron:

«Ti ho mandato un articolo ieri. Le prime recensioni. Il primo giorno, nella scuola di Szentendre, 3 poeti — Tu, Jaan Malin, George Elliott Clarke — erano i migliori. Il secondo giorno, a Budapest, per lo sponsor principale Tu e George siete stati i migliori. Lo sponsor principale parlava un po’ di russo e gli e` piaciuto molto il tuo verso „158 cm“! Il terzo giorno, a Isaszeg, i migliori siete stati Tu e George. A tutti gli sponsor (erano di piu`, non lo sapevi, erano in incognito) piacevano Tu, George, Jaan Malin e Menechem Falek. Dicevano che gli altri a volte erano completamente indifferenti. Non capivano perche` si trovassero in Ungheria. Il deputato ha fatto un rapporto al Ministro della Cultura: Tu, George, Jaan e Menechem. La sua opinione e` stata data da una donna che parlava inglese. Ed un altro deputato ha ricevuto altre opinioni… Opinioni da qui e da li`. SEI STATA LA PIU' SUCCESSA QUI! Ora avrai l’attenzione del Ministro della Cultura! Sponsor e sindaci mi hanno chiamato. Molte persone importanti mi hanno detto che dovresti vincere il Premio Letterario Ungherese! L’Ungheria e Budapest ti stanno aprendo le porte! Il popolo ungherese ti ha apprezzato. L’Ungheria e` la porta dell’arte occidentale. Budapest e` un importante centro culturale in Europa e nel mondo. Congratulazioni a te!! Aaron Gaal».

Un anno dopo, al festival successivo, il poeta russo mi avrebbe portato 20 copie del mio libro, pubblicato nel marzo 2012 in Ungheria (tradotto in ungherese con le mie illustrazioni), la statuetta «Nuove Pleiadi» 2012 (un concorso internazionale con un vincitore su 100, a livello del governo ungherese) ed un diploma. La statuetta era incisa in ungherese con il mio nome e quello della Federazione Russa da un lato ed il nome del concorso dall’altro. Aaron ha detto che era il loro Nobel ungherese. Il diploma era in una cartellina di velluto blu ed aveva 3 firme e 3 motivazioni (meriti in campo letterario). Non ho capito nulla, ma capito che era qualcosa di grande.

Ma quel giorno sono tornata a casa dall’Ungheria gia` di notte, ho gettato lo zaino per terra e non ho nemmeno aperto.


19 SETTEMBRE 2011, LUNEDI`


La mattina ho tirato fuori dallo zaino un regalo per il mio capo, un barattolo di miele ungherese con un bellissimo coperchio avvolto in una tela a quadretti. Senza aver dormito abbastanza, in uno stato semi-delirante, ho corso in ufficio. Il mio capo non c’era ancora. Sono entrata nella sua stanza, ho lasciato un regalino sul tavolo vicino al computer e sono uscita per andare in ufficio. Ci siamo incontrati sul balcone la sera. Mi ha chiesto:

— Hai chiamato in Germania? — ed ha iniziato a dirmi dei fabbisogni della ditta di poltrone e divani, di quanto era necessario comprarli, ed altre sciocchezze. Nemmeno una parola sull’Ungheria, e non mi ha detto nemmeno una semplice «grazie».


Ðåöåíçèè